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Jihad, Donazzan vorrebbe una "Guantanamo italiana"

L'assessore Elena Donazzan ha commentato la vicenda di Ljimani Redjep, cittadino macedone di 39 anni residente a San Zenone degli Ezzelini, fermato dai carabinieri del Ros ed espulso con decreto del ministro dell'Interno perchè ritenuto simpatizzante jihadista

"Sarei favorevole a una Guantanamo italiana": cosi' l'assessore veneto di Forza Italia, Elena Donazzan, commenta la vicenda di Ljimani Redjep, cittadino macedone di 39 anni residente a San Zenone degli Ezzelini, fermato dai carabinieri del Ros ed espulso con decreto del ministro dell'Interno perche' ritenuto un conoscitore del jihadismo e un rigoroso osservante dei rigidi dettami della dottrina salafita, con forti pulsioni di radicalizzazione. "I cittadini che l'intelligence e le forze dell'ordine ritengono pericolosi in quanto jihadisti, o presunti tali - aggiunge - a parer mio dovrebbero essere arrestati e detenuti in centri ad hoc, senza passare per la normale giurisdizione".

Quello di Redjep, per Donazzan "e' l'ennesimo caso di persone che si rivelano a pieno titolo incompatibili con la nostra civilta' e che addirittura potrebbero rivelarsi pericolosi per la nostra sicurezza. C'e' chi dice che non si puo' generalizzare, che i combattenti sono una minoranza tra i fedeli musulmani, che le prime vittime del fondamentalismo sono gli islamici moderati. Io dico invece che non dobbiamo abbassare la guardia e che, anzi, forse, dobbiamo cominciare realmente ad aprire gli occhi per focalizzare bene chi vive sui nostri territori, in modo apparentemente integrato, ma di fatto ripudia gli usi e costumi occidentali e vuole sopraffarci".


"Suo figlio - prosegue Donazzan - durante una lezione a scuola, nel novembre scorso, aveva manifestato approvazione per gli attentati terroristici di Parigi. Sua moglie e' costretta ad uscire di casa con il velo. Lui non ha stretto la mano all'avvocato donna che lo difende verosimilmente perche' ritenuta un essere inferiore. Che altro dire di fronte a tutto questo? Di sicuro non ci sono margini di giustificazionismo". L'assessore veneto ammette che quella di una Guantanamo italiana "e' un'idea forte, ma in questa fase storica dobbiamo essere piu' realisti del re. Il disordine pubblico si controlla con l'ordine militare perche' la vita e' un rapporto tra forze. Se si usa il guanto di velluto, quando c'e' bisogno della forza, distruggi la democrazia e lo stato di diritto, cosi', soccomberebbe". 

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