Pfas, concordato Miteni, i sindacati contro l'azienda

Durante un presidio ai cancelli della fabbrica le Rsu hanno sparato a zero sulle scelte economiche assunte dalla società mentre i vertici provinciali chiedono tutele per i lavoratori

Foto Marco Milioni

In relazione al caso Pfas la sicurezza degli impianti, la salute delle maestranze, quella dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente debbono procedere di pari passo. E sulla vicenda è bene che anche le indagini penali giungano ad un significativo punto di svolta. È quanto chiedono i vertici provinciali di Cgil, Cisl e Uil, quelli di categoria ovvero dei chimici in una con le rappresentanze di fabbrica.

La richiesta è stata formulata stamani durante un presidio davanti alla trissinese Miteni, fabbrica da anni al centro di uno dei più controversi casi di contaminazione del Veneto. Si tratta di un presidio che arriva in un momento particolare giacché in queste ore la Commissione regionale ha varato il testo finale del suo lavoro che a breve dovrebbe andare incontro al vaglio definitivo dell'aula.

Il comunicato della Rsu Miteni

LA TRIPLICE SI SCHIERA

«I lavoratori della Miteni hanno bisogno di un serio controllo sulla loro salute e avranno bisogno al contempo di ammortizzatori sociali vista la situazione particolare che sta vivendo l'azienda. Da un lato si deve lavorare sulla bonifica, dall'altro si deve puntare al mantenimento dei livelli occupazionali» fa sapere Igor Bonatesta segretario provinciale berico per Uiltec-Uil che questa mattina ha parlato a nome di tutti i chimici della triplice a livello provinciale (in foto un momento del sit-in).

E questa mattina era presente davanti ai cancelli anche il segretario generale Giampaolo Zanni, numero uno della Cgil vicentina il quale ha lanciato un messaggio molto preciso: «I tempi sono maturi perché le indagini penali che sta conducendo la Procura della repubblica di Vicenza possano concludersi come era stato più volte promesso». E ancora: «I lavoratori presentano valori di Pfas nel sangue elevatissimi. Queste persone vanno monitorate con costanza perché non sappiamo che cosa potrebbe accadere loro nei prossimi anni».

L'ATTACCO DELLA RSU

Altrettanto espliciti sono i rappresentanti di fabbrica ovvero gli Rsu di Cgil, Cisl e Uil che in una nota al curaro diramata durante il sit-in sparano a zero sull'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan: la sua azione nei confronti della vertenza in atto con l'azienda viene definita senza mezzi termini «deludente ed inconcludente». Tanto che Renato Volpiana, Federico Pellizzaro e Denis Orsato, rispettivamente membri della Rsu per conto di Cgl, Cisl e Uil chiedono l'intervento diretto dei ministeri «della salute, dell'ambiente e del lavoro «in ordine alle nostre condizioni sanitarie ed in ordine al problema del mantenimento dei livelli occupazionali». Si tratta di parole pesanti che arrivano in clima di rapporti tesi con l'azienda che ha chiesto un concordato con i creditori visto dai detrattori della Miteni come una possibile anticamera del fallimento. Un concordato visto come fumo negli occhi dalle Rsu che battono i pugni sul tavolo chiedendo «investimenti per garantire la sicurezza dell'impianto» ed investimenti per garantire gli organici considerati un altro viatico obbligatorio per la sicurezza in fabbrica. E che i rapporti con l'azienda siano al minimo lo conferma lo stesso Volpiana definisce in tal senso «imbarazzante» il comportamento della stessa.

LA NOVITÁ

La situazione pertanto rimane tesa giacché alla Regione Veneto è pronta la relazione finale della Commissione speciale Pfas istituita in seno al Consiglio regionale. Come racconta il Corveneto peraltro il documento deve ora passare il vaglio dello stesso Consiglio ma intanto a livello politico emergono le prime divergenze.

Le opposizioni di centrosinistra sembrano intente a respingere il testo votato dalla maggioranza di centrodestra. Ancora non è chiara invece la posizione del M5S che esprime la presidenza della commissione con il veronese Manuel Brusco.

Uno dei passaggi chiave del documento, si trova a pagina 15, è quello in cui viene spiegato che «ad oggi, gli effetti che i Pfas provocano sulla salute umana sono controversi e per lo più non comprovati quanto a nesso di causalità fra esposizione a Pfas e singole patologie osservate come ricorrenti nei casi di studio...». Si tratta di parole precise che dovranno gioco forza essere discusse in aula.

L'AZIENDA RISPONDE ALLE MAMME «NO PFAS»

Nel frattempo si muove anche la Miteni. Il caso è quello dell'accusa mossa dal coordinamento noto come «Mamme no Pfas» il quale un paio di giorni fa a Montagnana nel Padovano aveva contestato duramente il fatto che il GenX, una sostanza parente dei Pfas, non fosse stata inclusa nell'elenco delle sostanze potenzialmente pericolose da redigere ai sensi della legge sulle fabbriche ad alta pericolosità, alla cui famiglia appartiene Miteni.

Quest'ultima però respingendo seccamente al mittente le accuse definisce queste ultime destituite di ogni fondamento. Nella replica affidata all'addetto stampa Giorgio Tedeschi si legge: «Il GenX non c'è nella scheda Rir 2016 pubblicata perché non essendo catalogato come sostanza pericolosa non è contemplato nell'elenco delle sostanze da indicare secondo la normativa Seveso... Il volume del GenX che deve essere indicato è quello teorico potenziale autorizzato non quello lavorato. Il quantitativo lavorato, secondo le prescrizioni della Autorizzazione integrata ambinetale, l'Aia, è stato indicato nel report del piano di monitoraggio e controllo. Per quell'anno il quantitativo di lavorazione di GenX è stato zero. Non è stato lavorato nemmeno un grammo. Altro che le 100 tonnellate sbandierate da Greenpeace».

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