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Crescere all'ombra della Caserma Ederle

Avrete anche voi tanti ricordi di amori, incontri, discussioni con i militari americani. Il racconto di alcuni giovani vicentini

E' la storia dei teenager che si incontrano nella base militare di Vicenza dove prestano servizio i genitori. La “Caserma Maurizio Pialati - Usag Italy Chioggia” in cui è ambientata We Are Who We Are è un nome di fantasia, in realtà si parla della Ederle di Vicenza. I personaggi della nuova serie su Sky diretta da Luca Guadagnino racconta di giovani cresciuti vicino alla base americana. Vice.com ha chiesto ad alcuni italiani cresciuti a strettissimo contatto con la Caserma Ederle di parlare della loro esperienza.

I personaggi abitano uno spazio artificiale, fortemente anonimo, a metà strada fra due realtà: non si sentono parte attiva degli Stati Uniti, anche se tutto all’interno della base (cibo, negozi, scuola) è pensato per ricordarglieli, né dell’Italia, con cui mantengono un rapporto fortemente mediato.

I ragazzi delle basi

Spiega Marco, un 26enne vicentino che durante l’adolescenza è stato fidanzato con una ragazza che viveva nella Caserma Ederle, e che oggi ci lavora, “fanno una vita estremamente diversa dai loro coetanei. Si spostano in media ogni tre anni di paese in paese per seguire i genitori, quindi vengono sradicati continuamente; allo stesso tempo ogni base è costruita in modo simile, e ha le stesse routine quotidiane, quindi si abituano a luoghi anonimi e tutti identici.”

La mia fidanzata,” continua, “mi diceva spesso che aveva difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, perché quel genere di vita condiziona molto la tua idea di normalità. Fino ai 14 anni i figli dei militari non possono lasciare il perimetro della base, se non accompagnati, mentre dopo i 21 non possono vivere lì se non lavorano all’interno. Anche se la famiglia resta. Quindi molti entrano a far parte giovanissimi di questo sistema che si autoalimenta, anche se ci sono capitati solo per seguire un genitore.”

Per chi non ha contatti con la base, molte di queste dinamiche appaiono spesso come un mistero.

Camilla e Gessica, 20enni cresciute sempre a Vicenza raccontano che nella sua infanzia giravano numerose leggende sulla vita alla base, che nel 2013 si è ampliata con una seconda installazione, Gessica aggiunge: “Se non sapessi della loro esistenza, e se non avessi molti amici che hanno fatto parte dei movimenti critici della presenza militare americana in Italia, non mi renderei nemmeno conto del fatto che abbiamo delle realtà militari così vicine. Da piccola me ne accorgevo solo quando uscivo in bici in campagna, e magari di punto in bianco mi imbattevo in zone recintate da filo spinato.

“La serie secondo me,”  spiega Marco, “rende bene l’idea dell’ambivalenza e delle difficoltà che sperimenta chi passa l’adolescenza in una base. La mia fidanzata, ad esempio, aveva una fortissima spiritualità, e una grande passione per le religioni pagane. Credeva in determinati valori etici. Ma se mi azzardavo a mettere in discussione la carriera da generale di suo padre, o a criticare l’approccio americano, si irrigidiva immediatamente.”

“E non la biasimo," aggiunge, "Le scuole interne alla base sono piene di cartelli con scritte tipo ‘La famiglia si sacrifica per la Nazione,' e ogni mattina si svegliano al suono della tromba militare: non è qualcosa di cui è semplice eliminare l’influsso.”

LA SIMBIOSI CON LA VITA MILITARE

Un altro aspetto che la serie mette in risalto è il continuo contatto con la vita militare. Fraser, Caitlin, Danny, Britney e gli altri affrontano le loro crisi adolescenziali e le loro relazioni in mezzo a esercitazioni mattutine, parate e ricognizioni dei caccia. Per confrontarsi riguardo sulla rottura di un fidanzamento, ad esempio, si appartano in una carlinga; oppure per divertirsi, di notte, utilizzano di nascosto le attrezzature per simulare i lanci col paracadute.

“Mi è sempre sembrato che i ragazzi della base che ho conosciuto,” spiega Marco, “vivessero questo contatto con la vita militare come la cosa più naturale del mondo. Una volta sono entrato nel complesso, e ho visto una scena che trovo iconica: due madri, con i figli neonati nel passeggino, che facevano la camminata pomeridiana costeggiando un campo dove centinaia di soldati si stavano esercitando. Senza alcun filtro fra le due realtà. E questo avviene anche nelle loro relazioni: molti dei ragazzi di Vicenza crescono stringendo amicizia con i soldati, visto che molti di loro sono appena maggiorenni. Escono insieme, condividono tutto. Costantemente coscienti del fatto che periodicamente uno del loro gruppo potrebbe essere chiamato in missione, e potrebbero non rivederlo.”

LA COMUNITÀ NASCOSTA DI VICENZA

“Sono sempre vissuta proprio vicino alla base,” dice Elisa, 23 anni, “e nonostante questo percepisco la comunità americana come qualcosa di distaccato. La loro presenza è estremamente rarefatta. Magari si concedono qualche uscita nei locali—strettamente quelli pensati per loro—e ogni anno aprono la base per le visite, ma per il resto rimangono fortemente legati alla vita all'interno. E l’influsso sulla città lo vedi soprattutto dai negozi che vendono i loro prodotti. L’unico vero ‘contatto’, è stato quando un giovanissimo soldato si è intrufolato nel nostro giardino, sotto l’effetto di qualche sostanza. Si nascondeva nelle siepi e si muoveva di soppiatto, come se fosse in missione. È stato abbastanza inquietante. Abbiamo dovuto chiamare la loro polizia interna per farlo venire a prendere. Qualche giorno dopo ci ha scritto una lettera di scuse, dicendo che stava passando un brutto periodo, e che era entrato in disintossicazione.”

NON APPARTIENI A NESSUN LUOGO, E ALLO STESSO TEMPO SEI PARTE DI UN SISTEMA
“Non senti mai di non appartenere a nessun luogo?”, chiede Danny a Craig—due dei personaggi di We Are Who We Are—durante una confessione reciproca. “Sono un soldato,” risponde sorridendo l’altro.

We Are Who We Are è una serie Sky Original coprodotta da Sky e HBO, in onda dal 3 ottobre.

È la storia di formazione di due adolescenti americani che, insieme alle loro famiglie composte da militari e civili, vivono in una base militare americana in Veneto, un un piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia.

La serie d'autore che fa parte della selezione ufficiale della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2020.

Luca Guadagnino, regista, sceneggiatore e produttore noto al pubblico e alla critica per film come Io sono l'amoreA Bigger Splash e Chiamami col tuo nome.
 

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