Ex Pellizzari a San Felice, si arroventa il caso delle scorie misteriose

L'opposizione del di centrosinistra della città palladiana accusa la giunta di un comportamento opaco e intravede possibili condotte da codice penale in capo agli uffici che sono stati denunciati all'Arpav

una veduta sull'ex corte Pellizzari (archivio Comune di Vicenza)

La querelle sullo stato ambientale della ex corte Pellizzari in corso San Felice «rischia di finire a stracci». L'opposizione di centrosinistra nel capoluogo berico lamenta una condotta opaca da parte dell'esecutivo, finito sulla graticola perché si sarebbe messo di traverso per fare luce sugli scavi in corso nel cantiere che dovrebbe ospitare il nuovo supermercato della Lidl. L'ultimo capitolo della diatriba è stato scritto oggi 15 gennaio 2020 quando il consigliere Raffaele Colombara della lista «Quartieri al centro» ha diramato una nota di fuoco all'indirizzo della giunta di centrodestra, ma anche all'indirizzo degli uffici di piazza Biade.

Il dispaccio è un j'accuse senza appello: «Che cosa ci fanno in cantiere mezzi specifici di autospurgo per il trattamento di liquidi, di note ditte di bonifica? Ci sono altri inquinanti, oltre all'amianto? Su quali basi l'assessore al territorio Marco Lunardi afferma che al cantiere va tutto bene? Dove sono dati e documenti? Perché non ha mai ordinato l'indagine del suolo, e non l'ha prescritta nel permesso a costruire rilasciato al supermercato? Come mai l'amministrazione comunale, in seguito ai rinvenimenti di inquinanti, richiamata al dovere di intervenire, non ha mai agito?... Dove è finito l'assessore all'ambiente Simona Siotto in questi mesi? Non una parola da un assessore solitamente loquace... Sono stati coinvolti gli uffici? O ci siamo persi l'ennesimo cambio di questa amministrazione, frizzante nel valzer delle deleghe?». Poi un ultimo affondo: «Questa sarebbe l'amministrazione della trasparenza...».

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Ora se la durezza della invettiva di Colombara è evidente sul piano politico per certi aspetti lo è ancora di più sul piano della bontà della condotta degli uffici tecnici (sono i funzionari infatti che per per legge rispondono di eventuali omissioni e di eventuali reati) soprattutto perché nella sua accusa ad alzo zero il consigliere identifica almeno un paio di profili da codice penale sia in materia di accesso agli atti, per le carte negate, sia in materia di eventuali violazioni della normativa, ambientale in primis. Ed è per questo che l'opposizione senza peli sulla lingua spiega di avere indirizzato una denuncia «alle autorità competenti, a partire da Arpav». Ad ogni modo se da una parte Colombara è conscio della attività di recupero dell'amianto, che era stata comunicata a palazzo Trissino (vedi riquadro), ben altri i timori sono quelli dovuti alle attività di bonifica che la società incaricata dal privato avrebbe posto in essere durante gli ultimi giorni. Ora non è escluso, almeno stando alle minoranze, che la diatriba possa spostarsi in commissione territorio.

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