Spv, cittadini «lasciati in balia delle voragini»

Per la situazione lungo la Priabona il consigliere regionale Guarda indirizza un esposto al ministero dell'ecologia e chiede un tavolo per i residenti compresi quelli che «nel Maladense stanno patendo disagi di ogni tipo». Frattanto i comitati nutrono dubbi sul dissequestro che ha interessato il tunnel tra l'Alto vicentino e Castelgomberto

Da sinistra a destra Cristina Guarda e Giorgio Destro (foto Marco Milioni)

Sulla Superstrada pedemontana veneta «ormai è burrasca senza fine». Il caso della voragine creatasi nel cantiere in contrada Cracchi a Cornedo manda su tutte le furi il consigliere regionale veneto Cristina Guarda (del gruppo consiliare Cipv) lancia la sfida al governatore leghista Luca Zaia. Oggi 22 gennaio infatti in mattinata la stessa Guarda ha indirizzato un esposto al Ministero dell'ambiente in cui si definisce allarmante la situazione «venutasi a creare a Cornedo» e definisce altrettanto allarmante il silenzio con cui il presidente della giunta Zaia sta accogliendo le ultime novità che giungono da un'opera «sulla quale si addensano troppe ombre».

Nel documento, indirizzato tra gli altri al ministro all'ecologia Sergio Costa, si ripercorre passo passo la cronistoria dell'avvallamento che da settimane «toglie il sonno ai residenti della zona» della cui situazione preoccupante chi di dovere si è peritato di informare i cittadini direttamente interessati solo «il 6 novembre dello scorso anno». L'accusa ad alzo zero nei confronti della Regione e nei confronti del concessionario incaricato da quest'ultima per la realizzazione e la gestione dell'opera (si tratta del consorzio Sis) viene dalla stessa Guarda e da Giorgio Destro (che stamani ha avuto a Vicenza un breve colloquio proprio con il consigliere regionale). Destro è l'avvocato padovano che patrocina gli interessi della famiglia Zaupa, la quale lamenta da tempo il rischio rispetto al quale la sua casa sarebbe sottoposta. «I miei assistiti sono seriamente preoccupati. Se in piena campagna si aprono i crateri che conosciamo che cosa succederà quando il tracciato sotterraneo passerà ad appena diciassette metri sotto la casa dei miei clienti? Che cosa succederà quando lo scavo tra qualche mese passerà sotto le case della contrada che si trovano più a est?».

«SITUAZIONE AL LIMITE»
La situazione «è talmente tesa, ormai al limite», tanto che Destro per questa vicenda era stato «costretto a presentare una istanza» al tribunale civile di Vicenza tesa, anche, ad un eventuale blocco dei lavori. Ma c'è di più. Il legale fa sapere che in giornata incontrerà il delegato di Sis, l'ingegnere Pasquale Dolgetta, perché da quello che è trapelato nelle ultime ore, il consorzio italo-spagnolo avrebbe dato il via ad una «approfondita interlocuzione» con gli Zaupa. Di più, il Tribunale di Vicenza il 14 febbraio ha fissato una prima udienza in cui si dovrà discutere di un ipotetico blocco dei lavori in una con le altre garanzie chieste dalla famiglia Zaupa. 

Tuttavia la partita per Guarda è molto più ampia. «Serve che a Cornedo la Regione apra un tavolo con i residenti perché a ridosso della Priabona gli effetti collaterali dello scavo del tunnel che dovrebbe mettere in collegamento la valle dell'Agno con l'Alto vicentino possono essere devastanti. Non dimentichiamoci - rimarca ancora Guarda - delle rogne anche giudiziarie che sta patendo la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta o Spv che si voglia in quella porzione del Vicentino, dall'una e dall'altra parte del monte ossia nel Maladense».

