Formazione «tardiva» per i medici degli hub Covid-19, l'ira di Bartelle

Il consigliere regionale punta l'indice sul direttore della sanità che avrebbe dato il via libera ai corsi per il personale indirizzato agli ospedali speciali in maniera non tempestiva. Frattanto a Schio Coalizione civica continua a denunciare il depotenziamento della sanità nell'Alto vicentino

Uno scorcio dell'ex ospedale Boldrini di Thiene (foto Marco Milioni)

«Sapere che questo tipo di intervento fondamentale viene emesso solo in questi giorni, quando da gennaio si sapeva quanto stava arrivando, è disarmante». Non usa mezzi termini il consigliere regionale Patrizia Bartelle (Gruppo misto - Veneto 2020) la quale ieri 4 aprile nel pomeriggio ha diramato un dispaccio di poche righe in cui commenta in modo molto critico la scelta «tardiva» della Regione Veneto di dare il via ai corsi di formazione per i medici che in questi giorni vengono dirottati verso gli ospedali specializzati (in gergo hub) per la cura del Covid-19.

LA STRIGLIATA A MANTOAN
E così a finire nel mirino della Bartelle è il direttore generale dell'area sanità della Regione Veneto (è il vicentino Domenico Mantoan) il quale secondo un documento svelato ieri da Vicenzatoday.it avrebbe dato l'ok a questi corsi solo a partire dal 30 marzo. Nella sua nota la Bartelle punta l'indice contro la giunta regionale e contro lo stesso Mantoan spiegando che nel breve futuro sarà opportuno «rivalutare il ruolo di chi sta gestendo tecnicamente l'emergenza sanitaria. Credo infine che i meccanismi della auto-assoluzione - scrive ancora il consigliere regionale - sempre e comunque non depongano a favore dei manager sanitari».

LE PREOCCUPAZIONI DI CUNEGATO
Sull'argomento ieri è intervenuto anche Carlo Cunegato, consigliere comunale a Schio (milita all'opposizione nelle fila di Coalizione civica), il quale si è detto «estremamente preoccupato per le notizie che arrivano da Venezia». La preoccupazione di Cunegato non è generica perché Schio ricade nel comprensorio dell'Alto vicentino il cui ospedale di riferimento, quello di Santorso, è stato appunto trasformato in hub per fronteggiare la diffusione del coronavirus.

Ai timori del consigliere si affiancano peraltro quelli che giungono da palazzo Ferro Fini a Venezia: «Oltre alle problematiche della sanità, in tutta la provincia berica sta esplodendo il caso delle case di riposo. I contagiati stanno schizzando a mille, i morti sono in crescita: i rischi che il personale si infetti pure. Si parla poi di test e tamponi, ma perché l'Ulss non dice quanti tamponi provenienti dal Vicentino vengono processati dal sistema sanitario veneto e quale unità completa i test? Vogliamo conoscere provincia per provincia quale sia il numero dei tamponi richiesti e quanti ne vengano processati, vogliamo sapere quanti test le singole Ulss siano in grado di completare e in quanto tempo, nonché quanto personale vi sia applicato: crediamo sia il minimo». Queste sono le domande che si stanno facendo strada tra alcuni consiglieri di minoranza.

LA GIUNTA SCLEDENSE SULLA GRATICOLA
Sempre Cunegato peraltro due giorni fa era intervenuto su un altro aspetto. «Leggere sulla stampa locale - sottolinea il consigliere in una nota - che la giunta comunale scledense festeggia perché non hanno chiuso i poliambulatori come il Boldrini a Schio o il De Lellis a Thiene, che poi sono i due ex ospedali, è piuttosto surreale. Chi aveva mai detto che gli ambulatori sarebbero stai chiusi? Certo, la Regione Veneto, su richiesta delle stesse Ulss, aveva ridimensionato la quantità di prestazioni specialistiche erogabili, per recuperare risorse di personale da dedicare all'emergenza. Ma l'attività ambulatoriale non era stata eliminata».

Poi un'altra accusa: «Con la trasformazione dell'ospedale di Santorso in centro Covid l'attività specialistica ambulatoriale che era rimasta, è stata spostata sui poliambulatori già esistenti a Schio e a Thiene. Tutto qui. Dovremmo essere sollevati perché anche questo servizio non se ne sia andato, quando c'erano già le strutture in loco capaci di accoglierli?».

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PROBLEMI PRESENTI E FUTURI
Ma c'è di più, l'esponente di Coalizione civica parla di quello che secondo lui, almeno in questo frangente, è questo il nocciolo del problema: «Questo servizio non risponde alle urgenze e alle criticità. E non cambia la situazione dell'Alto vicentino, dove i reparti di Santorso, ad eccezione di ostetricia, pediatria, psichiatria ed emodialisi, rimangono chiusi e sono stati spostati a Bassano». Per Cunegato questo è il vero punto dolente tanto che chiude la sua nota aggiungendo che «i ricoveri, gli interventi chirurgici, le chemioterapie: tutto è stato spostato a Bassano. Il pronto soccorso di Santorso - si legge in ultimo - non è più nella rete del 118».

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