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No al voto stranieri alle primarie, Bulgarini: "Su di me infami accuse di razzismo"

È scontro sui social dopo che martedì sera la "Commissione dei garanti" ha confermato che gli extracomunitari non potranno votare. Decisione sottoscritta da tutti e tre i candidati. Bulgarini è stato però contestato dai sostenitori di Dalla Rosa

"Riteniamo opportuno chiarire pubblicamente che, come candidati alle primarie, accettiamo la decisione della commissione dei garanti delle primarie sull'interpretazione autentica dell'art.3 e chiediamo a tutti i nostri sostenitori di attenersi a questa scelta".

Con queste parole, affidate a un comunicato stampa congiunto, i tre candidati alle primarie del Centrosinistra - Otello Dalla Rosa, Giacomo Possamai e Jacopo Bulgarini d'Elci - hanno sottoscritto la decisione di martedì sera della Commisione dei garanti di non far partecipare al voto gli stranieri il 3 dicembre prossimo. 

 Sempre ieri è scaduto il termine per presentare le 700 firme necessarie alla corsa per quello che sarà il candidato sindaco del centrosinista alle amministrative del 2018. Obbligo che tutti e tre i candidati hanno rispettato. L'esclusione degli stranieri ha però diviso il centro sinistra, con la contestazione della scelta da parte di un gruppo di sostenitori di Dalla Rosa. Contestazione che nei giorni scorsi ha infuocato i social network, come spiega lo stesso Bulgarini nel suo ultimo post: 

"A volte la politica fa veramente schifo. Da giorni e giorni, ma potrei dire da settimane, alcuni sostenitori di Otello Dalla Rosa, mio avversario alle primarie per il sindaco, mi malignano e insultano. Da ultimo, siamo arrivati all'accusa - neanche tanto velata, strisciante come si confà ai calunniatori - di razzismo".

"Un'accusa infamante e insopportabile, che non posso tollerare a differenza di quanto ho fatto con altre contumelie".

E il vicesindaco spiega che le offese lo colpiscono anche sul piano personale:

"Un'infamia che mi ferisce: il 14 febbraio del 2016 accompagnavo la mia fidanzata, Dragana Miloševi?, nata in Serbia, a votare per il Consiglio degli Stranieri. Pochi mesi dopo gioivo con lei nell'emozionante momento in cui, dopo 15 anni in Italia, riceveva la cittadinanza italiana, che avevo voluto essere io a consegnarle. 
 

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