Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica

Pfas, Fracasso (Pd) e Guarda (Amp) contro Miteni: “L’azienda la smetta con lo scaricabarile”

Le parole del capogruppo del Pd in Consiglio regionale e della consigliera Cristina Guarda, alla luce della ricerca di Global Marketing Insight sul mercato dei Pfas in Italia, diffusa da Miteni Spa

Cristina Guarda e Stefano Fracasso

Miteni gioca allo scaricabarile ed esibisce una ricerca al solo scopo di sollevarsi dalle proprie responsabilità puntando l’indice su altri.

Siamo di fronte ad una ricostruzione ridicola: Miteni pensa davvero che siccome i Pfas sono ampiamente utilizzati nella zona allora le colpe devono essere distribuite equamente?

A dirlo il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Stefano Fracasso, e la consigliera Cristina Guarda (Amp), alla luce della ricerca di Global Marketing Insight sul mercato dei Pfas in Italia, diffusa da Miteni Spa.

Il punto vero - attacca Fracasso - è che la falda è contaminata ben al di sopra del distretto della concia. È evidente come la concia abbia molti problemi di inquinamento da farsi perdonare e a cui porre rimedio.

Ma il tentativo di Miteni di proseguire nello scaricabarile è penoso e irrispettoso di quei cittadini che si ritrovano i Pfas nel sangue perché hanno bevuto le acque prelevate dai pozzi idropotabili, non dal collettore di Arica.

Mi auguro da un lato che la magistratura chiuda presto l’indagine: il danno ambientale e sanitario è enorme. Dall’altro che i nuovi acquedotti vengano cantierati rapidamente.

Non esistono più alibi. I filtri sono una soluzione necessaria ma temporanea ed i cittadini hanno diritto ad acqua pulita e costi sostenibili”.

Da parte sua Cristina Guarda evidenzia che “i dati e i documenti che Arpav e il Noe hanno rilevano chiariscono già la situazione ed è inaccettabile che Miteni cerchi di confondere le acque.

Auspico quindi che Arpav prenda subito le distanze chiarendo la differenza tra inquinamento di acqua superficiale da quello gravissimo di una falda grande come il lago di Garda di cui Miteni si è resa responsabile. L’azienda pensi piuttosto ad attivare il suo piano di riconversione industriale, annunciato già due anni fa”.
 

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