Il punto di Alberto Belloni: calcio, rivoluzione o lockdown?

Giovedì assemblea dei club di C: possibili novità clamorose

Il calcio come l’Araba Fenice, rinascerà dalle sue ceneri? C’è una voce che sta correndo nei meandri del Palazzo pallonaro e che evoca nuovi e clamorosi scenari per lo sport più popolare in Italia, una specie di rifondazione dopo il tempo del Corona Virus. Per il momento si tratta solo di chiacchiere, ma, visto che provengono da ambienti accreditati, è il caso di dar conto di esse. Questa rivoluzione epocale, chiariamolo subito, non dovrebbe toccare la serie A la quale, tribolata conclusione del campionato a parte, non sarebbe coinvolta nelle novità. Messo invece in discussione, eccome, tutto il resto del carrozzone. Facciamo una doverosa premessa. Il calcio italiano ha due grossissime gatte da pelare, una delle quali si trascina da anni senza che sia stato trovato il bandolo della matassa. Prima: come chiudere la stagione 2019/2020 senza scontentare nessuno e senza dare la stura ad un’estate passata nelle aule di tribunale. Seconda (più ad ampio raggio) come riformare il gioco più popolare togliendolo da uno scivolo che lo sta portando al baratro.

Dal primo punto di vista siamo davvero ai giorni cruciali. Dopodomani si riunisce il Gotha del calcio minore per discutere sulla proposta già nota e cioè: stop definitivo al calcio giocato e stagione conclusa con promozioni in B e retrocessioni in D attraverso la posizione in classifica ed eventuali sorteggi tra le meglio classificate. Pare certo che questa soluzione sarà bocciata, se non altro per la palese ingiustizia di trattare allo stesso modo chi è arrivato terzo e chi settimo. Il fronte delle società partecipanti all’assemblea sembra così piuttosto compatto nel respingere le intenzioni di chi vorrebbe concludere sul campo la stagione (come il Carpi). Troppo lungo appare infatti il percorso per portare le squadre ad un livello decente di preparazione e gli impianti alla sicurezza prevista dall’attuale DPCM. Saranno dunque privilegiate altre soluzioni, tra le quali non è escludibile un minitorneo tra le formazioni meglio piazzate, magari disputato in zone d’Italia dove la pandemia è già da ritenersi contenuta. Oppure si potrebbe assegnare d’ufficio l’ultimo posto utile per la Cadetteria al club più meritevole tra le seconde. Ma solo l’idea ha già scatenato polemiche: il Bari si candiderebbe come migliore seconda in base alla graduatoria (oltre al blasone e al bacino d’utenza) mentre il Carpi avanzerebbe il suo diritto per via della media punti (ha una partita disputata in meno), lasciando la Carrarese con il moccolo in mano. Giovedì, dunque, grande battaglia con protagonisti i 60 presidenti di Terza Serie. Ci sarà da divertirsi. Cosa farà il Vicenza della famiglia Rosso? E’ probabile che scelga la minima esposizione, visto che difficilmente rischia di tornare a giocarsela sul campo. Da questo punto di vista (e non a caso) si parla di inizio della nuova stagione di serie C a metà settembre. Evidentemente par chiaro a tutti che provare a rimettere in campo giocatori che sono fermi da tre mesi e che potrebbero essere disponibili almeno dopo quattro, è soluzione ai limiti del Codice Penale.

Ma veniamo al secondo punto. Che, come detto, lascerebbe fuori i signori del calcio, i quali verosimilmente giocheranno le poche partire che mancano all’appello con modalità rispettose di un mese di agosto da riservare alle Coppe secondo le richieste UEFA. L’ipotesi della rifondazione calcistica sembra passare (secondo le indiscrezioni cui facevamo riferimento prima) per l’eliminazione del campionato di serie C, che verrebbe sostituito da una B a due gironi di 20 squadre, secondo aree geografiche. La nuova Cadetteria, dunque, ospiterebbe le formazioni che già stanno giocando in categoria, più le 20 migliori della vecchia C. Il tutto corroborato (per salvare i bilanci societari) da una più consistente mutualità annuale. A beneficiare della rivoluzione sarebbero però anche i club di quarta serie che troverebbero una nuova categoria più facile da reggere economicamente come società senza fini di lucro e ai quali saranno assicurate migliori agevolazioni fiscali. Poi, una Lega Pro (o come diavolo la chiameranno) con a sua volta 3 gironi da 20 squadre e via scorrendo pure un Campionato Dilettanti meno oneroso dell’attuale.

Ci si è resi conto, almeno così appare, che in questo modo non si poteva andare avanti. Senza i dovuti correttivi, il prossimo torneo di serie C avrebbe visto il forfait già nella fase delle fidejussioni di almeno la metà dei club. E d’altra parte i conti sono facili da fare anche per chi non abbia troppa dimestichezza coi bilanci calcistici. In serie A (e parzialmente in serie B) ci si salva attraverso le ricche contribuzioni federali e gli utili commerciali da nababbi. In Terza Serie, alle società arrivano meno di 200 milioni l’anno, a fronte di costi (spese di gestione, stipendi, contratti, bonus ecc.) che superano largamente gli introiti. Lasciata alle spalle da molti anni l’epopea dei presidenti Paperoni disposti a cacciare di tasca loro i deficit conseguenti, alle spalle di Cristiano Ronaldo & C. non restava dunque che la prospettiva dello sfascio totale. Lock down e addio calcio minore.

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Questo il quadro complessivo. Per il momento si tratta solo di rumors. Staremo a vedere se qualcosa si concretizzerà o se rimarranno solo suggestioni, lasciando irrisolti i problemi. La mia personale impressione è che non si dovrà pazientare troppo a lungo. Stavolta…

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