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Massimiliano e le chiocciole: un racconto per salutare il 2021

Un racconto di Sivia Miola

Massimiliano aspettava con ansia l'arrivo della domenica. Non era solamente un giorno spensierato senza i compiti assegnati dalla maestra, ma il giorno in cui andava a fare visita ai nonni che abitavano in campagna. 

Amava vedere crescere ortaggi e fiori, persino i piccoli lavori di manutenzione che il nonno faceva ai rastrelli e alle vanghe gli sembravano gesti antichissimi e magici.

I nonni erano molto anziani anche se non sapeva quale fosse la loro età. Probabilmente avevano un centinaio di anni: durante la loro infanzia regnava ancora il vecchio re con i baffoni a manubrio. A dispetto delle loro sembianze raggrinzite erano incredibilmente vigorosi e curavano minuziosamente il piccolo orto vicino casa e allevavano alcuni animali da cortile.

Massimiliano amava anche portare il becchime alle galline che ricambiavano il suo affetto accalcandosi festosamente a ridosso della rete del pollaio appena lo vedevano avvicinarsi.

Becchime oggi, becchime domani… Il bambino aveva iniziato a fare amicizia anche con alcune chiocciole che abitavano la siepe che costeggia il pollaio.

Le bestioline avevano deciso di organizzarsi su modello delle comunità umane ovvero di dotarsi di un sindaco, anzi di una sindaca, e di un folto gruppo di assessori e assessore. Andavano grandemente fiere di quella loro organizzazione e guardavano con una certa alterigia le chiocciole di altre siepi ancora organizzate alla bell'e meglio. 

«Modernità, modernità!» declamava l'assessore alla sicurezza passeggiando lungo uno dei rami che portava al Municipio. 

«Cautela, non dobbiamo discriminare i gasteropodi ancora organizzati in tribù. Condivido il suo entusiasmo assessore, vedrà che il nostro modello si propagherà velocemente.» rispose la sindaca cercando di mitigare la foga dell'assessore reduce di guerra con tanto di benda su un occhio e decorazione appuntata sulla conchiglia.

«Schiena dritta ragazzo!» intimò l'assessore ad una giovane lumachina che portava delle buste della spesa con un certa indolenza «Ah... signora sindaca, ai mie tempi i giovani erano diversi. Troppi agi, troppi agi!»

«Suvvia assessore, sappiamo tutti come sia completamente conquistato dai suoi nipotini.»

«Debolezze di un civile, ma il militare non deve transigere!» rispose l'anziano assessore arrossendo. 

Inizialmente i rapporti tra il bambino e le chiocciole erano puramente di buon vicinato: appena un “buon giorno” o un “buona sera”, ma con il tempo aveva iniziato a conoscere le chiocciole una ad una.

Chiocciole e lumache, si sa, sono un po' diffidenti, ma (anche grazie ad una buona parola messa dalle galline) avevano iniziato a fidarsi sempre più del piccolo umano.

Un giorno infatti... 

«Assessori, oggi potrebbe essere il giorno adatto per chiedere QUEL favore a Massimiliano.»  disse la sindaca ai sui colleghi «Nel pomeriggio porterà il consueto pastone alle galline e ci faremo avanti.»

Si trattava di una faccenda molto importante così nel pomeriggio la sindaca preparò con cura. 

«Ancora una strofinatina al guscio e un altro po' di bistro sugli occhi. No, forse è meglio un po' di rossetto.» disse tra sé e sé guardandosi allo specchio.

All'arrivo di Massimiliano al cancello del pollaio tutto era pronto: la sindaca con la fascia, l'assessore alla sicurezza in alta uniforme, la banda e quasi tutta la comunità delle chiocciole era schierata sulle foglie della piazza centrale.

«Che accoglienza!» pensò il bambino «Forse è il compleanno di qualche gallina oppure una giornata di festa delle chiocciole.»

Anche le galline erano piuttosto incuriosite, ma non di certo sorprese perché avevano visto l'amministrazione della siepe in fermento nei giorni precedenti e già sospettavano qualcosa.

Cessata la marcetta la sindaca prese la parola solennemente: «Signorino Massimiliano, a nome di tutta la cittadinanza vorrei farle una richiesta.» poi improvvisamente adottò un tono più informale «La tua signora nonna è una abilissima strega e il signor nonno non è da meno, ma sappiamo che ormai si considera in pensione…»

«La nonna una strega? Non me ne ha mai parlato.» rispose ingenuamente il piccino.

