Venerdì, 24 Settembre 2021
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Pitima: da lavoro ingrato a modo di dire

La storia di un appellativo comunissimo nel dialetto veneto che trae origine da un vero e proprio mestiere riconosciuto dalla Repubblica della Serenissima

I veneti hanno un accento cantilenante e modi di dire pittoreschi, come la parola pitima. Si usa dire: "T'ê si pròpio 'na pìtima!" In definitiva una persona molesta, lamentosa, assillante, noiosa, proprio come un medicamento che genera dolore o fastidio, ma del quale non ci si può facilmente liberare” (fonte: Sillabario Veneto). 

La Pitima

Coloro che avevano un credito che non riuscivano a riscuotere, si rivolgevano ai servigi della Pitima: questa allora seguiva in continuazione il debitore vestita di rosso (un colore facilmente riconoscibile affinché tutti sapessero che il perseguitato era debitore moroso) gridando a gran voce e additando l’insolvente così da gettarlo nell’imbarazzo e farlo cedere per sfinimento fino a saldare le proprie pendenze.
Era una figura istituzionale commissionata dello Stato, reclutata tra le persone povere ed emarginate le quali godevano di assistenza pubblica in mense e ostelli a loro riservati in cambio della disponibilità su richiesta delle istituzioni. Nonostante la comprensibile insofferenza, il perseguitato non poteva in alcun modo nuocere alla Pitima pena pesante condanna.

Nella Repubblica di Venezia, quindi anche da noi, era "una specie de publico uficiale, vestido de roso fiamante, che gaveva el compito de perseguitare continuamente i debitori, ricordandoghe sempre, a volte inseguendole fin casa, che i gaveva un debito. Le pitime più discrete andava a casa del debitore ricordandoghe cortesemente che doveva pagare el debito. Quele più pesanti lo seguiva in giro e urlava continuamente la so colpa, umiliandoli davanti a tuti e avisando i altri. E sopratuto la pitima non se podeva tocare."

Seguiva ovunque il debitore e gli ripeteva, ad alta voce, questo discorsetto: «Me meravegio de Ela, sior, che ‘l dovaria saver come qualmente i debiti i gà da esare pagadi!»

Perché si chiamava proprio così? 

L'etimologia del termine pittima risale al greco antico e, nello specifico, alla parola ?π?ϑεμα (epithema) e, cioè "ciò che viene posto sopra". In Grecia, questa parola si usava per indicare un impacco terapeutico che veniva messo sopra la ferita causando fastidio e impaccio e limitando anche la mobilità del malato. Nella lingua parlata, questo termine da un oggetto è stato traslato arrivando a definire una persona fastidiosa che, nel dialetto veneto di oggi è arrivato a indicare chi si lamenta continuamente, accezione coniata proprio grazie alla figura del pedinatore di debitori della Serenissima. 

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