Calcio

Mimmo, l'uomo con la valigia

La sconfitta a Ferrara fa calare il sipario sull’esperienza di Di Carlo a Vicenza. L’allenatore paga le cinque sconfitte consecutive ma anche (o forse soprattutto) la leggerezza con cui ha gestito la comunicazione con l’ambiente. In queste ore la voce di Oddo come sostituto circola insistentemente

LE PAGELLINE

Poco rilievo alle votazioni dei singoli. La squadra, almeno per un’ora, ha fatto meglio delle
ultime esibizioni, opponendo alla maggiore caratura della Spal una prestazione gagliarda sotto il piano
fisico. Poi sono usciti i soliti difetti di continuità e alla fine è rimasta una sola squadra in campo. Che non si
chiamava Lane.

GRANDI: 6

DI PARDO: 4,5

PASINI: 5,5

CAPPELLETTI: 5,5

CALDERONI: 5

ZONTA: 7

(CRECCO: 5)

PONTISSO: 5

(PADELLA 4, LONGO 4,5)

RANOCCHIA: 6,5

PROIA: 6

MANCINI: 4,5

(MEGGIORINI: 5)

GIACOMELLI: 5

(DALMONTE: 5)

Un’annotazione sul 4 a Padella. Con la sostituzione, ha subito dall’allenatore uno sgarro sanguinoso e
umiliante. Piena solidarietà, quindi, sul piano umano. Su quello professionale, invece, il giusto risentimento
andava gestito da capitano e da giocatore esperto. La sceneggiata in panchina non è giustificabile ed ha
offerto all’Italia calcistica una pessima immagine del Vicenza Calcio. Di qui la valutazione del bravo
capitano.

Mister DI CARLO: 4.

Quest’altra batosta lo fa passare alla storia biancorossa per un record poco invidiabile:
mai in 120 anni di storia un allenatore aveva visto il Vicenza perdere le prime 5 partite di campionato (e
fanno addirittura 8 contando quelle fuori stagione). Alla peggio ci si era fermati a 4 sconfitte, nel 1959/60
con Lerici e nel 1971/72 con Menti. Ebbene, vi riporto un passo della dichiarazione a fine gara al Paolo
Mazza: “…l’infortunio di Pontisso ha costretto al cambio di modulo in corsa, ma l’atteggiamento è stato
giusto. Siamo andati sull’1-1, la SPAL ha salvato un’occasione sulla linea che poteva essere utile per
acquisire fiducia… Chi era in campo ha fatto una gran partita.

Abbiamo dato tutto quello che dovevamo dare, questo è importante.” Insomma, chi si aspettava un’autocritica profonda e ragionata da parte del
tecnico è stato ancora una volta deluso. La solita conferenza stampa in cui Di Carlo racconta la sua partita, che è diversa da quella vista dalla stragrande maggioranza degli spettatori. Lasciando puntualmente in tutti la sensazione di una colossale presa per i fondelli. Ora, capiamoci su una cosa.

Sarebbe sbagliato far ricadere sul solo Mimmo tutte le responsabilità di una situazione da “sprofondo biancorosso”. C’è anche lo zampino della proprietà e della dirigenza (troppo assenti mentre la situazione degenerava). C’è di mezzo anche un po’ di sfortuna, come sempre in certi casi. Ma chi sta in panchina avrebbe dovuto fare per tempo un mea culpa sincero, da cui partire per cambiare le cose. Sentendo oggi Mimmo commentare le partite, mi sembra che a scrivere i testi per il mister sia Eugene Ionesco. Non fosse che l’autore, il maestro del Teatro dell’Assurdo, è morto nel 1959…. La sua commedia più famosa si chiama “La cantatrice calva”, calva appunto, come il surreale timoniere del Lane.

Ma l’opera che meglio si adatta allìattuale momento potrebbe essere un’altra celebre pièce del genio rumeno: “L’uomo con la valigia”. Sulla porta di via Schio, ovviamente. Con l’ombra del nuovo tecnico che si allunga sinistramente ogni minuto di più. E cosa ci si può aspettare ora? Vietato pensare che basti il cambiamento del timoniere per assistere al miracolo. Un taglio netto produrrebbe però due importanti effetti: la classica scossa psicologica (che a volte funziona, a volte no) ma soprattutto l’eliminazione di qualsiasi alibi per i giocatori in campo e per i Rosso alla consolle.

Occorre trovare subito un senso per la stagione in corso, prima che tutto degeneri. A mio avviso l’obiettivo
dichiarato dovrebbe diventare da un lato la salvaguardia della categoria, dall’altro un vero inizio di
programmazione per l’anno venturo. Il vero anno zero. Che vuol dire ringiovanimento dei ranghi,
acquisizione di giovani talenti di proprietà e definizione netta dei ruoli organizzativi, a partire da un
dualismo Magallini/Vallone che pochi hanno capito. Mimmo Di Carlo pagherà per tutti, ma non credo se ne
stupirà troppo. E’ un rischio insito nel suo lavoro. C’è però un ultimo lavoro importantissimo da fare, di qui

a maggio. Recuperare la fiducia di un pubblico che esce da questa crisi sconcertato e deluso. Servono i
risultati sul campo (a partire dalla gara con la Cremonese) e serve un timbro più forte della società nel
cammino della squadra. Una mission quasi impossibile visti i tanti impegni che ruotano attorno ad OTB. Ma da affrontare con coraggio, proprio come dice l’acronimo anglosassone.

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