Domenica, 21 Luglio 2024
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I 4444 scalini della Calà del Sasso, la scalinata più lunga d'Italia da Valstagna all'altopiano di Asiago

Un percorso splendido da fare in questo periodo

«È lunga come il purgatorio, scura come il temporale, la scala che ti porta lassù, sull'Altopiano di Asiago...si chiama "Calà del Sasso" ed è una delle opere più fantastiche delle Alpi» - Paolo Rumiz

La Calà del Sasso è un percorso nel bosco che collega il comune di Valstagna alla frazione Sasso di Asiago, nell'Altopiano dei Sette Comuni: è la scalinata più lunga d'Italia, oltre che una delle scalinate più lunghe al mondo aperta al pubblico.

Fu costruita da Gian Galeazzo Visconti nel XIV secolo, e poi ampiamente usata dai veneziani fino al secolo XVIII, ai tempi della Repubblica Serenissima si facevano scendere i tronchi d’albero tagliati nei boschi di Sasso di Asiago fino a Valstagna, per essere poi caricati sulle zattere e trasportati lungo il Fiume Brenta fino a Venezia, dove venivano utilizzati come fondamenta per la costruzione dei palazzi, o all’Arsenale dove venivano costruite le navi.

E' una lunga strada di pietra formata da 4.444 gradini, tutti “con cinquanta centimetri di passo e quindici di dislivello”, i cinque chilometri e mezzo della scalinata si snodano in un ambiente selvaggio, sfuggito alla mano dell'uomo e incredibilmente resistente al tempo, alla pioggia battente, al gelo delle nevi.

ESCURSIONE

Escursione di media difficoltà con un dislivello di 700m si attraversa una splendida vallata, decisamente stretta in alcuni punti tanto da assomigliare quasi ad una forra, caratterizzata da una vegetazione tipica di ambienti freschi e umidi. Il percorso ha inizio presso un tipico paesino di montagna (Sasso di Asiago) che ci lasciamo alle spalle per scendere lungo un sentiero che attraversa boschi di faggi e carpini, sono 4444 gradini di pietra, già percorsi chissà quante volte da merci, persone e animali.

LA LEGGENDA

Si racconta che nel 1638, i fidanzati Loretta e Nicolò attendono un figlio: lei si ammala e lui scende a Padova per trovarle un unguento miracoloso. Al sopraggiungere della notte, Nicolò non è ancora tornato e gli abitanti di Sasso allora decidono di scendere con le torce lungo la Calà per andare incontro al giovane, ma giunti a metà del tragitto, ecco altre luci che salgono in senso contrario: è Nicolò che sale, scortato dagli uomini di Valstagna, recando tra le mani l’unguento miracoloso con cui Loretta si salva e può sposare il suo innamorato. E da allora è un portafortuna per gli innamorati che la percorrono. 

Ogni anno, la seconda domenica di agosto si svolge una fiaccolata notturna commemorativa.

LA CALÀ, DALL’ALTOPIANO A VALSTAGNA

E' una delle più antiche opere costruite dall’uomo sull’Altopiano, per il valore commerciale e sociale che rappresentò per oltre 500 anni.

I lavori di costruzione iniziarono ai primi del 1300, per volontà del nobile milanese Gian Galeazzo Visconti (casata che governava l’Altopiano dopo Ezzelini e Scaligeri; solo nel 1403 esso passò sotto la giurisdizione della Serenissima).

Il progetto “CALÀ” nacque per contrastare lo strapotere che il Comune di Gallio aveva assunto quale porta obbligata per la pianura attraverso la Val Frenzela (da Freya – divinità celtica), verso la valle del Brenta e della fortuna che aveva il Comune di Foza di essere posizionato sopra la Valvecchia: i due comuni cui Asiago, per commerciare, doveva pagare dazio.

Se sotto le varie Signorie la Calà fu utilizzata soprattutto per trasportare legname da costruzione e da ardere assieme a carbone, pelli, carni e altri prodotti quali ortaggi, suffruttici, miele e derivati dal latte, sotto la Repubblica Veneta, fu il legname (a fusto intero sfrondato) il prodotto più gettonato.

Gli abeti, alti anche 90 metri, servivano per gli alberi delle navi e le parti rigide; i larici, data la naturale flessibilità e la sostanza isolante naturalmente contenuta (trementina), per il fasciame; mentre per i remi si utilizzava il nobile faggio. (…esiste tuttora il toponimo: “col dei Remi” a Valstagna).

La Calà e il suo utilizzo

La Calà, a tutt’oggi è la più lunga scala in pietra naturale costruita dall’uomo al mondo, è composta da gradoni (4444!) ad affiancare un cunettone in pietra, atto allo scivolamento del legname: servivano anche 10 uomini per far scendere un tronco agganciato con arpioni e corde alla spalla del portantino! Apposite aperture in tornante nei muretti di contenimento, consentivano di far fuoriuscire e ruotare il tronco per proseguire la discesa.

Fondo scivolosissimo, umido sempre, “sgalmare” (zoccoli) ai piedi, percorso da farsi anche due volte al dì (per un totale di 17.776 gradini!): più di uno ci ha lasciato la pelle!

Anche le donne avevano il loro da fare con la gerla sulla schiena a portar prodotti in giù (lamponi, fragole, erbe, derivati dal latte, oggetti lavorati in legno) e a riportarne in su (sale, tabacco, farina, pasta, riso).

A Valstagna era infatti nato in riva al fiume un mercato, divenuto molto importante per l’economia della vallata, perchè faceva da collettore anche per tutti i prodotti della Valsugana provenienti da nord: dal Trentino, al bellunese, al Cansiglio. (Gli "stazi")

Valstagna, porto dell’Altopiano. La banchina dei carbonai (altopianesi) a Venezia.

I valstagnesi da sempre noti per la loro creatività nel procacciarsi la pagnotta, si inventarono così un nuovo mestiere: lo zattiere, colui che velocemente attaccava un tronco all’altro con “clamare”, corde e spuntoni di nocciolo, costruendo la zattera e caricandola di prodotti – dove il mezzo di trasporto era il trasporto stesso– , facendola poi fluitare attraverso Bassano e Padova (porto del Bassanello), fino a Venezia, dove l’Altopiano aveva il suo attracco personale: la “banchina dei carbonai”, tuttora esistente.

L’operazione Calà fu costosa, non si sa con certezza chi cofinanziò l’impresa la cui costruzione durò molti anni, ma si sa di certo che tutti i comunardi si tassarono e misero le loro braccia a disposizione. Altrettanto costosa fu la sua manutenzione, a solo carico dei montanari, come da accordi intercorsi con i vari Dòmini dell’epoca.

L’attività della Calà sostenne l’economia di quella parte di popolazione che ne usufruì direttamente (gli abitanti di Sasso a monte e di Valstagna a valle) ma che beneficiò tutti: migliaia di persone per oltre 500 anni, togliendole dalla miseria di una terra magra…

La Calà oggi

Nel 1956, quando fu ultimata la carrozzabile del Costo, la Calà andò in completo declino e solo nel 1998 la Comunità Montana avviò un lavoro di ripristino che oggi, mostra grandi segni di degrado.

La valle in cui la Calà corre è una gola stretta, impervia e in caso di forti precipitazioni, diviene un fiume in piena, travolgendo e trasportando con sé tutto ciò che trova. Di nuovo, ci sono smottamenti dei muretti di contenimento; di nuovo sono scese slavine portando con sé alberi e pietre.Le molte cascate di ghiaccio sono propedeutiche alle crepe che si formano nella roccia, pronta a staccarsi al successivo disgelo. (da Quaderni Vicentini).

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