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Giovedì, 19 Maggio 2022
Calcio

Vicenza, alzati e cammina!

Una campagna acquisti/vendite a metà tra alta professionalità e fede nel Divino

Può suonare come inopportuno, quasi blasfemo, il richiamo a Lazzaro di Betania, eppure l’impresa in cui stanno impegnandosi Balzaretti, Vallone, Brocchi e la famiglia Rosso, assume davvero i contorni di un miracolo. Un tentativo di miracolo, per essere precisi. In realtà Vicenza sarebbe pronto per l’estrema unzione. Magari non ancora avvolto dalle bende funebri, ma quasi. Lo dice la ragione e lo dicono soprattutto i numeri.

La strada del sogno, erta come lo Zoncolan in una giornata di neve, propone due imprese al limite dell’impossibile: rosicchiare 10 punti alla terzultima (attualmente il Cosenza) per evitare la retrocessione diretta o addirittura 15 lunghezze per sopravanzare la sestultima (in questo caso la Spal) e così sfangare anche lo spareggio retrocessione. Ma di una cosa bisogna subito dare atto alla società. Servirà l’evento portentoso, ma in Largo Paolo Rossi non si smette di crederci e le mosse di queste ultime settimane lo testimoniano.

Molti acquisti, alcuni dei quali importanti. Almeno sulla carta, perché poi è il campo, secondo tradizione, a dire l’ultima parola. In attesa di verificare se è tutto oro quel che luccica, proviamo a capire assieme a voi in che direzione si è mosso il management biancorosso nel supermarket pallonaro. La prima osservazione che abbiamo assistito alla più grande smentita delle strategie tecniche che la mia “cabeza blanca” possa ricordare. Mai, a mia memoria, sono state bocciate in modo tanto sanguinoso le più recenti scelte di mercato del Lane, frutto, nella fattispecie delle decisioni del duo Di Carlo/Magalini.

Dopo aver bocciato in precedenza i vari Scoppa, Bianchi, Liviero, Arma, Vandeputte, Cinelli, Guerra, Marotta, Agazzi, Jallow ecc. ci si appresta adesso a dare il benservito ad altri puntelli della passata gestione tecnica. Si è parlato insistentemente di Brosco, Calderoni, Crecco ma anche di pezzi da novanta come Lanzafame e Proia. Meglio tardi che mai, dirà qualcuno. Ma invece che piangere sugli errori del passato, perché non interpretare il senso delle nuove scelte di questo Lanerossi Vicenza.2? Partiamo dall’attacco. Ai biancorossi, stante il fallimento realizzativo (1 gol in mezza stagione) di quello che avrebbe dovuto essere il suo realizzatore principe (Diaw) e il decadimento di forma del capocannoniere dell’anno scorso (Meggiorini) mancava evidentemente una prima punta degna di questo nome. Un centravanti da area di rigore, capace di battagliare coi più arcigni difensori e di farsi valere di testa.

Si è puntato così su Teodoroczy, gigante polacco ex Udinese. Riempito così un tassello mancante, visto che l’altra punta pura a disposizione è un bomber molto promettente ma ancora giovane e acerbo come Mancini. Andrebbe forse citato anche Longo, che però incarna in sé in più grande mistero buffo del Gatto & La Volpe: 400.000 euro investiti, contratto pluriennale, 33 presenze e 4 gol in due anni. Se si vuol risalire la china, dunque, bisognerà farlo a suon di gol. Ecco spiegato perché il Balza non abbia ancora rinunciato a piazzare un altro tassello. Ed ecco le voci su Gaetan Lanza o Faggioli… Il modulo su cui sembra volersi affidare il mister prevede un terzetto alle spalle dell’unico stoccatore vero.

L’esterno sinistro potrebbe essere il nuovo Boli, preso dal Lens come alternativa a Giacomelli, mentre dall’altra parte potrebbe giostrare un altro neo acquisto, Da Cruz, arrivato dal Parma. Più complicata l’analisi del centrale, cioè il trequartista. In lizza Ranocchia, Dalmonte e quello che sarà probabilmente il prossimo innesto ufficializzato, cioè Kone dal Toro. Ma attenzione, un’ottima soluzione per il ruolo potrebbe essere tutta interna. Mi riferisco a Stefano Cester, diciannovenne promosso dalle giovanili. Il ragazzo sin qui ha avuto problemi fisici ma ora è rientrato nel gruppo e rientra perfettamente nell’identikit previsto dall’allenatore. Scuola Inter, ha militato in under 15 e 16 e ha vinto in nerazzurro il campionato Under 17 assieme all’altro golden boy “ciosoto” Riccardo Chio Boscolo (ora in prestito all’Imolese). Torniamo però al 4/2/3/1 che vedremo spesso in campo. Il posto dei due mediani sarà verosimilmente occupato da Rigoni e dal Jarno Bikel, new entry in attesa di ufficializzazione, incontrista di personalità proveniente dal Vancouver, con Pontisso e Taugordeau ai box.

Nel quartetto difensivo è stato invece inserito il francese De Maio, che danno particolarmente abile nel gioco aereo e che dovrebbe fornire al Lane una migliore copertura su quello che è stato il suo tallone d’Achille: i cross dalle linee laterali e i calci da fermo. In coppia con lui probabilmente (visto il recentissimo prolungamento del contratto) Nicola Pasini, con le opzioni Cappelletti e Padella. E adesso arrivano i settori più delicati. Il posto da esterno sinistro basso spetta di diritto a Lukaku, il quale però arriva (apparentemente) un po’ “inquartato” e deve invece dimostrare di essere pronto in tempo reale. Dietro a lui (salutato Calderoni) potrebbe restare il solo Sandon o magari Crecco, adattato a terzino. Forse siamo cortini… Dall’altra parte, stessa musica. Bruscagin e Di Pardo non hanno incantato. Ierardi pure.

Urge dunque un rinforzo di spessore e il DS lo sa bene, tanto che ha tenuto d’occhio prima Bouah della Roma e in questi giorni anche Alessandro Zanoli del Napoli. Su questo giocatore, in particolare, ho chiesto lumi a Colella, che l’ha avuto al Legnago: “Ottimo elemento, di grandi potenzialità – mi ha assicurato – ha solo bisogno di formarsi ad un certo livello.” Resta solo da analizzare la questione portiere. Vista la delicatezza della situazione prevedo che sarà data la preferenza a Grandi, puntando sull’esperienza più che sul talento. Scelta comprensibile ma resta comunque un peccato sbarrare la strada ad un giovane estremo difensore già nel giro azzurro.

Per concludere, provo armi sbilancio e butto la formazione per il miracolo della resurrezione: GRANDI, DI PARDO, PASINI, DE MAIO, LUKAKU/BIKEL, RIGONI/BOLI, RANOCCHIA, DA CRUZ/TEODOROCZY. Ricordate come cantavano Vianello e la Goich: “La speranza nun costa gnente…” Crediamoci fino in fondo.

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