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Una veduta dello stabilimento Unichimica a Torri di Quartesolo (foto Marco Milioni)

Una veduta dello stabilimento Unichimica a Torri di Quartesolo (foto Marco Milioni)

Unichimica, «salta l'operazione»: bufera sotto l'albero di Natale

Le minoranze del piccolo comune del Basso vicentino temono che la nuova fabbrica della famiglia Filippi metta a rischio l'ambiente del comprensorio e così infilzano la giunta, favorevole all'insediamento. L'imprenditore però la prende male e annuncia: «Con questi toni non si fa più nulla»: e fa protocollare il suo addio in municipio

Una recente modifica all'assetto urbanistico del comune di Albettone, fortissimamente voluta dalla giunta, potrebbe essere il viatico per l'insediamento nel comprensorio berico di un sito produttivo a rischio rilevante «di fascia Seveso», la più alta in quella particolare tipologia. Più nel dettaglio l'esecutivo cittadino capitanato dall'avvocato Francesca Rigato, in una con la maggioranza, il 4 novembre ha deciso di variare il piano degli interventi che adesso in una porzione precisa della area industriale in zona Ponte Botti potrebbe consentire quel tipo di insediamento al soggetto proponente ossia ad Unichimica, società del settore per la fornitura conciaria molto nota nel Vicentino. Il condizionale però è davvero d'obbligo perché a fronte dei mal di pancia espressi dall'opposizione i vertici di Unichimica avrebbero fatto una clamorosa marcia indietro con tanto di lettera indirizzata al comune, «una lettera già protocollata peraltro».

Per vero erano giorni che in paese la variante aveva acceso gli animi. Ad ogni modo la possibilità che una nuova filiale della spa si potesse insediare ad Albettone aveva impensierito non poco le opposizioni che avevano immediatamente messo le mani avanti. Anche perché la stessa Unichimica, che oggi ha la sua sede principale a Torri di Quartesolo, è nota nell'hinterland del capoluogo berico per avere avuto parecchi problemi di natura ambientale.

RETROGUSTO POLITICO
Tuttavia la vicenda ha assunto anche un retrogusto politico. La Rigato infatti è considerata vicinissima all'ex sindaco di Albettone Joe Formaggio, «il vulcanico» esponente di Fdi, che tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno era stato eletto in consiglio regionale nella compagine che sostiene il governatore legista Luca Zaia e che comunque continua a sedere tra i banchi della maggioranza della piccola assise municipale berica. A caldeggiare l'insediamento di Unichimica a Albettone era stato in primis l'amministratore delegato della ditta, ossia l'ex senatore Alberto Filippi. Il quale è stato uno dei pesi massimi del Carroccio vicentino prima come consigliere provinciale, poi come deputato e in ultimo come senatore.

I TRASCORSI
Ed è nei meandri dei suoi trascorsi leghisti che da alcune settimane starebbe prendendo corpo una polemica proprio nel movimento che esprime il governatore veneto Zaia. In consiglio regionale c'è un pezzo «dello sterminato raggruppamento zaian-leghista» che non vedrebbe di buon occhio il nuovo stabilimento anzitutto per ragioni ambientali. E poi perché Filippi dopo la sua espulsione dal Carroccio avvenuta nel 2011 in circostanze mai del tutto chiarite, detto papale papale a molti leghisti starebbe ancora sul gozzo.

IL RETROSCENA
E tant'è che la combinazione dei due fattori avrebbe mandato in fibrillazione anche un pezzo della Lega vicentina soprattutto tra gli esponenti della cosiddetta base. Formaggio invece, «che vede di buon occhio l'iniziativa», accortosi del fastidio di pezzi del Carroccio, avrebbe bussato ai piani alti di palazzo Balbi e di palazzo Ferro Fini ricordando che Fdi e Lega sono comunque alleati e che eventuali colpi di coda da parte della Regione nei confronti dell'iter (gli uffici e le agenzie regionali infatti possono essere chiamati a vagliare il piano) sarebbero stati intesi come un affronto all'alleanza di governo che regge le sorti della giunta Zaia.

