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Safond Martini, «No a un nuovo caso Miteni»

Una spinosa vicenda ambientale deflagrata nel 2019 nell'Alto vicentino riaffiora dopo il monito lanciato all'indirizzo di palazzo Balbi dal consigliere regionale Zanoni. Il quale chiede il perché dei silenzi «di Arpav»: frattanto parte la caccia ai documenti del concordato aziendale che sarebbero circolati in laguna e a palazzo Nievo

L'ingresso della Safond Martini di Montecchio Precalcino (repertorio Today.it, foto Marco Milioni)

«Sono trascorsi oltre due anni dalla individuazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi a Montecchio Precalcino, ma ancora non sappiamo niente sulle attività di controllo e monitoraggio effettuate da Arpav. Qual è lo stato di contaminazione del sito? Gli inquinanti hanno raggiunto le falde acquifere?». A chiederlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale veneto del Partito democratico, che ha presentato una interrogazione con la collega Anna Maria Bigon in merito ai terreni di proprietà dell'azienda Safond Martini a Montecchio Precalcino, dopo che l'area in questione era stata sigillata ad aprile 2019 per decisione del giudice per le indagini preliminari, il Gip, del tribunale berico. La presa di posizione è contenuta in una nota diramata oggi 7 giugno dal gruppo del Pd a palazzo Ferro Fini.

Nella nota si parla di un'area, quella della Safond (ditta specializzata nel trattamento di terre di fonderia) in cui si trova «anche una cava trasformata in discarica, definita una vera e propria bomba ecologica per la presenza di ben 365mila metri cubi di materiale inquinante: metalli pesanti, dal cromo al piombo, idrocarburi totali e idrocarburi policiclici aromatici, come la diossina, con una concentrazione anche al di sopra della soglia di tolleranza e con un rischio concreto per la contaminazione delle falde acquifere». A dire di Zanoni, secondo il quale «un nuovo caso Miteni va assolutamente scongiurato», a distanza di due anni, tuttavia, «non c’è stata alcuna comunicazione da parte di Arpav sul risultato dei rilievi su suolo, sottosuolo e falda acquifera». Per questo motivo i due democratici credono sia doveroso da parte di Regione e Arpav «dare rassicurazioni ai cittadini, perché con la salute non si scherza» e perché di tempo, rispondo a quando il caso è deflagrato «ne è passato fin troppo».

Se letto in filigrana il riferimento di Zanoni e Bigon all'affaire Miteni peraltro non si limita alla sola incombenza ambientale. C'è un pezzo della rete ecologista del Vicentino la quale teme che Safond, come accadde per Miteni, possa finire, finanziariamente parlando, in cattive acque. Il che costituirebbe una sorta di «déjà-vù all'italiana» in cui un importante sito produttivo oberato di incombenze ambientali finisce coi conti per aria lasciando la incombenza di eventuali bonifiche sul groppone della collettività.

Nello specifico su Safond da diversi anni peraltro incombe anche una procedura di concordato, non ancora omologato (il che potrebbe essere letto come una sorta di anomalia) che potrebbe astrattamente risolversi in un fallimento. Da diversi giorni peraltro presso gli uffici della Provincia di Vicenza e presso alcuni uffici della Regione si sarebbero moltiplicati ansie e timori perché le rassicurazioni fornite dai legali dell'azienda nell'ambito della procedura di concordato non avrebbero fatto dormire sonni tranquilli ad alcuni funzionari che hanno letto quelle carte: sia a palazzo Balbi sia a palazzo Nievo. Ed è per questo che Bigon e Zanoni (quest'ultimo è uno dei volti di spicco dell'ala ecologista del Pd) avrebbero affilato le armi per ottenere dagli uffici tutte le carte del caso a partire da quelle del concordato. In passato per il caso Safond avevano esplicitato i loro timori, tra gli altri, un consigliere comunale leghista di Padova (Alain Luciani) e un consigliere comunale di Vicenza in forza a Coalizione civica (si tratta di Ciro Asproso). Il motivo della preoccupazione nasce dal fatto che le aree sequestrate non distano molto dal sito di Villaverla-Novoledo: sito in cui si approvvigiona dalla falda l'acquedotto che serve Padova e Vicenza.

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