Il punto di Alberto Belloni: Forza Brescia e forza Atalanta

Il Corona Virus cambia la prospettiva con cui guardare allo sport nazionale

Non so se gli altri colleghi giornalisti abbiano il mio stesso imbarazzo a scrivere sul Vicenza ai tempi del Corona Virus. Penso di sì, comunque. Un po’ perché c’è ben poco da raccontare. E molto perché l’effetto principale della pandemia sul calcio è rappresentato dal progressivo disincanto con cui si guarda in questo momento alle questioni pallonare.

L’evento più clamoroso, by us, è stata la notizia della positività del tampone applicato al nostro attaccante di scorta, Andrea Saraniti. Guaio, pare, di gravità trascurabile, toccato ad uno dei biancorossi della rosa e che è, almeno sembra, in via di risoluzione dopo il periodo di quarantena. Dispiace anche perché toccato ad un ragazzo che, prima della contaminazione acclarata, aveva più volte manifestato il suo attaccamento per la maglia e per la città. Nonostante non sia di proprietà di via Schio e dunque destinato (forse) a rientrare nei ranghi della società proprietaria del suo cartellino, il Lecce.

Dispiace, ma è notizia che si mescola a tante altre, alcune delle quali ci toccano assai più da vicino e si susseguono all’ordine del giorno. Sono tante le famiglie (la mia compresa) che in qualche modo sono state graffiate negli affetti più cari, portando preoccupazione (e in troppi casi anche lutto) tra persone care. Io sono un vecchio tifoso del Lane che ne ha viste un po’ di tutti i colori ma le immagini odierne non le ho mai viste nella mia vita. Il rapporto col Vicenza è stato per me un po’ come un matrimonio, sempre presente nella buona e nella cattiva sorte. Persino nei momenti più difficili, quando da giovane ho combattuto col cancro, immobilizzato su un letto di ospedale, tenevo la radiolina sul comodino per non perdermi le gesta dei ragazzi di Renzaccio Ulivieri (Bianchi, Redeghieri, Bombardi, Galasso, Sanguin, Zanone, Mocellin ecc.). Persi allora una decina di partite al Menti ma non certo la fede nei miei colori, esagerata forse, ma incrollabile.

Mi guardo oggi, davanti alla processione televisiva dei camion militari che portano le bare extra moenia e che mi accorgo che la tragedia mi ha cambiato. Forse fuori tempo massimo, per essere un rinsavimento vero, ma mi ha cambiato. Le parole sul calcio mi arrivano lontane. Le ascolto. Le scrivo. Ma hanno perso irrimediabilmente la sacralità profana cullata per tre quarti del cammino. Ho la fortuna di contare, forte e continuo, sul contatto coi miei lettori che mi chiedono un’opinione, un aiuto nella confusione generale. Grazie, amici, ma sono un naufrago come voi. Non ho occhi bionici né riesco a leggere un futuro così incerto. Il calcio, come noi, sopravviverà a tutto questo.

Ma che calcio sarà (e che mondo) sarà? Vacillano le colonne portanti: spostate le Olimpiadi, rinviati gli Europei e campionati nazionali che, bene che vada, scivoleranno a giugno, luglio, forse persino agosto. Schiacciate dal vero, autentico rischio immanente, quello industriale e finanziario. Il calcio, specie quello minore (già boccheggiante prima del Corona Virus) si avvia a questuare allo Stato i quattrini persi nella fase di stallo. Ma ve lo vedete un Paese disastrato nell’economia reale, che gratta nel fondo del barile per dare ossigeno ai ragazzotti in pantaloni corti quando milioni di aziende e lavoratori, centrali nel riavvio del Sistema Paese, saranno alle prese con le ristrettezze di bilancio e con la concorrenza spietata del villaggio globale?

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E tutto questo proprio nell’anno in cui il nostro Lane finalmente è uscito da guano di vent’anni sciagurati, per riprendere il volo verso un destino consono alla sua Storia. Non c’è un destino crudele e beffardo nascosto in tutto ciò? Karma , ne? Accontentiamoci, magari, di cavare un poco di buono da tutta questa oscurità. Quel che mi fa gridare parole che non avrei mai pensato uscissero dalla mia bocca. Forza Brescia e Forza Atalanta! In culo al virus… Sventoliamo per voi anche le nostre bandiere biancorosse!

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