Polemiche sulla nomina del vicentino Mantoan a capo dell'Agenas

La scelta del governo a favore del superburocrate della sanità veneta scatena la reazione del consigliere regionale Bartelle: frattanto sui numeri reali dei decessi da Covid-19 le cifre relative al territorio della ex Serenissima, ma non solo, si fanno più «sempre più inquietanti»

Patrizia Bartelle (archivio del Consiglio regionale veneto)

La nomina ventilata, ormai scontata, del vicentino Domenico Mantoan, quale commissario straordinario alla Agenzia nazionale per i servizi sanitari (nomina che è stata voluta dal ministro della sanità Roberto Speranza del Pd), ha mandato in fibrillazione una parte della opposizione in seno al Consiglio regionale veneto. Il consigliere Patrizia Bartelle (gruppo misto) infatti in una nota al vetriolo pubblicata ieri 10 aprile sulla sua bacheca Facebook mette in discussione la figura di Mantoan che per inciso è anche il direttore generale dell'area sanità della Regione Veneto.

LA STILETTATA
Ma quali sono gli addebiti della consigliera rodigina nei confronti del superdirigente? «Apprendo con stupore e curiosità - si legge nell'intervento - della sua proposta di nominare Domenico Mantoan quale Commissario dell'Agenas. Stupore per la politica sanitaria che Mantoan ha applicato negli ultimi anni in Veneto, una politica fatta di feroci riduzioni della spesa e costruita con ossessive chiusure di ospedali, reparti e servizi che ha portato ad un automatico aumento di prestazioni della Sanità privata oltre ad uno storico scontro con le organizzazioni di categoria dei medici e degli operatori, culminato in proteste pubbliche per le schede ospedaliere di recente emanazione. Per tacere si legge ancora - del mancato decollo delle strutture alternative sul territorio e della medicina di base, mai davvero potenziata e solo in parte stimolata».

Poi un'altra bordata: «Certo, può sempre essere che Mantoan, colto da improvvisa folgorazione, si sia convertito sulla via dell'Agenas, e qui nasce la mia curiosità. Come farà il demiurgo della sanità veneta a spiegare a decine di manager e tecnici sanitari che per anni si sono formati nella logica dei tagli, che adesso invece bisogna collaborare al potenziamento della rete di assistenza ospedaliera e territoriale, al fine di assicurare la più elevata risposta sanitaria, come gli prescrive di fare il mandato ricevuto dal governo contestualmente alla nomina appena ricevuta?».

«COMBINE ZAIA-PD»
E in questo caso la querelle assume il sapore del retroscena. Perché da giorni si vocifera che in alto loco Mantoan abbia potuto contare anche sull'appoggio del Pd proprio in consiglio regionale veneto visti i «cordialissimi e consolidatissimi rapporti» che da anni legano il superburocrate proprio al capogruppo democratico a palazzo Ferro Fini ossia l'arzignanese Stefano Fracasso. «Abbiamo avuto contezza di un vero e proprio gentlemen agreement tra l'entourage di Zaia e l'ala più moderata del Pd che si è materializzato in primis nella assenza di critiche dei dem a Mantoan che non è certo esente da pecche» spiega un parlamentare veneto di prima fila del Carroccio veneto che chiede l'anonimato. Il che sta a testimoniare ormai quello che che molti leghisti da tempo sostengono. Ossia che nel Veneto Zaia disponga ormai di una «Lega zeta che in realtà è una struttura totalmente avulsa dal Carroccio e che vede a palazzo Ferro Fini il consigliere Silvia Rizzotto della lista Zaia quale primo pretoriano che detta la linea al resto della maggioranza».

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I DATI CHE PREOCCUPANO
Tuttavia il mondo della sanità veneta ai tempi del coronavirus è scosso dalle dichiarazioni del professore Luca Ricolfi, un accademico esperto in statistica sociale il quale due giorni fa su La7 durante il talk show Piazza pulita, ha messo in discussione i dati nazionali sulla diffusione del contagio spiegando che le cifre con ogni probabilità vanno moltiplicato per tre fino alla cifra complessiva di 80mila decessi attestati sulla fine di marzo e l'inizio d'aprile. Soffermandosi poi sulla situazione veneta il professore ha spiegato che nel territorio dell'ex Serenissima il dato delle morti potrebbe essere rivisto al rialzo anche di sette volte, il tutto mentre il giudizio sulle strutture assistenziali venete è stato molto poco lusinghiero. Si tratta di analisi che lo stesso Ricolfi ha squadernato più volte sul portale della fondazione Hume, soprattutto in un intervento del giorno 8 aprile. La puntata di Piazza pulita peraltro sul web ha dato vita a molte reazioni parecchie delle quali parlano di «numeri sempre più inquietanti».

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