LO SPETTRO DEL REATO
Ma il «cahier de doléances» del consigliere, inclusa una nota al curaro diffusa stamani, non finisce qui. «Grazie ad un video girato il 17 gennaio che oggi ho diffuso pubblicamente mettendolo così a disposizione di chiunque sia interessato al problema, posso dimostrare come sull'area attorno alla voragine si siano già mossi alcuni mezzi che da quanto risulta starebbero per cominciare a riempire quel cratere. Ebbene, quella porzione del territorio tra Castelgomberto e Cornedo - attacca Guarda - è una zona Sic, cioè una zona di valenza naturalistica regionale. Ogni intervento deve essere autorizzato dalla Regione. La giunta deve spiegarci se quelle autorizzazioni siano state rilasciate o meno». Le fa eco Destro: «Qualsiasi manomissione di una zona Sic senza lo specifico nulla osta è un reato ambientale, chi opera su quel sito non lo può fare come se ci trovassimo nella terra di nessuno». Ed è per questo motivo che proprio in relazione alle evidenze presenti su quel video e in relazione ad altri documenti in suo possesso Guarda ha spiegato che «non solo in questi giorni ho inoltrato puntualmente ai carabinieri forestali le evidenze in mio possesso, ma alle brevi mi periterò di inviare alla autorità giudiziaria un formale esposto».

VALLUGANA, AL VIA LA BATTAGLIA LEGALE
E se la situazione è tesa in Valle dell'Agno non lo è di meno nelll'Alto vicentino. Da tempo infatti coloro che risiedono attorno allo scavo Spv di Malo-Vallugana lamentano una serie di disagi «talmente acuti» tanto da essere passati alle vie legali. «A partire da oggi o più probabilmente da domani darò il via a quattordici distinte azioni legali contro la Sis in ragione dei danni di natura neurologica e di quelli respiratori patiti dai miei assistiti in contrada Vallugana» fa sapere Destro. Quelle persone «ne stanno subendo una per colore» racconta il legale padovano il quale spiega che l'azione civile non è che l'ultimo capitolo di un crescendo che era iniziato con alcune segnalazioni al comune di Malo e che via via si è «per ovvie ragioni inasprito per il comportamento delle maestranze»: il tutto messo nero su bianco tra diffide, esposti in comune e perfino esposti alla procura della repubblica di Vicenza. L'ammontare del contenzioso si attesta sul milione  emezzo di euro.

IN DUE SULLA GRATICOLA DEL COVEPA
Tuttavia il bombardamento contro la Spv non finisce qui. Pochi giorni fa il coordinamento ecologista Covepa (che poi è quello che per primo aveva lanciato l'allarme per la situazione a Cornedo) aveva denunciato una fatto molto preciso. Alcuni ispettori della struttura commissariale governativa che quattro anni fa sovrintendeva ai lavori della Spv (soreveglianza oggi in capo direttamente alla Regione), nel 2016 procedettero ad un sopralluogo nel cantiere della galleria tra Malo e Castelgomberto. Un'ora dopo una porzione della volta di quel tunnel cedette, causando la morte di un operaio. La denuncia pubblica lanciata dal Covepa nel frattempo ha fatto il giro dei media nazionali. Tuttavia lo stesso comitato non più tardi di ieri ha rincarato la dose e con un dispaccio di fuoco pubblicato sul blog del coordinamento ha fatto il nome ed il cognome dei due professionisti il cui curriculum è stato messo letteralmente sotto la lente d'ingrandimento. «Quello che sembrerebbe emergere» dalle carte in possesso del Covepa «è che questi due tecnici stanno continuando ad avere rapporti per la Superstrada pedemontana veneta con l’unità regionale di controllo sull'opera guidata guidata dall’ingere Elisabetta Pelligrini, il cui silenzio è assordante» si legge nell'intervento firmato dal portavoce del Covepa Massimo Follesa. Il quale si spinge poi oltre quando scrive, non lesinando il sarcasmo, che il governatore leghista Zaia, anche lui accusato di rimanere in silenzio, è probabilmente «troppo occupato a capire come trasformare la Spv per macchine volanti». Si tratta di parole «che pesano come macigni» rispetto alle quali il Covepa chiede comunque l'intervento della autorità giudiziaria affinché valuti eventuali profili penali e quello della autorità regionale affinché avvii una indagine amministrativa.

