Aim-Agsm, dopo la fusione l'ira del centrosinistra

Secondo l'opposizione l'accordo tra la municipalizzata scaligera e quella berica sancito in sala Bernarda relega la città del Palladio ad un ruolo subalterno: critiche anche dal consigliere regionale Possamai

Il consigliere regionale veneto del Pd Giacomo Possamai (repertorio GiacomoPossamai.it)

Come era stato «ampiamente previsto» la fusione tra Agsm e Aim, rispettivamente le municipalizzate di Verona e Vicenza ha mandato nuovamente in fibrillazione in fibrillazione l'opposizione di centrosinistra che nel capoluogo berico da tempo non vede di buon occhio un accorpamento sancito in maniera definitiva dal consiglio comunale di Vicenza e da quello della città scaligera: una doppia decisione arrivata in contemporanea non più tardi dell'8 ottobre. La situazione rimane tesa però perché se da una parte la maggioranza di centrodestra, a Verona come a Vicenza, saluta con favore la novità, il centrosinistra alla città palladiana non è affatto convinto. Ne è testimonianza la bordata del consigliere Raffaele Colombara che in una interrogazione resa nota ieri chiede lumi all'esecutivo berico.

IL J'ACCUSE DI COLOMBARA
«Ma quanto ci costa svendere Aim? Quanto sono realmente costate le consulenze, pagate in bolletta dai vicentini? Visto che l'operazione è considerata un successo si rendano pubblici numeri e documenti» attacca Colombara che milita nella lista civica Quartieri al centro. Poi un'altra stilettata: «In consiglio comunale, in sede di approvazione della delibera che mette fine alla storia di Aim e la regala ai veronesi, l'amministrazione comunale e l'amministratore unico hanno dichiarato che i costi di consulenza per questa operazione sono in linea con il mercato e sicuramente tra i più bassi per questo tipo di operazioni.

Ora che l'operazione, che diviene operativa dal gennaio del 2021, è stata perfezionata non sussistono più, evidentemente, i vincoli di riservatezza che erano stati posti alla divulgazione di tali costi; da più parti, peraltro, è stato fatto osservare che tale limitazione risulta ingiustificata trattandosi non certo di rilevanti dati societari, quanto piuttosto di spese connesse, pagate alla fine dai vicentini: tali rilevanti spese accessorie, infatti, checché ne dicano i nostri amministratori - rimarca il consigliere - risultano fatturate ad Aim».

BORDATA DEMOCRATICA
Non va tanto per il sottile nemmeno Giacomo Possamai, ex consigliere comunale di Vicenza nella fila del Pd, fresco di elezione in consiglio regionale sempre nelle fila democratiche: Perdere un'azienda come Aim di fatto regalandola ad Agsm Verona - scrive Possamai in una nota diramata ieri - vuol dire causare un danno irreparabile a Vicenza e ai vicentini. Certo, anche noi nel 2017 avevamo caldeggiato la fusione con Verona: ma a condizioni ben diverse. Oggi invece regaliamo la nostra multiutility - rimarca l'esponente democratico - con un concambio più sfavorevole ed una governance fortemente sbilanciata su Verona, senza un peso nelle scelte decisionali: una soluzione al massimo ribasso per Vicenza che esce perdente da questo accordo consegnando agli scaligeri il suo ultimo gioiello».

SCENARI E RETROSCENA
Si tratta di capire però se il centrosinistra intenda davvero fare le barricate oppure sotto sotto abbia intenzione di ingoiare il rospo portato in sala Bernarda dalla giunta capitanata dal sindaco Francesco Rucco. Da giorni, queste le voci che filtrano da palazzo, non mancherebbero coloro che nel centrosinistra sarebbero pronti ad impugnare davanti al tribunale amministrativo la decisione uscita dall'assise municipale. Ma sarebbero pochi coloro davvero intenzionati a imbarcarsi in una guerra giudiziaria rispetto alla quale i vertici regionali del Pd non sarebbero d'accordo, anche perché ci sarebbe l'intenzione da parte di pezzi della galassia del centrosinistra di interfacciarsi con la governance del neonato gruppo veneto per sondare la possibilità di ulteriori fusioni con società pubbliche più vicine allo stesso centrosinistra.

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In un filone distinto ma parallelo si colloca invece la delicatissima partita del ventilato acquisto da parte del gruppo Aim della discarica di Legnago nel Veronese. La quale appartiene ad una spa di proprietà dello stesso comune legnaghese. Da tempo la vicenda è oggetto di una animata querelle politica raccontata a più riprese riprese anche dai media locali.

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