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Lane: il rischio del bicchiere mezzo pieno

Il punto di Alberto Belloni dopo la sconfitta con l'Udinese e l'uscita del Vicenza dalla Coppa Italia

Ho qualche dubbio che il modo migliore per aiutare il Vicenza sia quello scelto ieri da Mimmo Di Carlo, e cioè la strategia del bicchiere mezzo pieno. Capisco benissimo che il suo ruolo impone di mantenere alte autostima e serenità dei suoi, ma forse un pizzico di sana autocritica non guasterebbe, giusto per richiamare gli stessi protagonisti ad una situazione che se non è disastrosa (e ci mancherebbe) non è nemmeno tutta rose e fiori. “Abbiamo avuto le nostre occasioni nel primo tempo ma non abbiamo mai mollato e alla fine abbiamo trovato il gol che meritavamo anche prima. Si sono viste anche cose positive e i giocatori si sono comportati molto bene.”

Magari quel che dice il mister avrà anche un fondo di verità ma la partita racconta una storia diversa. Una storia nella quale il Lane era già fuori gioco dopo 20’ ed è poi sprofondato nella ripresa. Nella quale il Vicenza (gol di Gori a parte) non ha mai centrato lo specchio della porta di Scuffet. Che conduce il Lane ad aver sì segnato tre gol nelle ultime due uscite ma che nel conto dei gol subiti vede un numero 6 che la dice lunga sui problemi (non solo difensivi) che la squadra sta vivendo. Dirà qualcuno: “Ma abbiamo giocato contro un avversario di serie A”. Verissimo. Tuttavia il confronto è apparso impari, mentre qualche altra nostra diretta concorrente ha saputo fare assai meglio. La Spal ha estromesso il Crotone, l’Empoli il Benevento, mentre i cugini veneziani hanno portato il Verona fino ai calci di rigore.

E allora, non val forse la pena, invece di profondersi in esternazioni di sicurezza, di fermarsi un momento a riflettere a bocce ferme sui tanti problemini che la squadra sta evidenziando? Il campionato è appena cominciato e c’è spazio e tempo per intervenire sui vari nodi caldi. Inutile stare ancora ad enumerarli: è evidente che in difesa qualcosa vada sistemato, soprattutto ora che c’è stato il guaio a Ierardi, che a centrocampo serve individuare la combinazione migliore, soprattutto stante l’involuzione inaspettata di Vandeputte, che in avanti le due bocche da fuoco arrivate da fine mercato (Jallow e Longo) al momento non si stiano dimostrando bomber proprio devastanti. Io sono convinto (l’ho scritto e ripetuto) che questa formazione possa valere tranquillamente un decimo posto nella Cadetteria. Il che costituirebbe una buona tappa sulla strada di quella programmazione verso la A enunciata da Renzo Rosso & C. Ma non sarà un traguardo facile, sia perché in serie B di clubs materasso non ce ne sono e sia perché ogni partita nasconde insidie impreviste.

Proprio per questo l’atteggiamento di “Tutto va ben Madama la Marchesa” appare oggi come il nemico più sottile e insidioso nel percorso verso la forma migliore. Meglio guardare in faccia la realtà: il Lane ha 2 punti in classifica in quattro partite, deve recuperare un incontro molto difficile a Monza e si appresta ad affrontare in casa il Pisa con una situazione psicologica che non è esattamente idilliaca. E’ un frangente nel quale occorre prendersi grosse responsabilità e capire che sebbene si sia solo agli inizi si fa maledettamente presto a maturare gap negativi che poi diventerebbe arduo cancellare con il passare del tempo. Nervi saldi, dunque. Consapevolezza che c’è molto da lavorare. E forse anche un ritocchino sul mercato, visto il momentaneo forfait del nostro difensore ex SudTirol. Si tratterebbe tuttavia di pescare solo nel mercato degli svincolati, al cui interno, come tutti sappiamo, la scelta non è né ricca né rassicurante.

Ho provato a scorrere alcune ipotesi (sperando che qualcuno negli ultimi giorni non abbia trovato da accasarsi o abbia deciso di appendere le fatidiche scarpette al chiodo): nel ruolo specifico di terzino destro ci sono vecchi elefanti all’ultimo barrito (ad esempio Zambelli, Abate o Cacciatore), o trentenni in cerca di allungarsi la carriera (tipo Schelotto) oppure ventenni di terza serie rimasti fuori dal giro (faccio solo i nomi di Galazzini, Schiavi o Tumminelli). Val la pena di provarli oppure di aspettare i tre mesi di convalescenza accontentandosi nel ruolo del solo Bruscagin (alla Dacia Arena abbiamo visto che Zonta, ottima mezzala, come esterno basso ha patito i sorci verdi contro Deulofeu)?

Ci penserà il mister, che conserva la fiducia incondizionata di tutto l’ambiente. Quantunque mi venga logico pensare che la sua testa, al momento, più che sul nuovo acquisto sia concentrata sull’impegno di sabato contro la società della Torre Pendente. E’ decisamente prematuro parlare di match chiave, ma in assenza dei tre punti al Menti qualche campanello d’allarme inizierebbe sicuramente a suonare. Perchè così va il calcio…

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