LA TOGA NEL MIRINO
Epperò il Covepa ne ha per tutti giacché oggi, sempre con una nota pubblicata sul suo blog, Follesa se la prende anche con l'autorità giudiziaria. Più nello specifico il portavoce contesta radicalmente il provvedimento con cui mesi addietro a Vicenza il Tribunale del Riesame dissequestrò un'amplissima porzione del cantiere tra Malo e Castelgomberto da tempo sottoposto ad una serie di accertamenti giudiziari. Quella dell'architetto Follesa è una lunga digressione di natura eminentemente tecnica nella quale si sostiene che la decisione assunta dal giudice Lorenzo Miazzi non sia sufficientemente avvalorata sul piano tecnico scientifico perché le conclusioni cui sarebbero giunti i consulenti di Sis sarebbero in contraddizione «con la manualistica fondamentale dell’ingegneria». Inoltre Follesa rimarca che il giudice oltre a valutare, come è doveroso,  le argomentazioni del consulente di parte della Sis, avrebbe dovuto dotarsi di un suo consulente di parte.

ATTACCO ALZO ZERO A ZAIA
Ad ogni buon conto l'intera vicenda ha anche un risvolto squisitamente politico. Guarda definisce «assordante il silenzio di Zaia su queste questioni» e spiega che sulla vicenda del sopralluogo degli ispettori seguito dal crollo della volta della galleria «è intenzionata a trascinare il governatore in una discussione in consiglio in cui dovrà dare ai veneti le dovute spiegazioni». Ma c'è di più. A Guarda non sono sfuggite alcune uscite di Zaia a scavalco tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020 quando il governatore «con una certa qual non chalanche ci ha dato ad intendere che vorrebbe ricomprendere il controllo della Spv sotto Cav, la spa posseduta dallo Stato e dalla Regione Veneto che controlla alcune tratte autostradali del Nordest a partire dal Passante di Mestre. Zaia - prosegue ancora Guarda non se la può cavare con qualche battuta perché far finire la Spv sotto il controllo di Cav significa che c'è l'intenzione o di revocare la concessione o parte di quest'ultima o di mutare in qualche modo l'assetto societario che sta in capo al concessionario».

LO SPETTRO SULLA CONCESSIONE, TRA SIS E CAV
Le parole di Guarda non sono scelte a caso perché a palazzo Ferro Fini da tempo si parla di una Spv che potrebbe finire sotto il controllo regionale attraverso un concambio azionario che garantirebbe a Sis una quota rilevante della stessa Cav. Alla base di questa ipotesi ci sarebbe la preoccupazione che le previsioni di traffico in base alle quali il privato si è visto riconoscere dal concedente il diritto a realizzare e gestire l'opera per quarant'anni potrebbero essere largamente sottostimate. Se questo avvenisse la Regione Veneto in forza della convenzione in essere sarebbe costretta a garantire al privato il lucro mancato che oscillerebbe secondo i comitati tra gli 8 e i 12 miliardi di euro. Poiché una circostanza del genere potrebbe però mandare all'aria i conti della Regione, la soluzione che sarebbe allo studio è quella di far finire la Spv nell'orbita pubblica assicurando al privato una generosa buonuscita. Si tratterebbe in ogni caso di uno scenario da terremoto non solo per eventuali zavorre che peserebbero inevitabilmente sul budget pubblico, ma anche perché la sostenibilità dell'opera sul piano finanziario è stato per anni il cavallo di battaglia di Zaia mentre la sua impraticabilità è da sempre il principale vulnus denunciato dalla galassia ambientalista. Una retromarcia di Zaia a pochi mesi dalle elezioni potrebbe costituire uno smacco non da poco. Ed èper questo che il governatore, questi i rumors che girano in laguna, sarebbe disposto ad operare drasticamente sulla Spv solo dopo essersi assicurato una agevole rielezione con un consiglio regionale poco disposto a fargli le pulci.

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