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Orsi? «Interessato solo alle infrastrutture»

Il sindaco della città laniera finisce sulla graticola di Coalizione civica che lo accusa di trascurare i servizi alla persona: frattanto la sigla Cimo critica ferocemente lo stato della sanità regionale

«Il sindaco scledense Valter Orsi sembra interessato solo alle infrastrutture. Tuttavia, la qualità della vita di una città è dovuta soprattutto ai servizi che l'amministrazione riesce a garantire ai cittadini. Su questo, non c'è alcun dibattito». È questo l'incipit di una nota al vetriolo diramata ieri 29 aprile da due consiglieri comunali di opposizione della città laniera. Si tratta di Carlo Cunegato e Giorgio De Zen i quali militano in Coalizione civica.

QUESTIONE DEMOGRAFICA
«È ormai noto - scrivono i due - che la nostra società ha una demografia a piramide rovesciata. A Schio l'indice di vecchiaia era di 160 nel 2013 e oggi è di 199,3. Questo significa che ogni under 15 ci sono due over 65. La tendenza ci dice che il dato è destinato drammaticamente ad aumentare. Bisogna quindi progettare la città investendo sui servizi sanitari, ma anche sui servizi per gli anziani. In città, su questo argomento, non esiste una discussione».

IL NODO DELLA CASA DI RIPOSO
Appresso un'altra stilettata: «Il bilancio previsionale del 2022 della Rsa cittadina, ovvero della casa di riposo cittadina, prevede una perdita di 1,7 milioni di euro. Queste perdite non sono dovute alle scelte di gestione del Consiglio di amministrazione presieduto da Beppe Sola, che sta amministrando bene, ma a difficoltà contingenti, dovute alla pandemia e a scelte dell'Ulss 7».

Di seguito i due consiglieri precisano il loro pensiero: «In particolare circa 500mila euro di perdita dipendono dalla scelta infausta dell'Ulss 7 di appaltare il servizio di Montecchio Precalcino, diminuendo la qualità del servizio a persone con fragilità psichiche. La casa ha dovuto farsi carico di circa quindici lavoratori dei complessivi 112, che non sono riusciti ad essere ricollocati, ma che, per problemi di salute, non possono svolgere tutte le mansioni richieste. Poi c'è il problema, condiviso da tutte le strutture venete, del trascinamento della pandemia. Nei primi tre mesi del 2022 la struttura è rimasta con venti posti vuoti e questo ha determinato una perdita di circa 200mila euro. Infine ha profondamente inciso l'incremento del costo energetico. Auspichiamo un intervento della Regione Veneto per ripianare un debito che non può pesare sulla progettualità futura di un servizio così indispensabile».

LA PROSPETTIVA
Di seguito Coalizione civica allarga lo spettro della sua analisi: «Quello che manca completamente alla nostra città, inoltre, è una seria riflessione sulla Schio del futuro. L'amministrazione Orsi è incapace di una visione e, se non si progetta, poi diventa tardi. L'abbiamo fatto presente in sede di discussione del bilancio e l'assessore al sociale Cristina Marigo di fatto non ci ha risposto. Oggi, nella nostra città, ci sono circa 5000 over 65, ma tra 10 anni saranno 7-8mila. C'è un'altra questione preoccupante che emerge dall'analisi dei dati demografici: su 17mila nuclei familiari della città, circa 7mila sono formati da un solo componente, di questi, circa tremila hanno più di 65 anni. Quindi ci sono molti anziani, sempre di più, e molti anziani soli. Inoltre va considerato il cambiamento radicale subito da quelle che chiamavamo case di riposo e che sono oggi sempre più simili a dei reparti di geriatria. Infatti, nella nostra struttura delle duecento persone inserite nel 2021, cento sono purtroppo già decedute. Questo significa che la tipologia e il carico di lavoro del personale cambiano».

SCENARI E OBBIETTIVI
Si tratta di parole molto precise rispetto alle quali Cunegato e De Zen cercano di identificare una prospettiva pensata per un cambio di passo: «Per questo è necessario porsi almeno tre obiettivi, per non trovarsi impreparati nel futuro. Primo: bisogna aumentare i posti della struttura. Se negli ultimi cinque anni abbiamo assistito alla necessità di un aumento di sessanta posti, dato poi azzerato dai decessi dovuti alla pandemia, bisognerà lavorare per allargare il numero della disponibilità di posti in futuro. Bisogna già lavorarci. In secundis bisogna affrontare il problema della carenza di personale: solo nel Veneto mancano 1600 infermieri nelle Rsa. In terza battuta bisogna sviluppare l'assistenza domiciliare integrata, la quale dipende, però, dalla presenza di personale. Inoltre bisogna pensare agli aspetti economici. La crisi, la presenza di sempre meno figli, l'inflazione che divora i risparmi, rischia di esplodere in futuro. Dobbiamo progettare la città di domani, per evitare di trovarci con molti anziani soli e abbandonati al loro destino».

IL MARCHIO DI MANTOAN SU UNA SANITÀ VENETA IN CRISI
Sullo sfondo rimane comunque lo stato della sanità veneta così come è stata modellata negli ultimi anni, specie quando massimo dirigente del settore a palazzo Balbi è stato Domenico Mantoan. La riforma cara a Mantoan e ai politici che negli anni, anche in modo trasversale, lo hanno sorretto era già entrata in crisi prima della pandemia. Il Covid-19 ha inferto un ulteriore colpo micidiale. Tra gli effetti più eclatanti c'è l'abbandono da parte del personale sanitario delle strutture pubbliche. Si tratta di una privatizzazione strisciante che i veneti cominciano a contestare scendendo in piazza

L'ENNESIMO GRIDO DI DOLORE DEL SINDACATO
In questo quadro non va dimenticato il grido di dolore lanciato da un importante sindacato di medici, il Cimo-Veneto. Il quale non più tardi di ieri dalle colonne de L'Arena di Verona in pagina 10 ha sganciato un siluro ad alto potenziale contro la giunta regionale leghista capitanata dal governatore Luca Zaia: spiegando che dalla sanità veneta mancano all'appello ben 1200 medici. Di più, le condizioni contrattuali sono così astruse che un medico che lavora per il privato guadagna di più ed è meno stressato. Il che paradossalemnte può succedere quando lo stesso medico che magari è impiegato presso una coop venga destinato da quest'ultima nella corsia di un ospedale pubblico. Questo almeno è il pensiero di Giovanni Leoni, segretario veneto del Cimo.

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