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Alcuni politici ed amministratori veneti in uno scatto di gruppo a Trissino (autore Marco Milioni)

Alcuni politici ed amministratori veneti in uno scatto di gruppo a Trissino (autore Marco Milioni)

Verso le regionali: manovre nel ventre del Carroccio

Al voto di settembre, nella provincia berica come nel resto del Veneto, per la Lega e i suoi satelliti, si preannuncia un exploit: ma i dissidi interni, a partire dalla valle dell'Agno, si starebbero moltiplicando proprio in ragione dell'alto numero di pretendenti agli scranni del consiglio e della giunta

Da mesi i quotidiani nazionali danno per certa la vittoria, ossia la terza riconferma, del leghista Luca Zaia alle prossime elezioni regionali venete del 20 e del 21 settembre. Ma una superiorità così schiacciante del Carroccio e dell'area politica afferente all'attuale presidente della giunta non è sinonimo di situazione idilliaca all'interno del partito. Tanto che quello che sta accadendo nel Vicentino potrebbe diventare emblematico dei dissidi vissuti in seno al partito.

Una parte dei mal di pancia «della base» si sarebbero materializzati nella valle dell'Agno dove per mesi il sindaco leghista di Trissino Davide Faccio, zaiano di ferro, avrebbe fatto capire al suo entourage che la sua candidatura a consigliere «era cosa fatta». L'aspirazione di Faccio non è sfuggita all'ala salviniana nell'Ovest vicentino la quale avrebbe obiettato che la prassi interna sconsiglia ai sindaci di correre, soprattutto all'inizio del mandato, anche per la carica di inquilino di palazzo Ferro Fini.

Una obiezione che ha convinto i vertici regionali del Carroccio a tenere Faccio ai box («il quale sogna per sé un posto da assessore regionale ai lavori pubblici» dicono i suoi). Quest'ultimo però, così si mormora a palazzo Balbi, sarebbe andato su tutte le furie e avrebbe preteso, non si sa se riuscendo nell'intendo, una garanzia certa di essere candidato alle regionali del 2025.

La possibile parabola ascendente di Faccio però, sia proiettata ai giorni nostri, sia proiettata verso il futuro, non sarebbe stata ben vista da un altro pezzo da novanta del Carroccio della valle dell'Agno: ossia Erika Stefani, di professione avvocato. Già ministro per gli affari regionali nel precedente governo, oggi senatrice della Repubblica, Stefani (zaiana anche lei ma meno fervente di Faccio) di recente, con una manovra che la base del partito avrebbe definito «sperticata e peregrina» è riuscita a farsi rinominare nella giunta comunale di Trissino come vicesindaco e assessore alla cultura defenestrando in malo modo la giovane Valentina Diddoro che l'aveva preceduta.

E così dagli scranni di piazza XV aprile l'avvocato avrebbe cominciato a coltivare in vitro un antagonista scagliabile contro la parabola ascendente di Faccio, identificando il virgulto in Alessandro Burtini. Conosciuto col nome di battaglia di Alex, Burtini che a Valdagno siede in consiglio comunale tra le fila della opposizione di centrodestra, è considerato l'astro nascente del Carroccio nella città dei Marzotto. Stefani, che in qualche modo lo considera ancora acerbo e più malleabile di Faccio, avrebbe visto in «Alex» l'ariete da rivolgere contro l'ascesa inesorabile di Faccio.

Quest'ultimo però (che al pari della Stefani considera l'eminenza grigia del Carroccio in valle dell'Agno Max Siron il suo punto di riferimento politico ed intellettuale), forse dallo stesso Siron, ma le cose non sono chiare in tal senso, sarebbe venuto a conoscenza della manovra. E così avrebbe messo in campo una controffensiva politica. Durante un briefing top secret Faccio avrebbe incontrato vis-à-vis non solo Siron ma anche il consigliere regionale bassanese Nicola Finco, che nella composizione delle liste regionali, almeno quelle marchiate Carroccio (le liste personali di Zaia sono un discorso a parte) è il numero due del Veneto. Sopra di lui c'è solo il comandante in capo per le operazioni della Lega nelle terre della ex Serenissima, vale a dire l'ex ministro per la famiglia, il veronese Lorenzo Fontana (già fedelissimo del leader nazionale del Carroccio Matteo Salvini, Fontana piano piano si è allontanato da quest'ultimo assestandosi su posizioni assai più prossime al trevigiano Zaia).

Ad ogni buon conto Faccio, avvicinato Finco, avrebbe chiesto e ottenuto (non si sa bene con quante e quali certezze) che il giovane Burtini non sarebbe stato candidato né nel 2020 né nel 2025 proprio perché il primo cittadino trissinese teme che il purosangue della scuderia Stefani possa fargli in qualche modo ombra. In cambio Faccio avrebbe promesso di riversare il suo peso, in termini di capacità di muovere preferenze, proprio a beneficio Finco, il quale a sua volta oltre che una rielezione a palazzo Ferro Fini coltiva o coltiverebbe ambizioni da assessore. Il problema però in casa Lega si chiama concorrenza: sono tanti i nomi di peso che aspirano a uno scranno in consiglio e ancora di più il discorso vale per la giunta. Tanto che i fedelissimi del neonato duo agno-bassanese avrebbero bussato a molte porte per cercare un supporto per Finco in termini di preferenze. Porte non solo leghiste per vero tra le quali spiccherebbe la targhetta di più d'uno tra gli aficionados dell'ex consigliere provinciale Costantino Toniolo, per anni uno degli uomini di punta di Fi nell'hinterland di Vicenza: Toniolo per vero da anni non milita più tra i forzisti. Tuttavia molte delle persone a lui vicine avrebbero guardato con poca convinzione all'entusiasmo dei supporter del duo Finco-Faccio.

Il motivo? Al di là delle vedute politiche (rispetto alle quali eventuali alchimie e eventuali esperimenti d'amalgama sono spesso possibili) sarebbero i numeri a essere contro la nomina del bassanese Finco in giunta. Il calcolo è presto fatto. Se il prossimo esecutivo regionale sarà composto da dieci persone, (come da patti non scritti in seno al Carroccio), gli assessori vanno uno ad ogni provincia. Le province venete sono sette. A Vicenza ne spetta di primo giro quindi uno. E questo sarebbe già «prenotatissimo» per la «potentissima» Manuela Lanzarin. Colonnello del Carroccio nel Bassanese, Lorenzin è considerata anche spalla intoccabile di Zaia per la di lei carica di assessore alla sanità: carica che dovrebbe essere riconfermata pure dopo le elezioni.

Sempre la regola non scritta in casa Lega stabilisce che i tre posti rimanenti vanno assegnati alle quattro maggiori province di terraferma ossia Verona, Vicenza, Padova e Treviso. Quest'ultima andrebbe defalcata in automatico perché è la provincia che esprime il governatore. Rimangono quindi un assessore per Padova, uno per Verona ed uno per Vicenza. Per questo ultimo scranno però Zaia avrebbe già dato garanzie (dentro e fuori il partito) che sarà la bassanese Elena Donazzan (che proviene da quella corrente di Fdi la meno indigesta al governatore) ad occuparlo. Motivo per cui le ambizioni di Finco sarebbero destinate a rimanere velleitarie.

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