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da sinistra a destra: Luca Prioli, Silvio Giovine, Francesco Rucco, Elena Donazzan e Valerio Sorrentino

da sinistra a destra: Luca Prioli, Silvio Giovine, Francesco Rucco, Elena Donazzan e Valerio Sorrentino

Affaire «Kebab», Asproso: «Via le deleghe a Giovine»

L'assessore al commercio del capoluogo berico finisce nuovamente al centro delle polemiche. Nel 2019 un caso mediatico investì Elena Donazzan, riferimento dell'attuale candidato alle regionali per Fdi, in ragione della querelle sulla vicenda Prioli

Dopo le polemiche sull'assessore berico al commercio Silvio Giovine in merito alla vicenda del cosiddetto regolamento anti kebab (c'è un lungo approfondimento di Today.it al riguardo) di cui hanno parlato quotidiani, agenzie di stampa, (perfino Radio 24 ha dedicato all'argomento una puntata de La Zanzara) la querelle si inasprisce. A puntare l'indice contro Giovine (che è anche candidato alle elezioni regionali per Fdi nella corrente che fa capo all'assessore regionale all'istruzione la bassanese Elena Donazzan) è Coalizione civica, il raggruppamento civico-politico che nel consiglio comunale di Vicenza fa riferimento a Ciro Asproso. Quest'ultimo in una nota diffusa ieri (nota firmata anche da Leonardo Nicolai e Mariangela Santini) chiede che siano ritirate le deleghe allo stesso Giovine. Il quale però ieri è stato difeso dal sindaco Francesco Rucco. Ad ogni modo non è la prima volta che il duo Giovine-Donazzan viene investito dalle polemiche. Nel 2019 infatti fu la volta del caso mediatico che deflagrò nella città del Palladio quando la testata Vicenzapiu.com pubblicò la foto di  Rucco, Donazzan, Giovine e Valerio Sorrentino (quest'ultimo è oggi presidente del consiglio comunale di Vicenza) che discutevano di sicurezza e legalità durante un briefing politico. In quella foto però compariva in bella mostra anche Luca Prioli (già componente di spicco di un sindacato di polizia, da tempo considerato vicino a Donazzan). Prioli peraltro era appena stato condannato con sentenza definitiva «a ventisei mesi di carcere» per avere pestato un automobilista mentre il poliziotto era in servizio. E la sua vicinanza alla galassia Giovine-Donazzan finì infatti nel calderone delle polemiche politiche vicentine. Peraltro pochi giorni fa anche il Pd aveva duramente criticato Giovine.

Sul caso interviene anche la Cgil di Vicenza che, si legge in una nota, «si associa al coro di quanti, in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Silvio Giovine alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” (dichiarazioni secondo cui “Mussolini ha fatto anche cose buone”), hanno espresso la loro indignazione per delle affermazioni che, nella loro pochezza, offendono la memoria di un Paese che ha dovuto pagare duramente il prezzo dell'uscita dalla dittatura fascista. Impossibile derubricare queste dichiarazioni all'ennesima infelice uscita, da parte dell'ennesimo politico locale in cerca di visibilità a fini elettorali. Impossibile tacere come, sebbene non vi sia nulla di nuovo sotto il sole, la sempre più frequente rappresentazione di dichiarazioni o iniziative, che mirano a rilegittimare un doloroso capitolo della nostra storia, diano il segno di un arretramento nella consapevolezza di quanto la democrazia e la libertà, di cui anche oggi godiamo, siano frutto di una lotta proprio contro quella dittatura».

«A rendere più grave l'episodio - sottolinea il sindacato - è il fatto che a pronunciare queste parole sia stato un rappresentante delle istituzioni locali della nostra città, un rappresentante di quelle istituzioni democratiche che trovano senso e legittimazione nella Costituzione italiana, che rappresenta proprio l'antitesi e il superamento di quanto il fascismo ha rappresentato. Dunque non solo ci associamo a quanti, a partire dall'Anpi, chiedono che il sindaco di Vicenza tolga le deleghe all'Assessore Giovine, ma francamente non comprendiamo come si concilino tra loro le dichiarazioni di oggi del primo cittadino, per cui da un lato il Comune di Vicenza “ha sempre detto e dimostrato di essere contro ogni totalitarismo, in particolare contro nazismo e fascismo”, ma dall'altro si afferma che “non c'è motivo di rimuovere un assessore per questo motivo”».

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