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Domenica, 14 Agosto 2022
Politica

Il caso Stellato deflagra al Copasir

Secondo voci insistenti che giungono dalla capitale, della vicenda dai risvolti oscuri che coinvolge uno 007 e un ex manager della sanità veneta, si occuperà a brevissimo l'organismo parlamentare che vigila sul funzionamento dei servizi segreti: e così i boatos tra «spifferi e talpe» agitano la politica anche a Roma

La soffiata che a Brendola secondo l'accusa degli inquirenti, il capocentro per il Triveneto del servizio segreto interno, l'Aisi, (si tratta di Massimo Stellato) avrebbe fatto nel 2020 all'ex direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan rispetto ad una intercettazione autorizzata dalla magistratura nei confronti dello stesso Mantoan, non solo sta avendo un'ampia eco mediatica. Sta avendo pure un riflesso concreto nei palazzi romani nelle cui stanze l'attenzione non sarebbe «rivolta solo alla presunta soffiata» ma anche «alla azione della talpa o delle talpe che avrebbero reso possibile quella o altre soffiate». Secondo voci insistenti che da ore si rimbalzano tra Camera e Senato «l'affaire Stellato» sarebbe infatti in dirittura d'arrivo al Copasir, ossia l'organismo parlamentare che sorveglia sulla intelligence del Belpaese.  

Ma quali sono gli aspetti poco chiari della vicenda che avrebbero suscitato l'interesse di alcuni settori del Copasir? Alla grossa i quesiti sarebbero otto. Uno, è vero o non è vero che gli inquirenti si sarebbero lasciati inopinatamente convincere che su alcuni documenti nella disponibilità di taluni 007 di stanza a Padova fosse possibile opporre il segreto di Stato rispetto alle richieste di sequestro della magistratura? Due, in questo senso la Presidenza del consiglio ha o non ha formalmente opposto il segreto di Stato? Tre, è vero o non è vero che gli inquirenti durante il loro lavoro hanno trovato riscontri di qualche tipo in riferimento a tentativi di depistaggio o insabbiamento da parte di componenti dell'intelligence, delle forze dell'ordine o della magistratura rispetto ad una serie di accertamenti in corso che riguardavano la sanità regionale veneta? Quattro, tali accertamenti avrebbero riguardato il ventilato acquisto di vaccini extra Ue da parte della Regione Veneto? Cinque, tali accertamenti avrebbero riguardato eventuali condotte dissennate per le forniture richieste dalla Regione Veneto per il tramite della centrale acquisti di Azienda zero per i tamponi rapidi? Sei, è vero o non è vero che l'autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di indizi di depistaggi rispetto ad accertamenti in corso sulla congruità delle difese informatiche delle Ulss venete con riferimento specifico alle défaillance e agli attacchi hacker patiti dalle stesse aziende sanitarie venete a partire dalla Azienda sanitaria Ulss 6 Euganea? Sette, come si è indagato su eventuali talpe? Otto, in che modo l'inchiesta è stata archiviata? Il fascicolo sulla talpa o sulle talpe è rimasto a Padova perché contro ignoti oppure il fascicolo era finito a Trento per competenza perché si sospettava su qualche magistrato?

La vicenda già dai primissimi giorni è apparsa così delicata che il presidente leghista della giunta regionale veneta Luca Zaia, che solitamente è tutto fuor che avaro di rapporti con la stampa, si è ben guardato dal commentare l'accaduto. Un silenzio che peraltro ha interessato l'opposizione in tutte le sue componenti ovvero sinistra alternativa (Veneto che vogliamo), Europa Verde, Partito democratico e Movimento cinque stelle. Per di più oltre al Copasir i risvolti della indagine a carico del capocentro dell'Aisi del Triveneto Massimo Stellato, è già arrivata all'orecchio di alcuni parlamentari della Commissione giustizia. L'inchiesta (tra i boatos di palazzo si sente parlare di «spifferi e talpe»), di cui ancora si sa molto poco, inizialmente è stata in capo alla magistratura padovana. Il fascicolo però ora sarebbe stato trasferito per competenza da Padova (sede di Azienda zero, su cui era in corso una inchiesta) perché Brendola, il comune in cui il reato si sarebbe consumato, si trova appunto nel Vicentino.

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