Questo almeno dicono i boatos di corridoio circolati a palazzo Ferro Fini. Tanto che la querelle, rimasta sino ad oggi sotto traccia, in questo momento si troverebbe in una sorta di limbo. Nel frattempo però proprio tra alcuni consiglieri regionali sarebbe cominciato a circolare un carteggio dal quale emerge una parte dei problemi più o meno noti pesati negli anni sul conto di Unichimica giustappunto a Torri. Si tratta di documenti agli atti della amministrazione quartesolana, della Provincia di Vicenza, nonché di Arpav.

GLI ADDEBITI DELL'OPPOSIZIONE
Poi però c'è il grosso delle obiezioni che la minoranza in seno all'assise della piccola municipalità muove nei confronti non solo del progetto ma soprattutto della giunta. Obiezioni che sono di natura urbanistica e ambientale. Ad Albettone l'opposizione, che fa riferimento a tre giovani consiglieri comunali (Raissa Balsemin, Alex Zaffonato e Luca Trissino: tutti della civica SiAmo Albettone), è partita lancia in resta con una interrogazione nella quale si chiedevano al sindaco parecchie spiegazioni. «Il primo aspetto singolare di questa vicenda - rimarcano i tre - riguarda la modalità con cui la variante urbanistica è stata pensata.

In astratto infatti i piani di assetto del territorio, proprio perché strumenti di programmazione generale, dovrebbero essere il risultato di un percorso che riguarda gli interessi della collettività nel suo complesso. Che ci siano invece due privati (l'attuale proprietario dell'area ossia Alessandro Trevisan e lo stesso Filippi) che per interessi pur legittimi «ma certo non di ordine generale» bussino alla porta del Comune e vengano immediatamente «trattati coi guanti di velluto» costituirebbe una sorta di svilimento del ruolo della amministrazione pubblica. Tra l'altro, mutatis mutandis, questo approccio molto negoziato all'urbanistica è stato il fattore principe, questa la critica degli ecologisti, grazie al quale che negli ultimi quarant'anni il Veneto assieme alla Lombardia è divenuto la maglia nera nel consumo suolo in Italia.

LA CONTROPARTITA
Ma quale sarebbe, in termini generali e non giuridico-amministrativi ovviamente, la contropartita che i privati porterebbero in dote al Comune? Nella missiva inviata all'amministrazione (che Vicenzatoday.it può mostrare integralmente) si parla senza alcuna dovizia di dettaglio di investimento effettuato «esclusivamente con le tecnologie più avanzate» il quale «non solo sarà in grado di garantire la sicurezza delle persone e dell'ambiente» ma che potrà essere un evidente volano occupazionale oltre che economico per l'indotto. Quante nuove assunzioni, che tipo di investimenti, come sarà articolato il beneficio economico i proponenti non lo scrivono.

«SOSTANZE TEMIBILI»
«Quello che scrivono però - rimarcano i tre della minoranza -  è l'elenco molto dettagliato delle temibili sostanze» che oggi non possono essere trattate e delle quali in futuro potrebbe essere consentita «la produzione, l'impiego e il deposito». Sostanze che, ove lo stabilimento divenisse realtà, avranno quindi disco verde proprio in ragione del cambio della norma municipale a partire dalle norme tecniche.

E l'elenco è preciso: «Acido cloridrico, acido formico, acido nitrico, acido solforico, ammoniaca, anidride solforosa, cromo e i composti, sostanze chimiche pericolose... sostanze... pericolose ai sensi del decreto presidenziale 927 del 24 novembre 1981... zolfo...». Non mancano poi i solventi alogenati nonché «i gas tossici» ossia «l'anidride solforosa». Per ultimo ma non da ultimo nell'elenco è presente «l'acido fluoridrico» già presente nel ciclo di lavorazione della Miteni di Trissino: alle telecamere di Vicenzatoday.it Balsemin, Zaffonato e Trissino hanno espresso in questo senso tutta la loro preoccupazione e anche una certa dose di ironia.

