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Chiude l'Osteria all'Antico Termine, lo storico locale dell'Altopiano dopo 45 anni ha servito l'ultimo pranzo

Il commosso addio domenica, la cucina che ha sfornato le rinomate polpette e piatti tipici spegne i fornelli per sempre

L'Osteria all'Antico Termine al confine tra l'altopiano e il Trentino, è un luogo speciale, amato dalla scrittore Mario Rigoni Stern e dai molti turisti che frequentano la montagna.

Ha chiuso dopo aver servito per decenni gustosi piatti tipici ai cercatori di funghi, ai villeggianti e a chi passava la domenica nelle passeggiate in quota.

Il titolare Paolo Pasqualini ora 72enne, ci lavora dal 1977, è lui in cucina che prepara grigliata di carne, pasticcio, gnocchi, pasta e fagioli alla trevigiana, e le famose polpette.

Ha scritto su Facebook un post d'addio affettuoso verso il luogo che è stato la sua casa per 45 anni.

"Con il pranzo di oggi, domenica 11 settembre, la cucina del Termine chiude, spegnendo così i suoi fornelli per sempre; resteremo in vostra compagnia fino a fine ottobre con il servizio bar: dolci, panini e polpette non mancheranno.

Vogliamo cogliere l’occasione per ringraziarvi tutti per questi anni trascorsi assieme, sono stati anni ricchi di grandi soddisfazioni. 

La prima volta in cui siete entrati eravate solo dei semplici clienti, ma adesso ne uscite come parte della nostra famiglia: senza di voi tutti questi anni passati a gestire il Termine non sarebbero mai stati così belli, ricchi di chiacchiere, qualche brontolamento e tanti, tanti sorrisi. 

Dal 1977 ad oggi ne è passato di tempo! 

In 45 anni sono state fritte un numero imprecisato di polpette e hanno sfilato lungo le sale del ristorante chilometri e chilometri di vassoi di grigliate, e, nel mentre, alcuni di voi, davanti al nostro camino, da fidanzati sono pian piano diventati sposi; ad ogni stagione vi abbiamo visti partire verso il bosco e tornare con dei bei cestini carichi di funghi; vi abbiamo visti arrivare sudati di fatica, ma fieri per ogni pedalata fatta in sella alla vostra bici e, per quanto i vostri camion fossero carichi e le vostre moto potessero andare veloci, avete sempre trovato il tempo per fermarvi da noi. 

Noi e voi siamo stati l’anima del Termine. 

Saremo anche di parte, ma non crediamo che il Termine sia un posto qualunque, non è un semplice ristorante, né un’osteria. 

È una casa, con una famiglia molto numerosa. 

È un riparo, è una sicurezza, è un pezzo di storia. 

Quindi grazie Termine per averci accolto, è stato un onore poterti abitare e chiamare “casa”.  Grazie al comune di Gallio che in questi anni è sempre stato una spalla su cui poter contare. Grazie alle persone che si sono prodigate per noi, spezzando lance in nostro favore e augurandoci di poter ritornare. Grazie a voi, amici, che avete riempito ogni nostra giornata.

Non esiste alcuna fine, ma solo nuovi inizi, perciò facciamo i nostri migliori auguri a tutti coloro che prenderanno parte a quest’asta; è vero, il Termine può essere trasformato in molte cose, in un hotel, in un resort, in una spa, ma l’unica cosa che ci auguriamo è invece che il suo spirito non venga deturpato… può essere tante cose, ma sarebbe veramente bello che restasse quello che è: una famiglia."

Con queste toccanti parole affidate a Facebook i gestori danno notizia della chiusura.

Il comune di Gallio ha aperto un bando per una nuova gestione, l’assegnazione della durata di 9 anni chiede la riqualificazione dell’esercizio, e che venga ripensato in chiave più turistica, a fronte di 10 mila euro di canone annuale.

Mario Rigoni Stern ha scritto sull'Osteria Antico Termine:

“Che silenzio ora! È il momento in cui il bosco intorno fa sentire il sospiro del vento che muove i rami in attesa della neve.

Quella notte, quando l’oste e la moglie avranno abbandonato l’Osteria, dall’ampio sottotetto, dalle stanze disadorne, dai corridoi e anche da strade che partono da lontano, gli spiriti si ritroveranno davanti al focolare – è sempre quello da secoli, l’unico manufatto rimasto dopo guerre e incendi! – dov’è acceso il fuoco che non si consuma; come non si consuma il petrolio che alimenta la lampada, e il vino e la grappa, il pane e il formaggio.

Le sedie di legno con il fondo di paglia verranno occupate da chi primo arriva accanto al fuoco. Potrà capitare che il feldmaresciallo barone Franz Conrad von Hötzendorf si segga sulla pietra del focolare e il contrabbandiere Tönle nella comoda sedia, che Musil rimanga in piedi appoggiato alla cornice di marmo, il generale conte Luigi Cadorna accanto a Tönle, e Barba Matìo, così, per abitudine piacevole, curi il fuoco e la sua pipetta. Parleranno della vita trascorsa, dei fatti grandi e di molte altre cose. Tutti, chi più chi meno, hanno avuto rapporti con questa Osteria di confine”

Da Sentieri sotto la neve, Osteria di confine di Mario Rigoni Stern.

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