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Il punto di Alberto Belloni: «Be brave, Renzo Rosso»

Dopo la scarsa prestazione a Rimini serve un sussulto a tutti i livelli, perché la stagione è ancora recuperabile

Chi pensava a Serena come un Hatty Potter capace di cambiare tutto con un colpo di magìa, è servito. Il Vicenza del dopo Colella fa un po’ più punti del precedente (5 in tre partite, contro i 2 raccolti prima del cambio) ma si porta dietro il fardello di certi peccati originali che vengono da lontano, forse addirittura da Bassano. Niente è compromesso, visto che mancano ancora più di 15 partite ma, come cantavano i soldati inglesi nella Prima Guerra Mondiale: “Its a long way to Tipperary”.

In pratica, adattando il coro al clima calcistico: “E’ ben lunga la strada per la serie B!”. Anche perché la vittoria e i due pareggi, raccolti da Serena sono arrivati a seguito degli incontri contro tre derelitte del campionato (Giana Erminio, Renate e Rimini) rispettivamente terzultima, quartultima e quintultima della graduatoria. C’è tanto da lavorare, dunque, per rimettere davvero le vele al vento. E in tutti i settori. A partire da quello più alto. In una ipotetica pagella dei protagonisti biancorossi, Renzo Rosso merita ancora un 8. Era partito da 10, tuttavia.

PER RINASCERE OGNUNO DEVE FARE LA PROPRIA PARTE

Segno che nella salita della rinascita ognuno deve fare scrupolosamente la propria parte. Al patron si chiede, dopo lo sforzo per l’acquisizione del Lane, di essere un po’ più elastico rispetto al piano finanziario aziendale. Ci sono momenti (e questo è uno di quelli) nel quale, senza fare pazzie, serve anche il coraggio di osare. Be brave, Renzo… E non incorrere nel vecchio difetto dei Paperoni di casa nostra, che storicamente hanno ceduto alla tentazione dell’onnipotenza calcistica. Frequentare lo spogliatoio, decidere i cambi in panchina, suggerire le formazioni, sono film che abbiamo già visto un’infinità di volte. Ma si tratta sempre di invasioni di campo in territori che sono di altrui competenza. La spiegazione data in questi casi è ben nota: “I soldi ce li ho messi io, vuoi che non possa dare qualche consiglio?”.

La risposta è no. Certe cose vanno lasciate fare ai professionisti dell’area tecnica. Ed in particolare al DS e all’allenatore. Le entrate a gamba tesa dall’alto possono andar bene solo se poi ad andare in campo sono Gullit, Baresi e Van Basten. Rarissimamente se i protagonisti sono giocatorini normali. Ma il tema centrale, ovviamente, resta il solito: che cosa si vuole dalla stagione in corso? L’idea è di potersi giocare le chances per un salto di categoria, oppure l’obiettivo resta una stagione interlocutoria nella quale porre le basi per successivi exploit? Perché se non si spiega chiaramente ai tifosi questa cosa, c’è il rischio che si disamorino del bel giocattolo. Personalmente non ritengo che si debba rinunciare a cuor leggero al sogno di acchiappare l’ultimo treno per la Cadetteria. Prima del mercato di gennaio l’organico (l’ho scritto e riscritto) non giustificava ambizioni che oltrepassassero l’ingresso ai play off sul quinto o sesto gradino.

SERVONO SEGNALI DI CAMBIAMENTO

Ora, con l’arrivo di alcuni buoni elementi e con qualche sorpresa finale, si può pensare più in grande. Ma bisogna crederci davvero e agire di conseguenza, anche sul piano dei quattrini. Abbiamo capito tutti (o quasi) che la squadra ha bisogno di un bravo regista classico. Ce ne sono pochi e quei pochi costano. Il candidato ideale può essere Arrigoni? La prospettiva è allettante ma bisogna muoversi in fretta, altrimenti gli altri arrivano prima, come nel caso di Paghera. Anche la difesa merita una riflessione. Io la consideravo un punto fermo e intoccabile, visti i buoni risultati ottenuti dagli ex giallorossi. In realtà non è proprio così.

Le ultime due gare fanno scuola: prima un gol subito col Renate a difesa schierata e con tre centrali in campo e poi due occasionissime concesse ieri ad un derelitto attacco riminese. Basterà aggiustare i meccanismi con gli elementi già in rosa oppure serve l’aggiunta un marcatore con specialità nel gioco aereo? La risposta non compete a me e la giro a Werner Seeber. Il Lane non è allo sbando, ma non è nemmeno in ottima salute. Il presente, dunque, diventa un momento cardine della stagione. I tifosi, specie quelli che impiegano quattrini e tempo per seguire la squadra lontano dalle mura amiche, stanno mugugnando nel vedere la squadra che scivola vero le zone meno nobili della classifica. Ma basta poco per riguadagnare fiducia ed entusiasmo. Bisogna dare però segnali di cambiamento di rotta. E in fretta. Sia che si punti alla promozione, sia che si stia lavorando per costruire il Vicenza di domani

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