Pfas, il super dossier regionale in procura

Un carteggio pesantissimo sulla condotta della Miteni sarebbe stato inviato dall'assessorato alla Sanità agli inquirenti: l'indiscrezione arriva da Venezia. Frattanto le mamme «No Pfas» intervengono sul caso GenX: «Fuori i documenti. Chiederemo lumi ai magistrati»

Daniela Piccoli (foto Marco Milioni)

Gli uffici dell'assessorato alla Sanità della Regione Veneto avrebbero inviato alla Procura della Repubblica di Vicenza un voluminoso dossier di centinaia di pagine fitto fitto di puntualizzazioni e di annotazioni scientifiche anche in materia sanitaria. L'ambito è quello della maxi indagine che le toghe beriche stanno conducendo sull'affaire Miteni. Il quale peraltro ieri ha fatto registrare un nuovo capitolo. Durante una assemblea pubblica organizzata a Montagnana il «Coordinamento delle mamme no Pfas» è tornato a chiedere lumi sulla vicenda di un'altra sostanza processata dalla fabbrica trissinese, il GenX. In questo caso l'attenzione si è concentrata sull'iter in forza del quale gli enti pubblici hanno autorizzato o comunque sorvegliato l’iter autorizzativo per la lavorazione di questo «temibile composto».

IL PROLOGO

Ieri a Montagnana, una delle municipalità del Padovano maggiormente colpite dalla contaminazione da Pfas, l'amministrazione comunale ha organizzato un incontro pubblico per fare il punto della situazione. Tra gli invitati c'era Nicola Dell'Acqua, direttore generale dell'agenzia ambientale regionale del Veneto, l'Arpav.

Durante un vivace botta e risposta con la mamme del coordinamento «No Pfas» nel pieno della querelle è finita la lista delle sostanze chimiche trattate all'interno dello stabilimento di Trissino, il quale ancora una volta è rimasto invischiato in una burrasca mediatica allorquando dalla stampa si è appreso che l'impianto potrebbe rischiare una chiusura parziale o totale in ragione della presenza in falda di una sostanza, l'Frd, prodotta in Olanda da Chemours-Dupont col nome commerciale di GenX e rilavorata negli stabilimenti dell'Ovest vicentino.

Secondo la Provincia di Vicenza e secondo l'Arpav quel composto fuori dalla fabbrica, ovvero in falda, non sarebbe mai dovuto finire. Ma c'è di più; tra le carte «di cui nel 2016 la Miteni» avrebbe messo a parte gli enti pubblici responsabili della vigilanza in materia di imprese ad alta pericolosità, questo sostengono le mamme, il GenX non è stato menzionato.

Il riferimento è ad una relazione gergalmente conosciuta come Rir che ieri è stata platealmente sbandierata davanti al pubblico presente alla Sala Veneziana di Montagnana.

«È lo stesso Dell'Acqua - rimarca arrabbiatissima Michela Piccoli uno dei volti simbolo della protesta dei comitati - che durante l'incontro di ieri a Montagnana mi ha risposto che il GenX non è nell'elenco che abbiamo scovato tra le carte in possesso degli enti preposti. Ora vogliamo vedere come si comporteranno le autorità. Chiediamo tutte le carte» prosegue Piccoli (in foto durante un momento della serata) la quale si domanda se la magistratura «sia al corrente di questa situazione tanto che anche alle toghe chiediamo chiarezza».

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