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Pfas, bufera sul monitoraggio a Trissino

La Regione Veneto dà il via ad una campagna di rilevamento dei temibili derivati del fluoro nei residenti del piccolo comune lessino. Gli ecologisti però contestano senza sconti l'approccio e la metodologia seguiti da palazzo Balbi parlando di operazione di «di mera facciata»: frattanto si moltiplicano le voci su una serie di dati inquietanti rispetto alla presenza delle sostanze chimiche anche nella catena alimentare

Una manifestazione «No Pfas» davanti al tribunale di Vicenza (repertorio Vicenzatoday.it, foto Marco Milioni)

La Regione Veneto avvia una sorveglianza medica sulla presenza di Pfas nel sangue dei trissinesi ma sul provvedimento cala la scure della rete ambientalista dell'Ovest Vicentino. «Troppo esiguo il numero dei soggetti potenzialmente attenzionati e troppo strampalate sono le fasce d'età scelte da palazzo Balbi: si tratta d'una operazione di mera facciata» riferisce a Vicenzatoday.it l'ex consigliere municipale del piccolo comune lessino Massimo Follesa. Il quale in una nota diramata durante la serata di ieri 3 luglio parla addirittura di «verità aggiustata in corsa».

IL PROLOGO
Come è noto l'intero Veneto centrale è interessato da anni da una massiccia contaminazione da derivati del fluoro (i temutissimi Pfas) che vede il suo epicentro nella Miteni. L'industria chimica trissinese, oggi fallita è al centro di un epocale processo per disastro ambientale. Da anni, pur tar tante polemiche dovute ad una asserita scarsa incisività nella campagna, la Regione Veneto aveva avviato una sorveglianza sui residenti interessati dalla contaminazione che si è manifestata nel Veronese, nel Vicentino, nel Padovano nonché in lembi del Rodigino e del Veneziano. Trissino, scatenando le ire degli ecologisti, era stata esclusa dallo screening poiché si riteneva che la contaminazione dell'acqua nell'acquedotto fosse trascurabile.

Tuttavia le polemiche si infittirono all'improvviso quando Vicenzatoday.it nel settembre di tre anni fa svelò l'esistenza di una relazione dell'agenzia ambientale regionale, ossia Arpav. Relazione in cui si parlava di contaminazione preoccupante anche nella parte alta del paesino. In quel momento nel mirino degli enti pubblici finì così anche la Rimar, ossia la progenitrice della Miteni. Tuttavia la situazione divenne ancor più tesa quando sempre Vicenzatoday.it nel gennaio del 2021 disvelò un carteggio bollente tra Comune di Trissino e Regione Veneto, nel quale si descriveva minuziosamente la situazione di rischio per i trissinesi. Che peraltro, si apprese dai documenti, era conosciuta all'amministrazione dagli anni '60. Si tratta di un aspetto di cui in realtà gli anziani del paese erano bene a conoscenza. La cosa scatenò ancora una volta l'ira della rete ecologista e di alcune forze politiche (Verdi e ala Ecodem del Pd in primis) che cominciarono a chiedere con forza uno studio ad hoc sui trissinesi.

LA NOVITÀ
E così tra bordate sui media e j'accuse lanciati addirittura in consiglio regionale dal consigliere dei Verdi Cristina Guarda, palazzo Balbi alla fine si è mosso. Una delibera del 22 giugno 2021 infatti dà il via ad una prima campagna di monitoraggio. In realtà non si tratta di un monitoraggio biomedico (che prevede studi approfonditi su ogni persona oggetto dell'approfondimento stesso) bensì di una semplice campagna di osservazione su soggetti cui verrà prelevato il sangue. Nel quale verranno cercati i Pfas e nel quale verranno controllati pure alcuni parametri base come quelli relativi al colesterolo. L'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin nella prefazione alla delibera spiega quali sono le basi in forza delle quali palazzo Balbi ha deciso di avviare la campagna: «Considerata la peculiare situazione del Comune di Trissino - si legge - alla luce della documentazione presentata di recente alla Regione del Veneto, si ritiene opportuno procedere ad una verifica... attraverso un apposito studio di monitoraggio biologico... da eseguirsi su un gruppo di soggetti residenti... con stratificazione interna in base alla storia espositiva». Lo studio stando alla delibera interesserà un migliaio di persone da identificarsi tra i nati fra il 1966 e il '70 nonché fra il 1996 ed il 2000.

