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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Calcio

L'insostenibile leggerezza dell'essere (ultimi)

Nei tifosi, rabbia, scontento, delusione e recriminazioni. Ma contro l’Alessandria non c’è spazio per la rassegnazione

Il Lane, sempre più ultimo in classifica, medita ancora sulla gara di Lecce mentre si prepara alla madre di tutte le partite, il match con l’Alessandria. Sono ferite profonde, quelle che tocca leccare e infatti i tifosi si dividono tra il partito “allo Stadio del Mare bisognava giocare con il meglio dell’organico disponibile” e quello del “è stato giusto preservare gli acciaccati per averli a disposizione contro i grigi”. In realtà non c’è una risposta giusta e una sbagliata. Almeno non a priori.

Se il criticatissimo Brocchi abbia fatto bene o male a tenere a riposo Lukaku e gli altri, lo sapremo solo domenica, dopo il triplice fischio dell’arbitro Ghersini. Capiremo cioè se aver consegnato il risultato ai giallorossi di Baroni, quasi senza combattere, è almeno servito ad affrontare (e battere) la principale rivale per la salvezza. L’ho chiamata “madre di tutte le partite” in quanto continuo imperterrito a pensare che una vittoria al Menti potrebbe davvero fornire una piccola scintilla di speranza in un percorso, di qui a maggio, che per moltissimi versi appare come un inevitabile viale del tramonto. Attualmente i punti di distacco tra i biancorossi e gli uomini di Moreno Longo sono 12, ma mancano all’appello entrambi gli scontri diretti. Cioè restano in ballo 6 punti.

Nell’ipotesi di due successi del Lane, il gap si ridurrebbe a 6 lunghezze. Tante, ma non impossibili da recuperare per agganciare attuale quintultima del lotto. Al contrario, anche soltanto pareggiare questo incontro incombente , lascerebbe immutato il distacco e sancirebbe, sebbene non matematicamente, il triste destino del club di Largo Rossi. E’ dunque legittimo, anzi sacrosanto, che i tifosi siano delusi, imbufaliti e intristiti per quanto hanno dovuto sopportare: il fallimento totale del duo Di Carlo/Magallini e il flop sin qui dell’operazione rilancio targata Vallone/Balzaretti. Siamo sempre lì.

Una squadra da anni senza gioco, senza un’identità, senza una regia coerente nella costruzione del gruppo. Ma qual è l’alternativa sul tappeto? Lasciare che il Lane precipiti in C senza nemmeno provare un’estrema, disperata inversione di tendenza? La ragione, l’esperienza, il trend di risultati, consiglierebbero di abbandonare ogni speranza. Ma il calcio è strano, talora imprevedibile. Domenica dunque servirà ancora una volta l’apporto della gente, facendo prevalere l’amore per la maglia sulle tante motivazioni per mandare tutto a donnine di malaffare. Dando seguito, sui gradoni dello stadio berico a quell’attaccamento commovente che tutta Italia ha potuto ammirare nel viaggio della fede dei due eroici tifosi (ciazione sacrosante: Lorenzo Lupo Lotto e Mariangela Gasparini) unici presenti in Salento.

Al di là dell’importantissimo responso del campo, restano comunque sospese nell’aria mille domande, che immagino turberanno anche i sogni di Stefano e Renzo Rosso. Ne butto qui solo una. Qualche settimana fa ho espresso un’opinione (che qualcuno ha definito menagrama) circa il mercato invernale. In sostanza mi chiedevo se sarebbe stato più lungimirante procedere con una politica di acquisti reboanti per tentare di raddrizzare una barca piena di falle oppure se risultasse più ragionevole tentare la “mission impossible” con una pattuglia di nuovi acquisti giovani e ambiziosi, che potessero fare da spina dorsale alla formazione dell’anno prossimo in C.

Giusto per restare all’inferno il meno possibile (cosa non facile, visto le fatiche di Sisifo che da anni stanno facendo le galline padovane, nonostante gli investimenti). Perché, diciamocelo senza troppa diplomazia: forse qualcuno pensa di poter affrontare la battaglia della Terza Serie con le “carte argento” che abbiamo in rosa oppure con i nomi esotici che sentono ancora in bocca il sapore di serie A, italica, olandese o francese? Ve li immaginate, i vecchietti o i fantacampioni battagliare sui campetti minori, con Fiorenzuola e Pergolettese? Ma dai, siamo seri… La verità è che o ci salviamo in qualche modo di qui a maggio, oppure bisognerà rifare completamente l’organico, mandando a casa tre quarti di squadra (prestiti, contratti in scadenza, pensionati, demotivati) per inventarsi per l’ennesima volta una rosa vincente. Per la serie: si riparte ogni volta da zero, con buona pace della programmazione.

Lo spettro che aleggia è da incubo, quindi, e induce ancora di più a rincorrere il sogno, financo impossibile, della salvezza finale. Che, come abbiamo detto all’inizio, ha un primo step ineludibile. Il segno uno sulla schedina contro la formazione che fu di Giannino Rivera, ma anche di Baloncieri, Lojacono, Maldera e tanti altri. Storia e blasoni degli anni Ruggenti. Storia, non history. Blasone, non brand. Altro calcio, altri uomini. E, per inciso, in quell’epopea il Lane dei poareti c’è sempre stato. Da 120 anni. Ricordiamocelo, pur masticando amaro, domenica alle 14.30. Perchè chi si astiene dalla lotta è un gran figlio di mignotta, per dirla con l’Accademia della Crusca!

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