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Martedì, 29 Novembre 2022
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Ulss 5: Pozzi contaminati ma l’acqua si può bere

Prosegue la vicenda delle acque vicentine inquinate da sostanze perfluoro-alchiliche: le analisi condotte dall'Ulss 5 confermano i dati delle misurazioni fatte dall'Arpav, dimezzando però i numeri di presenza degli inquinanti dalle rilevazioni del CNR

Nessun pericolo per la popolazione della provincia di Vicenza che dovesse bere l'acqua potabile che ha presentato valori anomali di alcune sostanze. Lo afferma l’Ulss 5. Sta proseguendo la vicenda delle acque inquinate nel vicentino. Sono infatti giunti i risultati tanto attesi dell’Ulss 5: i campionamenti eseguiti dall’unità socio- sanitaria di Arzignano nei punti di erogazione dell’acqua confermano i dati delle misurazioni fatte dall’Arpav, dimezzando però i numeri di presenza degli inquinanti dalle rilevazioni del CNR.

«Un controllo attendibile su quello che esce dal rubinetto - spiega il responsabile del dipartimento di sicurezza alimentare dell’Ulss 5, Giancarlo Acerbi al Giornale di Vicenza – i risultati confermano una presenza più alta di sostanze perfluoro-alchiliche nella zona sud, quindi Brendola, Sarego e Lonigo. Con concentrazioni di poco superiori ai 1.000 nanogrammi a litro per Brendola e Lonigo, abbondantemente inferiori a 1.000 a Sarego. Si tratta però di valori dimezzati se non addirittura ridotti ad un terzo rispetto al prelievo del Cnr. Con una precisazione importante, sottolinea sempre il responsabile del dipartimento di sicurezza alimentare dell’Ulss 5: il Cnr ha eseguito la campionatura sui punti di erogazione e non su tutti i comuni. L'Arpav invece sui pozzi. E dal pozzo al punto di erogazione dell'acqua ci possono essere trattamenti, diluizioni, miscelazioni a seconda della rete, che li rendono diversi. Il dato relativo ai pozzi ci interessa per capire lo stato di salute della falda, quello sui punti di erogazione perché è l'acqua che esce dal rubinetto e arriva all'utente».

Nonostante ciò, «l'acqua quindi resta potabile - continua Giancarlo Acerbi - perché in questo momento il nostro unico riferimento è il parere dell'Istituto superiore della sanità comunicato il 10 giugno scorso: secondo la raccomandazione dell'ente europeo per la sicurezza alimentare i livelli, con questo ordine di grandezza, sono inferiori alla dose giornaliera considerata tollerabile per un individuo. Rispetto a questi riferimenti quindi possiamo essere tranquilli. Nonostante questo il monitoraggio continua». Gli enti gestori delle acque hanno però iniziato da subito l’opera di monitoraggio e di riduzione degli inquinanti.

Per quanto riguarda gli enti gestori Acque del Chiampo e Medio Chiampo hanno avviato le verifiche nell'ambito del programma di monitoraggio concordato con gli enti di controllo. Hanno immediatamente attivato le iniziative opportune per ridurre i valori di concentrazione delle sostanze inquinanti.

La questione, inoltre, è giunta fino al Ministero dell’Ambiente dove si è tenuto un incontro tra i tecnici regionali della sanità, dell’ambiente, dell’Arpav, dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute, dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Istituto che ha condotto la ricerca sulla questione e dove è stato ribadito che non sussiste alcun pericolo per la popolazione. Nello specifico i tecnici veneti hanno illustrato le azioni e i provvedimenti presi a livello regionale, che sono stati giudicati dagli organismi centrali “tempestivi e idonei”.

Durante l’incontro, si legge nel comunicato della Regione Veneto, si è anche decisa la costituzione a breve di un gruppo di lavoro interdisciplinare che avrà il compito di approfondire la tematica e regolamentare i limiti delle sostanze in questione, che esistono a livello europeo, ma non a quello nazionale. 

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