Lega e Pd, la «liaison dangereuse» nel segno di Olimpiadi ed Spv

Zaia dopo aver nominato in Regione un fedelissimo dell'ex ministro democratico Del Rio, in tema di trasporti punterebbe ad un appeasement con i moderati del centrosinistra: frattanto in valle dell'Agno monta la preoccupazione per le ripercussioni che i cantieri della superstrada in costruzione potrebbero avere sulle case in zona Priabona

Il governatore veneto Luca Zaia (archivio Today.it)

Il leghista Luca Zaia, presidente della giunta regionale veneta, con una nota di poche righe diramata ieri 14 febbraio, ha espresso soddisfazione per la decisione del consiglio dei ministri di approvare il così detto decreto olimpico Milano-Cortina. Il pacchetto però, al momento della futura conversione in legge o nell'ambito della scrittura dei documenti collegati, potrebbe contenere «una serie di aiutini» al completamento della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, i cui cantieri stanno incontrando alcune difficoltà di non poco conto: ipotesi, quella degli «aiutini finanziari» che da tempo vede la netta contrarietà dei comitati ambientalisti.

UN SOS AI SIGNORI DEI GIOCHI INVERNALI
Ma da che cosa si può presumere che il governatore abbia l'ambizione per cui una parte dei fondi dedicati ai giochi invernali possa fornire una boccata d'ossigeno alla Spv? L'ipotesi circola da tempo. L'ultima reprimenda il governatore l'aveva patita dagli ambientalisti non più tardi della metà di dicembre del 2019. Tuttavia le magagne dei cantieri (tra sequestri, sollevazione dei residenti nelle aree più critiche, nodo di Alte-Motecchio e ritardi vari che ormai ammontano a quattro anni buoni), avrebbero messo così in apprensione il governatore che quest'ultimo avrebbe cercato e ottenuto una sponda presso il Pd. Il quale in Regione è sì all'opposizione, ma a Roma è al governo ed ha un suo peso massimo (Paola De Micheli) proprio ai trasporti. Ed è alla luce di queste circostanze che andrebbe trascritta l'ultima parte della nota di Zaia in cui si legge che la giunta regionale si attende «una rapida conversione in legge... che i decreti attuativi siano in linea con le aspettative del Comitato olimpico internazionale e dei territori... che il governo entri a pieno titolo anche nell'aspetto finanziario». 

VOCI E VELENI DI CORRIDOIO
E tuttavia in che modo si sarebbe estrinsecata questa unitarietà d'intenti che a mezza bocca in laguna è già stata ribattezzata «liason dangereuse»? Uno dei primi sintomi è la scelta del gruppo regionale, capitanato dall'arzignanese Stefano Fracasso, di togliere il piede dall'acceleratore delle critiche nei confronti dell'opera. Quest'ultima per vero non è mai stata osteggiata «dai vertici dem», a Roma come nel Veneto. Ma l'ala ecologista e quella sinistra del partito, la Pedemontana l'hanno sempre avuta sul gozzo: tanto che, questi i rumors che circolano a palazzo Ferro Fini, «un appeasement del genere», seppur senza esternazioni sui media, sarebbe andato di traverso consigliere democratico Andrea Zanoni (trevigiano, leader dell'ala ecologista, da sempre ipercritico contro la Spv) e soprattutto a Graziano Azzalin, «alfiere della gauche democratica»: il quale con la «deriva moderata» di Fracasso avrebbe «un conto in sospeso».

IL PEZZO DA NOVANTA COI GALLONI DEL PD
Queste almeno sono le voci dei giochi sotterranei tra correnti. Gli atti ufficiali della giunta regionale però narrano una realtà che per certi versi, almeno politicamente palando, è ancora più eloquente. Basta una scorsa della delibera di giunta con la quale nel settembre dell'anno passato si dà il via al piano regionale dei trasporti 2020-2030 (il piano che identifica la Spv come massima priorità per fluidificare e rendere meno assillante la circolazione stradale veneta) per trovare un nome che ha fatto accendere «tutte le spie rosse sul cruscotto».

