Pfas, Caso Miteni deve insegnare: "Fondamentale ricercare inquinanti emergenti"

La consigliera regionale Cristina Guarda sottolinea come l'iniziativa annunciata dal governatore Zaia rischi di essere poco incisiva se non si ricercano tutte le sostanze prodotte in un sito produttivo

“Bene l’annuncio della Regione, che provvederà a ricercare nuovi composti ‘emergenti’ nelle matrici ambientali. Anni fa davano a me e ai comitati del territorio, degli allarmisti quando lo proponevamo, invece ora i fatti dicono che eravamo solo precursori di proposte, recepite solo ora dalla regione". A parlare è la consigliera regionale vicentina di Civica per il Veneto Cristina Guarda in seguito alle parole del governatore Zaia e del coordinatore della commissione ambiente e salute che hanno annunciato l’avvio di una serie di approfondimenti mirati a rilevare la possibile presenza di diversi microinquinanti.

“Questa iniziativa - sottolinea Guarda - rischia di essere poco incisiva se non si ricercano tutte le sostanze prodotte in un sito produttivo. Il caso Miteni avrebbe dovuto insegnare, visto che la regione ricerca poco più di una dozzina di sostanze da essa prodotte, ma la lista di commercializzazione della ditta, conteneva un lungo elenco! Se queste poche sostanze conosciute hanno contaminato il nostro territorio, le altre non ci sono?”.

“Negli USA ricercano 18 PFAS principali, trovati nell’ambiente e nel sangue delle persone. In Regione Veneto 12, a cui si aggiungono il GenX, grazie alla soffiata del Ministero Olandese, e il C6O4, composto di lavorazione. La Regione - incalza - sa bene cosa produceva Miteni, visto che era sotto direttiva Seveso, un’azienda quindi a rischio di incidente rilevante e autorizzata dalla stessa Regione nel 2014, dopo lo scandalo. Eppure per la Giunta sembra che Miteni producesse solo la dozzina di sostanze: per caso non si è accorta che l’azienda trattava rifiuti olandesi di scarto del GenX, recuperandone forse il 10-20%? E il restante 80% dove è stato smaltito? Forse nel nostri depuratori, arrivando poi fino ai nostri fiumi?”

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Ed in conclusione Guarda ricorda che “sul sito internet di Miteni, oggi chiuso assieme all’azienda, compariva una lista di circa 90 prodotti destinati al commercio. Una lista peraltro incompleta, visto che nei processi produttivi venivano utilizzati anche altri derivati, come il C6O4 utilizzato in produzione. Perché allora la Regione sceglie solo alcune sostanze da ricercare? Non vanno forse ricercati nelle matrici ambientali tutti i prodotti, finiti e non, utilizzati da Miteni, per la maggior parte definiti proprio emergenti?”

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