Calcio

Ancora stop a Cosenza. E ora c'è il rischio Mimmout

Il Lane regala un tempo agli avversari e solo alla fine (su rigore) dimezza lo svantaggio (2-1). Alla fine, il silenzio stampa sul pessimo match il Calabria la dice lunga sullo stato emergenziale in società. Mimmo resta e ottiene la fiducia dei Rosso oppure qualcosa si sta già muovendo dietro le quinte? Le uniche note incoraggianti vengono dall’esordio dell’azzurrino Ranocchia. Troppo poco per guardare con tranquillità al futuro.

Le pagelle di Alberto Belloni

PIZZIGNACCO 5:

all’8’ una sua paperissima sul tiro non irresistibile di Gori, mette subito in salita la partita  del Vicenza. Buono invece l’intervento sulla rasoiata di Caso. Ma al 77’, quando lo stesso Gori si inventa il tiro a giro che si stampa sulla traversa dov’era il portierino berico?

CALDERONI 5:

doveva essere il pilastro della copertura a destra e quindi la colonna sicura per il lancio graduale di Sanson, in realtà anche al Marulla stecca diversi assoli, rincorrendo senza fortuna le incursioni di Pandolfi. Preoccupante.

BROSCO 5,5:

si fa fumare da Caso al 22’ ma salva su Pandolfi all’81. La difesa del Vicenza, specie quando la squadra si butta in un generoso ma inconcludente tentativo di rimonta soffre più volte le ripartenze dei rossoblu. In evidente confusione anche lui, che di partite in B ne ha giocate 300. Fate voi…

PADELLA 5,5:

ammonito per un fallo su Caso: lui protesta ma il pestone c’è. Nel 2-0 del 61’ non c’è da dare la croce addosso soltanto a lui. E’ tutta la difesa che si fa uccellare in velocità, aprendosi come la virtù di Cicciolina dei momenti migliori. E in classifica resta la casella 0…

IERARDI 5/6:

sembra in netto progresso, sia sul piano fisico che su quello tattico. Prova a dar corpo alla spinta sulla destra, con continuità anche se ancora senza frutti importanti. Mezzo voto in più perchè è suo il tiro sul quale il VAR individua il fallo di mano in area che vale il rigore.

TAUGORDEAU 5-:

alla prima partita con la maglia della Nobile dimostra due cose. Uno: non è ancora pronto per un rendimento ad alto livello. Due: il bagaglio tecnico è quello che ci si aspettava e fa ben sperare. In questo esordio evidenzia poco di rilevante, ma è evidente che va aspettato. Il centrocampo del Vicenza è da rianimazione e non basta il dottor Antony a rianimarlo, almeno per il momento.

(GIACOMELLI) 5+:

cerca di dare vivacità ad una squadra anestetizzata, che fa girare la palla in orizzontale senza trovare mai una verticalizzazione. Qualche beneficio Jack lo porta, ma le magagne sono troppo grandi perché un solo giocatore possa metterci rimedio. Così anche lui finisce nel buco nero. Come si vede quando calcia male una ghiotta punizione all’89’

PROIA 4/5:

nessuno dica che gioca contro il mister, perché l’ex Citta si sfiata e sputa pezzi di polmone in campo. E’ innegabile però che sin qui si dimostri l’ombra del guerriero, un fantasma che nemmeno assomiglia al top player per cui la società ha speso mezzo budget. La domanda (per noi e per Di Carlo) è: come mai?

(PONTISSO) 5,5:

da mettere in archivio solo il tentativo di gran botta uscito a lato all’85. Per il resto la zona centrale del campo resta calabrese anche dopo il suo arrivo. Gli uomini di Zaffaroni mollano nell’ultimo quarto d’ora solo perché si accende la spia del carburante.

CRECCO 4:

se qualcuno si chiedeva come mai il Pescara se n’è disfatto a cuor leggero, dopo partite come quella odierna troverà facilmente le risposte. Il ragazzo certamente vale più del voto che gli assegno, tuttavia è in campo che deve dimostrarlo. Offendersi non serve a nulla. Serve semplicemente giocare meglio. E’ forse il ruolo che gli viene chiesto di interpretare a penalizzarlo? Non lo so, tuttavia questo Crecco, così com’è, in squadra serve a poco…

(RANOCCHIA) 6:

il baby juventino è entrato in un momento in cui i biancorossi sembravano il Borgorosso Fubal Club (senza il bomber Celestino). Ha mostrato qualche giocata di qualità e potrebbe non farci rimpiangere Da Riva. Ma in questo bailamme non sono i singoli che possono fare la differenza. Neanche se sono talentuosi come lui.