Si tratta di Ennio Cascetta al quale su input di Zaia proprio nel 2019 viene affidato il ruolo cruciale di numero uno del «coordinamento scientifico» del panel che dovrà occuparsi del piano del traffico 2020-2030. Cascetta è noto al grande pubblico per la chiara fama di accademico alla università Federico II di Napoli, ma anche per essere finito al centro di una fragorosa querelle giudiziaria per incarichi extra-universitari non dichiarati. Il professore oltretutto è stato presidente di Anas, nonché assessore ai trasporti in Campania quando governatore era il democratico Antonio Bassolino. Ma l'incarico di maggior potere ricoperto in passato da Cascetta è quello di numero uno della «Struttura tecnica di missione» (meglio nota come Stm, un tempo Unità tecnica di missione) presso il Ministero delle infrastrutture. La Stm altro non è che «il sancata sanctorum del dicastero di piazzale Porta Pia», la cabina di regia e di comando che può decretere il successo o l'insuccesso di una determinata opera. Dopo la deflagrazione dell'affaire Incalza-Lupi, da più parti in parlamento si sollevarono voci affinché la unità di missione fosse smantellata in quanto si trattava di un organismo tanto potente (che beneficia peraltro di relazioni alto di gamma con i più importanti gangli dello Stato e del mondo economico), da non dover rispondere nemmeno al Consiglio dei ministri. In quella inchiesta della magistratura toscana sulle commesse ferroviarie dell'Alta velocità (che per inciso non toccò la Spv) finì agli arresti anche Angelo Perotti, l'uomo al quale Sis, il concessionrio della Pedemontana veneta aveva affidato la direzione dei lavori.

IL SANCTA SANCTORUM
Tuttavia al di là degli scandali quando Graziano Delrio, uno degli uomini più auterevoli del Pd, divenne ministro dei trasporti non bandì la ex unità di missione: anzi la mantenne ponendo Cascetta, era il 2015, al suo vertice: si tratta giustappunto dello stesso Cascetta che lo scorso anno è stato chiamato da Zaia a capo del panel scientifico che disegnerà lo scenario dei flussi di traffico nel Veneto per il decennio a venire. Flussi di traffico che nel caso della Spv, ove mancassero, potrebbero causare un salasso finanziario alla Regione, poiché nel caso di mancate entrate da pedaggio sulla Spv, sarà proprio palazzo Balbi a rifondere il concessionario incaricato di realizzare e gestire la Pedemontana (si tratta della italo-spagnola Sis), a rifondere lo stesso privato dei mancati introiti.

SALUTO A ROMANO
Epperò le linee di convergenza tra la galassia del centrosinistra e quella leghista non si fermano solo al livello nazionale. Sempre nella delibera del settembre 1376 del 23 settembre 2019 c'è un altro nome di spicco in seno al comitato scientifico, quello di Luca Romano (la cui presenza nel panel sarebbe stata salutata con favore dall'ala moderata del Pd regionale). Quest'ultimo, che ha un passato a sinistra da vicesindaco e poi da consigliere comunale a Vicenza, da anni è considerato vicino al centrosinistra valdagnese: con la sua Local area network srl fornisce analisi di scenario per molte imprese, specie della Valle dell'Agno. In passato è stato in buonissimi rapporti con l'ex presidente della provincia berica, la allora leghista Manuela Dal Lago, il cui erede come uomo forte del Carroccio nel Vicentino è l'attuale presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, il quale pur avendo a Sandrigo la sua piazzaforte, in valle dell'Agno è uno dei leghisti più influenti. Di più Romano è sentimentalmente legato a Franca Porto. La quale è stata per anni il numero uno della Cisl, un sindacato da sempre apertamente schierato a favore della Pedemontana. Questa corrispondenza di visione in materia di infrastrutture tra i due in dicembre era finita nel mirino del Covepa, una associazione che da anni contesta la Pedemontana. In realtà questa apertura di Zaia ad un pezzo dell'establishment democratico non avrebbe fatto storcere il naso solo alla sinistra del Pd, ma pure a pezzi importanti del Carroccio veneto: tanto che la manovra sarebbe stata bollata come «puramente consociativa» sia tra «alcune schiere padane» sia tra alcune schiere del centrosinistra veneto.