LA BORDATA
Follesa, che è uno degli esponenti più noti della rete ecologista veneta non ci sta. «Si va ad indagare un gruppo di cittadini di cui è difficile capire la logica, il criterio di selezione rischia di rendere inefficace la rilevanza statistica dei dati. Si evita - attacca l'architetto Follesa - di verificare in modo chiaro l'incidenza in tutte le fasce di età che» hanno avuto a che fare sia con l'acquedotto pubblico sia con i pozzi privati con cui sono stati innaffiati «decine e decine, se non centinaia» di orti. «Inoltre ricordiamo che generazioni di bambini trissinesi, per oltre vent'anni - prosegue l'ex consigliere comunale - hanno usato il cortile della ex Rimar come area giochi dell'adiacente asilo infantile. Non vogliamo pensare che qualcuno tenti di nascondere che la catena alimentare a Trissino potrebbe dimostrare che i Pfas si trasmettano oltre col contatto diretto con le sostanze e anche attraverso gli alimenti». Oltre alla contaminazione dell'acqua potabile e dei cibi eventualmente coltivati negli orti e annaffiati con acqua inquinata dalla Rimar (società fondata e ancora appartenete alla famiglia Marzotto) in passato gli ambientalisti chiesero di valutare la esposizione dei trissinesi anche in ragione di una eventuale assunzione dei Pfas per via aerea: sia per quanto concerne aeriformi usciti dalla Miteni sia dalla Rimar che peraltro si trova nelle ex scuderie della villa Marzotto a Trissino alta.

TRA LE PIEGHE DEL PROVVEDIMENTO
Tuttavia l'aspetto meno chiaro della delibera riguarda un passaggio seminascosto nella premessa: «Si ritiene infine opportuno sin d'ora prevedere che, qualora dagli esiti dello studio sulle coorti della popolazione del Comune di Trissino... emergesse una situazione di esposizione ai Pfas tale per cui si rilevassero concentrazioni sieriche... di Pfoa e Pfos superiori ai limiti di riferimento gia? stabiliti... e contestuale presenza di alterazioni della pressione arteriosa o degli esami bioumorali, si procedera? conseguentemente ad estendere la sorveglianza sanitaria e la presa in carico della popolazione dell'intero Comune di Trissino... e si procedera? alla valutazione dell'estensione della sorveglianza sanitaria... ad altri comuni...». Al di là dell'Italiano burocratico e un po' stentato in parole povere la delibera afferma un paio di concetti. Uno, nei soggetti che saranno messi sotto osservazione sarà valutata solo la presenza di due sottocategorie di Pfas, vale a dire i Pfos e i Pfoa. I Pfas di seconda generazione che sono addirittura finiti nel processo penale in corso a Borgo Berga sarebbero quindi esclusi. Due, una volta effettuate le prime analisi il monitoraggio passerà alla fase successiva se e solo se oltre ai contaminanti i soggetti presenteranno alterazioni della pressione o dei fattori «bioumorali». Cioè si escluderebbero tutti coloro che al momento non presentano sintomi ma che però potrebbero presentarli in futuro.

IL SARCASMO
«Non ci siamo proprio. È come se durante la perquisizione nella villa di un boss del narcotraffico - spiega Follesa - la polizia cercasse la coca e le armi solo sul terrazzo e solo nella buchetta delle lettere: mi viene da ridere. Screening massivo significa una cosa sola. Significa fare i prelievi e le visite a tutti i trissinesi che lo vorranno. Significa vedere le file di persone davanti ai furgoni medici come nelle scene del film Cattive acque. Scene che riportano accuratamente, mutatis mutandis, quanto accadde nella vicenda Pfas capitata alcuni fa negli Stati uniti. Che peraltro è di portata ben minore del disastro capitato da noi». Poi un'altra riflessione amara: «Anni fa l'allora numero uno di Arpav Nicola Dell'Acqua promise a destra e a manca che ci sarebbe stata una inchiesta interna alla Regione Veneto per accertare e punire, ove riscontrate sia chiaro, le responsabilità di quei funzionari della Regione Veneto come delle agenzie collegate, che non si fossero accorti dei segnali di pericolo che uscivano da Miteni. Ecco sono passati mesi e mesi, ma di quella inchiesta interna non s'è saputo più nulla. Il che costituisce un tetro segnale da parte dei vertici della Regione». A questa circostanza se ne aggiunge un'altra che arriva da Borgo Berga. Oltre al processo monstre sull'affaire Pfas già in corso ci sono altri filoni di inchiesta tra cui uno per omicidio colposo rispetto ad alcuni decessi verificatisi tra i dipendenti. Si tratterebbe però di un procedimento ancora in itinere su cui massimo è il riserbo istruttorio. 

QUESTIONE ALIMENTARE
Frattanto rimane in sospeso un altro dossier «spinosissimo». Che riguarda lo screening sugli alimenti avviato da palazzo Balbi. E che per mesi era stato negato a Greenpeace e al coordinamento delle mamme no Pfas. Dopo una battaglia legale senza esclusione di colpi gli ambientalisti avevano avuto ragione dal Tar veneto ottenendo l'intero dossier. Nel quale non mancherebbero i passaggi esplosivi con tanto di nomi e cognomi delle aziende del settore agricolo e zootecnico colpite dalla contaminazione dell'acqua e degli alimenti per il bestiame e di conseguenza colpite dalla contaminazione dei prodotti immessi sul mercato. I dati sarebbero da prendere in considerazione in modo così serio che Greenpeace avrebbe dato vita ad un team di super-esperti del settore con l'assistenza del quale sta vagliando riga per riga la documentazione fornita controvoglia dalla Regione.

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