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Fallimento Vicenza, il punto di Alberto Belloni: "Attenzione ai facili entusiasmi"

L’intervento del Tribunale è stata la prima buona notizia per i tifosi del Lane. Adesso gli appelli: “Salvate il soldato Lane”. Ma aiutare il Vicenza non è facile. Bisogna vedere il senso civico/pallonaro del mondo economico di città e provincia

L’intervento del Tribunale con la nomina dell’amministratore provvisorio e (domani) del curatore fallimentare, è stata la prima buona notizia per i tifosi del Lane dopo mesi di rospi mandati giù a forza. Ora è il momento degli appelli “Salvate il soldato Lane” rivolto all’imprenditoria vicentina da Sindaco, vecchie glorie e comuni cittadini. Attenzione ai facili entusiasmi, però. Aiutare il Vicenza, a questo punto, non è facile, né tecnicamente, né come tempistica. Per prima cosa, come già detto, ho pochissima fiducia sul senso civico/pallonaro del mondo economico di città e provincia.

A chi importa del Vicenza?

Temo che alla stragrande maggioranza di industriali e commercianti berici importi molto di più di sfangare le tasse che di salvaguardare la storia sportiva della Nobile Provinciale. Ricordo a tal proposito un’intervista a Sergio Cassingena all’epoca del suo insediamento, quando raccontò del suo tentativo iniziale di creare una specie di azionariato imprenditoriale: mi par di rammentare che si trattava di sottoscrivere quote da soli 20.000 euro e che la risposta positiva fosse arrivata allora da meno di 20 soggetti.

D’altra parte la stessa grama fine l’ha fatta il più recente tentativo di Lelj e Carrera con le quote da 100 euro della loro Associazione. L’iniziativa era rivolta ai tifosi ma non certo chiusa al mondo economico. Se la risposta dei supporter fu deludente, quella delle varie istituzioni addirittura sciagurata. Non farei dunque troppo conto sulla solidarietà delle imprese…

De Bortoli e il fallimento

Ma torniamo al dott. De Bortoli e all’iniziativa del magistrato. La procedura di fallimento, anche se pilotata attraverso un esercizio provvisorio, non dà nessuna garanzia preliminare di successo. Il curatore fallimentare deve agire a tutela degli interessi dei creditori, quindi è fuor di dubbio che non potrà sottrarre un solo euro dalle disponibilità societarie (che tra l’altro vedono attualmente a zero il fondo cassa, dopo che gli ultimi “schei” sono stati utilizzati da ViFin, soffiandoli alle pretese di Sanfy).

E gli aiuti esterni non sono così semplici come qualcuno vorrebbe far credere. Le sponsorizzazioni sportive sono attualmente vincolate da alcuni paletti, soprattutto fiscali, non ultima la congruità tra la sponsorizzazione e il volume d’affari. Nemmeno il discorso fideiussioni è semplice. Oggi le società calcistiche non possono dare garanzie di questo genere, che sono concesse solo a titolo personale. Il che rende ovviamente più delicato l’intervento esterno. In che forma, dunque, e soprattutto con quali obiettivi è immaginabile l’aiuto che viene chiesto a gran voce da più parti? Personalmente vedo difficile che il dott. De Bortoli possa mettere in piedi in poco tempo tutto un nuovo sistema di supporti al club, con tanto di verifiche, controlli, trattative e modalità operative.

Il ritorno di Boreas?

Mi riesce più facile pensare, volendo proprio essere ottimisti, al recupero di rapporti con un gruppo che già abbia manifestato interesse per l’operazione di acquisto, nonché effettuato una “due diligence” e previsto un piano industriale collegato all’investimento. Naturalmente sto parlando di Boreas. Ho detto più volte che non so se il gruppo arabo-lussemburghese sarebbe stato davvero la panacea di tutti i mali del Lane. Purtroppo nel calcio non bastano le buone intenzioni, che vanno sempre verificate sul piano delle risorse e dei risultati sul campo.

Ma fra tutte le marionette che si sono succedute nel teatro dei pupi IGS Holding aveva calato più di qualche carta convincente: un investitore indubbiamente solido (la famiglia Al Mazroui), un progetto industriale (il centro medico sportivo tra Vicenza e Padova), un referente che è stato sempre presente in città nei mesi di trattative (l’ing. Pioppi) e una comunicazione pubblica professionale. Non sto tirando loro la volata, intendiamoci. Se il salvatore della patria dovesse poi chiamarsi Amenduni o altro, va benissimo. L’importante sarebbe scongiurare la cancellazione totale di 116 anni di storia. Facile non sarà, torno a ripetere. ma nemmeno impossibile. Staremo a vedere se la mia poca considerazione verso le istituzioni economiche locali è fuori luogo. E sapete che vi dico? Se tutto dovesse finire in gloria, farò volentieri la figura dell’asino!

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