SUL TERRITORIO CRESCE IL MALCONTENTO
Frattanto sui territori le amministrazioni locali si debbono quotidianamente confrontare con le ansie e i disagi delle zone lambite dai cantieri della Spv. Era accaduto a Malo, ma il malcontento cresce. Tre giorni fa a Cornedo, nella frazione di Cereda, è stato organizzato un dibattito (le telecamere di Vicenzatoday.it ne hanno filmato alcuni passaggi, mentre è disponibile anche una audio-sintesi più lunga) al quale hanno preso parte oltre cento persone che hanno riempito completamente la sala. Al centro dell'incontro c'erano i timori dei residenti della frazione Cracchi i quali temono che l'attraversamento in galleria del tracciato possa mettere a rischio la statica delle abitazioni: ma soprattutto temono che le operazioni legate al proseguo degli scavi, esplesioni per lo scavo del tunnel in prims, possano creare «una situazione di disagio acuto» come già accaduto nella zona di Malo. Ed è in questo senso che si sostanziano gli strali lanciati da Andrea Viero, portavoce del comitato di Malo-Vallugana, comitato che con la Sis e con la Regione Veneto da mesi ha ingaggiato una vera e propria battaglia fatta di carte bollate, di mobilitazione continua, di segnalazioni alla autorità giudiziaria, di ricorsi per via amministrativa, di citazioni in sede civile. «Per evitare gli scoppi notturni di un cantiere che mai si sarebbe dovuto autorizzare in quel luogo - fa sapere Viero - abbiamo dovuto intentare una causa davanti al Tar, il quale peraltro ci ha dato ragione. Ma perché ci siamo dovuti spingere ad appoggiarci ad un legale? Vorrei capire come mai dei cittadini che dovrebbero essere tutelati dalle istituzioni, debbano patire le pene dell'inferno, gomme tagliate da anonimi incluse, per far vedere riconosciuti i propri diritti rispetto ad una vita resa infernale rispetto alla quale chi governa la Regione è decisamente insensibile: per questo è necessario che anche qui a Cornedo in contrada Cracchi si crei un comitato: se rimanete soli ed isolati sarete messi all'angolo. Quando cominceranno ad esplodere le mine c'è il rischio che dentro le vostre case, che dovrebbero essere un oasi di ristoro, voi dobbiate fronteggiare gli incubi più neri».

Dello stesso tenore è la critica di Massimo Follesa, coordinatore del Covepa il quale ha attaccato ad alzo zero l'amministrazione comunale di Cornedo definendola prona rispetto alle minimizzazioni sui rischi in zona Cracchi lungo la Priabona «accettate in modo acritico da Sis e Regione». Follesa peraltro è intervenuto anche sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la Spv, compresa la vicenda del sequestro e del successivo dissequestro del cantiere. Nel suo intervento Follesa si è detto convinto che la decisione sulla base della quale sia giunto il dissequestro sia il risultato di una interpretazione «profondamente errata del codice degli appalti da parte del Tribunale del riesame» il quale con una decisione che aveva fatto discutere, alcuni mesi fa aveva tolto i sigilli a buona parte del cantiere. «È ora che la magistratura - fa sapere Follesa - riprenda inconsiderazione il sequestro e lo faccia prima delle elezioni perché se c'è qualcuno che si aspetta che la giustizia debba adeguarsi ai comodi elettorali di lor signori della politica allora siamo fuori strada, per questo ci stiamo organizzando per un sit-in a Borgo Berga». Per Follesa i residenti di Cornedo dovrebbero fare pressione sulla Regione per ottenere quanto meno una modifica del tracciato.

Non meno duro era stato l'intervento del consigliere regionale Cristina Guarda (Cvp), che intervenuta al dibattito aveva bastonato la Regione e il Comune di Cornedo accusandoli di accettare in modo modo acritico le rassicurazioni di Sis, finendo così per fare la parte del ventriloquo del concessionario. «È inaccettabile - fa sapere Guarda - che a Cornedo una famiglia del luogo, gli Zaupa, che si sentiva minacciata, sia dovuta andare in tribunale per far valere le proprie ragioni a fronte di un comune e di una Regione «che per mesi sono stati colpevoli di un inaccettabile silenzio». Martedì per vero aveva parlato anche Bruno Cardini, uno dei consulenti tecnici della famiglia di Sebastiano La Ganga, l'escavatorista morto nella galleria Malo, Cornedo, Castelgomberto nel 2016, il cui decesso aveva avviato una indagine che da poco si è conclusa con una dozzina di rinvii a giudizio. «Molte cose io non posso riferirle perché sono coperte dal segreto professionale, ma vi dico che io della Sis non mi fido: come ci si può fidare dopo i crolli, dopo le voragini, dopo due morti bianche».

TANTI DUBBI SULLE MORTI BIANCHE
E sul secondo infortunio mortale, quello avvenuto sempre sui cantieri Spv ma a Mason e che nel 2019 è costato la vita all'operaio cosentino Gianfranco Caracciolo, Cardini va giù di scimitarra «svelando un particolare inquietante»: durante i lavori per fornire corrente ad una apparecchio di cantiere «si sono attaccati con una prolunga non al quadro di cantiere con tanto di salvavita ma al quadro di controllo di un impianto di betonaggio». Il consulente ha spiegato che per chi si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro si tratta di una vera e propria eresia: «se tu ti attacchi con una prolunga al quadro di un impianto, che cazzo di cemento starai mai producendo?». Poi una staffilata ad Elisabetta Pellegrini, il dirigente regionale che sovrintende la sorveglianza tecnica sulla Pedemontana per conto di palazzo Balbi. «Costei si precipita a Trissino quando è stato ritrovato un po' d'amianto mentre non ho mai sentito un fiato sui due morti».

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