DALMONTE 5:

mai in partita. Ci si accorge di lui solo al 68’ quando cerca la gran girata al volo di sinistro, che si intona con la partita intera del Lane: una ciofeca. Il suo valore è noto a tutti. Ma è in una fase involutiva dalla quale deve uscire al più presto. Per sé e per il club.

DIAW 5:

nel primo tempo sembra un leone in gabbia e si lancia su ogni boccone commestibile. Peccato che tutto resti a livello buona volontà, senza mai impensierire veramente Vigorito. E siccome questo è quasi un leit motiv di inizio campionato, sono in molti ad iniziare a preoccuparsi. Dov’è finita la pantera nera che ha sempre fatto ammattire i portieri?

(MEGGIORINI) 6-:

entra e non cambia la situazione. Anzi, va persino vicino a sbagliare il rigore. Insomma, si adegua alla situazione generale.

LONGO 5,5:

sto ragazzo dall’anno scorso sta prendendosi dal sottoscritto contumelie e commenti ironici. Confermo tutto, perché anche a Cosenza ha dimostrato tutti i suoi limiti. Va detto però che sono stati soprattutto limiti tecnici, non caratteriali. Perché nell’Armata Brancaleone biancorossa, lui ha saputo almeno distinguersi per impegno e grinta: visto che di palloni in avanti ne arrivavano pochi, è spesso tornato  a metacampo a fare densità, laddove i compagni soffrivano le pene dell’inferno. Per un bomber non basta a meritare la sufficienza, però un apprezzamento, si.

(MANCINI) n.g.:

gli danno una decina di minuti e lui non batte un colpo. Certo bisogna decidersi: il ragazzo è pronto per la B oppure no?

Mister DI CARLO 4:

non dico che lo si debba cacciare, perché dopo tre partite non c’è mai l’ultima spiaggia. Volendo restare in tema di bagni marini, me lo vedo seduto su una sdraio sdrucita sull’arenile solitario degli Alberoni, intristito e in pieno marasma mentale. Stavolta non se la cava col Covid, con la mancanza del pubblico o con gli infortuni. E non se la cava nemmeno con la solita conferenza stampa dove racconta una partita che ha visto solo lui, facendo immancabilmente girare i maroni ai tifosi che ne hanno vista un’altra, completamente diversa. Stavolta, se vuole uscirne sano e salvo e guadagnare così il tempo necessario a raddrizzare una barca che fa acqua da tutte le parti, deve fare un gigantesco autodafè, un’autocritica spietata non sugli errori altrui (il negativismo dell’ambiente, gli uccelli del malaugurio  ecc. ) ma sui suoi propri, quelli che hanno portato una squadra che sul mercato si era mossa meglio dell’anno passato (stavolta bisogna darne atto al Mago) a dimostrarsi sul campo (almeno si qui) la peggiore del lotto. Il tecnico prova a cambiare le carte in tavola con giocatori nuovi, con moduli diversi, con cambi in corsa, ma evidentemente il problema sta altrove. Contro il Cosenza il Lane non è esistito nel primo tempo, facendo da sparring partner ad una formazione che per 10/11 era fatta dagli scarti recuperati a mercato concluso e nella ripresa ha gettato sul tappeto solo un po’ di buona volontà, all’interno però di un gioco definito dal commentatore Dazon (non dai soliti perfidi giornalisti vicentini) “con idee poche e confuse”. Magari la troverete una contraddizione, visto quanto ho appena scritto, ma personalmente non riterrei un’eresia il dare ancora un po’ di tempo a Mimmo. Credo che Venturato all’ombra della Basilica non ci voglia venire (è lì che aspetta in agguato la prima delusa tra le “piccole” di serie A) e ritengo anche che in giro in questo momento di allenatori più esperti di lui non ce ne siano molti. Ma la partita del Marulla segna comunque una dead line: se il mister dovesse insistere sulla strada del “tutto va ben madama la marchesa”, allora sì, anche io, suo fedele sostenitore sin qui (chi mi legge lo sa) mi unirei alla folla che chiede il MIMMOUT immediato. Qualcosa deve cambiare, sì, ma soprattutto nella sua testa. Di Carlo deve ritrovare lucidità e senso della misura, altrimenti è inutile cambiare i nomi, come nel Fantacalcio. Dentro Taugordeau e fuori Pontisso, dentro Ranocchia e fuori Proia, dentro Lanzafame e fuori Giacomelli e vai così… Diventa come il gioco delle tre carte. Nel quale, come sappiamo, si perde sempre!

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