La galline mormoravano che non fosse corretto affrontare questo discorso senza che la nonna ne avesse mai parlato apertamente. Certo che era davvero strano che il bambino non avesse mai collegato tutti gli indizi.

La sindaca si rese conto solo in quel momento della gaffe commessa e proseguì comunque il suo discorso improvvisando: «Avrai notato che ogni specie arborea qui prospera in modo innaturale. La tua nonna sa anche tessere la canapa, filare il pelo dei conigli angora, parla con le galline e riesce persino a farsi ubbidire dalla gatta Nineta… inoltre ha più di quattrocento anni e conosce tutte la anguane della valle… Ecco sono un po' in imbarazzo perché è davvero manifesto che sia una strega.» 

«Maga,» suggerì uno degli assessori «maga è il termine politicamente corretto.» 

«Certo,» si corresse la sindaca. «maga, officiante di magia.»

Massimiliano si vergognava un po' di essere stato così ingenuo. Di certo la nonna era molto modesta e non aveva intenzione di far parola delle sue doti, ma del resto cosa avrebbe dovuto spiegare? Quello che era sotto gli occhi di tutti? Davvero Massimiliano pensava che tutte le nonne del mondo sapessero filare il pelo dei conigli?

Che creatura straordinaria! Massimiliano l'amava ancora di più per la sua modestia e per come faceva sembrare tutto così naturale, invece quanto studio doveva aver compiuto!

La sindaca cercò di riprendere il discorso ufficiale che si era preparata con tanta cura anche se abbandonò il tono formale: «Da tanto tempo nutriamo un desiderio... Noi chiocciole siamo animaletti di piccole dimensioni ciononostante vorremmo scalare il campanile della chiesa per ammirare tutta la valle. Però ci impiegheremmo anni per raggiungere la sommità del campanile e... tutte noi abbiamo altre occupazioni durante il giorno.» La platea di chiocciole annuì ad incoraggiamento della propria portavoce. «Se tu sottraessi il libro di ricette di magia alla nonna noi potremmo diventare temporaneamente così grandi da intraprendere il viaggio verso la chiesa e scalare il campanile molto velocemente. Si tratterebbe di una trasformazione transitoria, giusto il tempo dell'arrampicata.» 

Massimiliano vide tanta speranza negli occhi delle bestiole che decise di accettare immediatamente: «Va bene,» disse «vi aiuterò. Dove si trova il libro di magia?»

In quello stesso momento un brivido percorse il corpo della gatta Nineta che si trovava a spasso nei campi e le si arruffò il pelo. «Che strano,» pensò il felino «qualcuno sta per violare la soffitta. Sono anni che nessuno ci prova tanto che la mia attività di custode ormai è solamente una carica onoraria. Oh, una talpa laggiù! Eccomi!» e riprese a dare la caccia alle talpe ignorando ciò che il suo infallibile sesto senso le comunicava. 

Il libro di magia era custodito in un baule della soffitta ed era avvolto in alcuni panni di canapa ricamati da qualche antenata allo scopo di mantenere vitali gli incantesimi. Il volume, inoltre, era camuffato da semplice quaderno di ricette di cucina scritto a mano in una grafia stentata.

L'incursione in soffitta di Massimiliano filò liscia grazie alla custode impegnata ad inseguire appetitose talpe. Il bambino sfogliò con curiosità il libro che teneva tra le mani, tuttavia non vedeva l'ora di eseguire l'incantesimo e riporre il libro in soffitta. 

Nelle ultime pagine del libro aveva scovato il capitolo “Esaudire suppliche di piccoli amici animali”. Al paragrafo F erano descritti i due sortilegi più richiesti dalle chiocciole ovvero: diventare molto veloci oppure accrescere le proprie dimensioni. Si trattava di leggere una semplice formula magica senza l'aggiunta di feticci magici o particolari abilità stregonesche. Una nota a piè pagina spiegava chiaramente: “il solo fatto di aver conquistato l'amicizia e la fiducia dell'animale richiedente conferisce infallibilità alla formula”.

Massimiliano era davvero molto emozionato: non aveva mai praticato la magia prima. Anche se questo era un sortilegio molto semplice si sentiva investito di una grande responsabilità.

Si sedette su un tetto e, dopo aver eseguito la richiesta delle sue amiche, si godette la vista delle chiocciole che scorrazzavano su e giù per il campanile della chiesa del paesino. 

L'incantesimo si dissolse al calar del sole e nessun umano (eccetto Massimiliano) conservò il ricordo della intrepida scalata delle chiocciole.

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