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Pfas, Guarda (AMP) e Zanoni (PD): “Sui temi ambientali non ci serve una Regione debole”

L'opposizione in Regione torna sui temi ambientali e punta l'indice verso Zaia: "Difenda con coraggio i cittadini vittime di rischi per la salute e rincari in bolletta".

“Sulla vicenda Pfas, Zaia continua a seguire una linea contradittoria e a dir poco morbida. Prima la Regione sforna i dati di un dossier sulle patologie materne e neonatali sostenendo la necessità di approfondimenti e subito dopo il presidente dice che va tutto bene. Sulla Miteni l’azienda di Trissino ritenuta la principale responsabile della contaminazione, allontana ogni ipotesi di chiusura o allontanamento ma manca di ricordare che comunque questo sito continua a produrre perfluoro-alchilici di catena corta i quali difficilmente vengono trattenuti dai filtri a carbone attivo che sono stati applicati per depurare l'acqua di scarico. Arriverà il giorno in cui Zaia la smetterà di barcamenarsi mettendosi fino in fondo a difesa dei cittadini?”.

A dirlo sono i consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP) e Andrea Zanoni (PD) che martedì sono intervenuti sul caso Miteni e sulla vicenda dell'inquinamento da Pfas. Secondo i consiglieri “La Giunta regionale è rimasta troppo a lungo ferma al palo. Col risultato che non esiste alcuna pianificazione per le bonifiche e nessun progetto per la creazione di un nuovo sistema di rete degli acquedotti, in particolare per Lonigo, nonostante i servizi idrici abbiano presentato proposte nel passato. Solo ora, dopo 4 anni di ritardi e dopo che il governo ha stanziato 80 milioni di euro, la Regione tenta di fare regìa”.

“Di questa paralisi preoccupano vari aspetti. Oltre a quello della salute dei cittadini, c’è quello economico. Infatti - aggiungono i consiglieri - i sistemi di filtraggio che consentono di bere l’acqua, installati dai servizi idrici, hanno costi non indifferenti: basti pensare alla società ‘Acque del Chiampo’ che spende ogni anno 100 mila euro dopo un investimento iniziale di quasi 2 milioni e mezzo di euro per la messa in sicurezza dell’impianto acquedottistico. Tutti costi che si traducono in rincari delle bollette, con aumenti che rispetto al 2013 potrebbero raggiungere anche l’8%. Non dovrebbe essere invece la Regione a farsi carico di queste spese, visto che è l'unica azione attivata a tutela dell'acqua?”.

Cristina Guarda e Andrea Zanoni tornano infine sul caso Miteni e ricordano a Zaia che “è in corso il riesame dell'autorizzazione ambientale da parte della Provincia di Vicenza. Un riesame che prevede un tavolo di confronto, già attivato, con tutti i soggetti chiamati ad esprimersi su questioni ambientali, quindi il Comune, la Regione, Arpav, il Genio Civile, la Ulss, il Ministero, il gestore del ciclo idrico integrato. Stupisce che Zaia, ancor prima dell’esito di questo riesame, tiri già le sue conclusioni ‘morbide’. Una cosa è certa: lo stesso sbandieratore dell’autonomia veneta ha ampiamente fallito, nel caso dei Pfas, proprio su uno dei principali terreni di competenza regionale, ovvero quello ambientale. Tante parole, ma i fatti stanno a zero”.  

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