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Martedì, 30 Novembre 2021
Sport

I Rosso prendono il pallone e se vanno?

In una contingenza sportivamente tragica come questa, i protagonisti dovrebbero mantenere la forza dei nervi distesi, perché gli eccessi non giovano a nessuno

Ebbene, sembra che un’evidenza tanto ragionevole sfugga al presidente del Vicenza, il quale nella conferenza stampa di presentazione di Federico Balzaretti non s’è lasciato scappare l’occasione di prendersela con le influenze esterne responsabili di ostacolare la marcia della società. Stavolta è stata la stampa ad essere oggetto delle sue rimostranze e nella fattispecie il collega del GdV Eugenio Marzotto. Strano e inopportuno bersaglio, in verità, trattandosi di un giornalista che tutti conosciamo come equilibrato nei giudizi e misurato nei toni. Uno scivolone comunicativo che segue gli attacchi ai negativisti (operazione in cui eccelleva massimamente il Santo di Cassino) e ai tifosi che disertano lo stadio.

Ed è oltremodo strano che un manager con grande esperienza internazionale si avventuri allegramente su un terreno tanto minato, cercando di dividere il fronte dei perplessi. Solo che qui, diversamente da quel che era valido ai tempi di Luigi XI il Prudente, dividendo non si impera una beata mazza. Anzi si affonda sempre più. Fossi Stefano Rosso (il quale certamente dei miei consigli non sa che farsene) terrei sotto controllo i nervi e mi adeguerei ad un approccio sotto traccia. Di management lui ne sa più di me, per esperienza sul campo. Ma in 40 anni di frequentazione con l’economia aziendale, qualche concetto basilare lo conosco pure io.

Di fronte ad un momento difficile ci sono alcuni step da rispettare: riconoscimento della crisi, analisi del problema, individuazione degli errori commessi, elaborazione della strategia di rilancio. Perché ricordo questo? Per fare il professorino? Niente di tutto questo. Ma non posso fare a meno di notare come nelle dichiarazioni di queste ultime settimane manchi totalmente qualsiasi cenno di mea culpa, di ammissione di responsabilità. Come se la situazione terribile in cui versa la squadra fosse frutto solo di contingenze esogene: di volta in volta il Covid, la mancanza di pubblico al Menti, la flessione dei ricavi ed ora l’ambiente ostile. Per la società sempre e solo lodi, ripetute come un mantra: siamo belli, siamo fighi, siamo performanti, siamo confident…

Un atteggiamento che non fa che peggiorare la situazione. I fenomeni sono sempre antipatici: ma se un “fenomeno” vincente è sopportabile, quando è perdente scivola senza scampo nel ridicolo. E pensare che io, i Rosso, li capisco. Deve essere oltremodo frustrante aver buttato molti soldi (perché gli investimenti ci sono stati, contrariamente a quel che molti pensano) in questi ultimi tre anni, senza essere riusciti a fare quel salto di qualità definitivo annunciato nel programma. Più di 30 milioni di euro, sembra.

E chi scrive non ha mai mancato di ricordare ai suoi lettori il debito di riconoscenza verso una famiglia di imprenditori che ha preso il Lane per la collottola mentre stava precipitando nel buco nero. Ma questo non cambia il tema del dibattito. Se il Vicenza squadra sta andando così male la colpa principale è del Vicenza management: presidente, allenatore, DG, DS e via scendere. Niente di strano, intendiamoci. Nel calcio succede. La storia ci dice che una proprietà può essere consapevole di aver fatto tutto il possibile per eccellere eppure ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. In 60 anni che seguo le vicende biancorosse non è la prima volta che capita, perché parliamo di un’azienda atipica. Uno può essere un fenomenale imprenditore sul mercato globale eppure cannare tutto nel mondo del pallone. Non si tratta di una scienza esatta.

L’unica strada è far tesoro degli sbagli e mettere a profitto le esperienze negative. Guardarsi “dentro” prima di lamentarsi del “fuori”. Il momento è terribile e non solo sul campo. Giusto e doveroso il richiamo a non mollare, all’unità di intenti. Ma è indispensabile anche quella che io chiamerei “operazione simpatia”. Partendo magari da un’iniziativa coraggiosa di ingresso libero al Menti per tutti, almeno per una giornata. Un segno di riconoscimento tangibile per quel popolo biancorosso che è stato sin qui al di sopra di ogni elogio.

Mi ascolti, presidente. Faccia finta di non sentire e vedere gli insulti scomposti che originano immancabilmente dai frangenti più bui. Sono contumelie che andrebbero evitate ma che originano quasi sempre dall’amore tradito. Avete voluto prendere in mano questo club glorioso, ricco di storia e di tradizioni e non vi aspettavate una strada tanto in salita? Anche in questo caso vi capisco benissimo. Ma certe sparate non le approvo ugualmente. Quando eravamo piccoli, capitava che il bambino proprietario del pallone, se non veniva messo in campo, se lo metteva sotto al braccio e se ne andava stizzito. Siamo a questo punto, allora?

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