L'ESECUTIVO SULLA GRATICOLA
«Ma con quale beatitudine lorsignori della giunta comunale parlano di sicurezza - si domandano i tre - quando basta semplicemente leggere i giornali per constatare quanti problemi ha avuto Unichimica negli anni trascorsi? In passato - fanno sapere i tre - l'amministrazione di Albettone, comune che è incastonato in un contesto di pregio agricolo e rurale, disse no all'insediamento di una conceria proprio per salvaguardare quel medesimo contesto. Oggi invece si vorrebbe de facto strizzare l'occhio ad un insediamento che le concerie le rifornisce di tutto il loro arsenale chimico: verrebbe da sorridere se non ci fosse da preoccuparsi. Ma di questa cosa sindaco, giunta e maggioranza dovranno rispondere ai nostri cittadini perché la cosa non finisce qui. Noi siamo pronti a proseguire la nostra battaglia e non escludiamo di rivolgerci alle autorità».

IL RIGATO PENSIERO
Ad ogni buon conto però quale è il punto di vista del primo cittadino? Chi scrive ha interpellato l'avvocato Rigato, dalla quale però, almeno per il momento non è giunta alcuna risposta. Per vero la Rigato nella replica alla interrogazione delle minoranze aveva abbozzato una spiegazione. «Analizzando il dettato normativo del suddetto divieto inserito nel piano degli interventi vigente - si legge nella replica del 4 dicembre ai rilievi della opposizione - ci si è resi conto che la formulazione del divieto di attività riguardanti sostanze chimiche era troppo generica e conseguentemente troppo restrittiva... precludendo così di far partire nuove attività». Il sindaco in un altro passaggio poi, alla grossa, spiega di non fidarsi di quanto raccontano i giornali sul conto di Unichimica: «Ad avviso della sottoscritta dare per assodato e veritiero tutto quanto viene riportato dai mezzi di stampa appare, se non fuorviante, quanto meno parziale e riduttivo».

LO SFOGO
Chi invece fa conoscere il suo punto di vista è Filippi che nei confronti delle opposizioni è un vero e proprio fiume in piena: «Questi signori hanno affrontato l'argomento senza le dovute competenze: sono quindi degli ignoranti. Hanno scritto un volantino senza sapere di che cosa parlassero. Io questo atteggiamento preconcetto nei confronti di una opportunità per Albettone non lo accetto. Rimasi già bruciato quando cercai di investire nel Cis, il centro interscambio merci di Montebello, a causa dei dispetti della politica e della Lega in primis. Se le cose stanno così io a Albettone non ci metto più piede come imprenditore. L'investimento per un nuovo impianto non lo faccio: con questi toni inaccettabili l'operazione salta».

«INVESTIMENTO» BYE BYE
L'ex deputato aggiunge poi che di questo suo intendimento ha già informato l'amministrazione «con una lettera» già protocollata. «La mia ditta - aggiunge il manager - funziona benone, ha una buonissima redditività, chi ci lavora è contento di come opera la direzione aziendale tanto che i dipendenti ci hanno ringraziato pubblicamente con una pagina sulla stampa locale. Di recente anche Arpav ci ha fatto i complimenti per come stiamo superando le criticità ambientali rilevate a Torri. Motivo per cui sono i signori della opposizione, che dovranno rendere conto alla cittadinanza dei loro no. Sono costoro che dovranno spiegare come mai una azienda che crede nella industria 4.0 a emissioni zero, super-controllata e che avrebbe creato un indotto di sicuro interesse per il paese, non investirà più ad Albettone».

Tuttavia Filippi fa un'altra considerazione. «Io non mi occupo più di politica anche se debbo dire che con l'amministrazione di Albettone c'era stata una interlocuzione improntata alla cordialità e alla collaborazione. Ora io non voglio nemmeno sapere se dietro questa levata di scudi verso di me ci sia o meno qualche pezzo del Carroccio, verso il quale io non ho alcuna stima peraltro. Dico solo però che io nelle pastette della politica non ci casco più. Al posto di ringraziare gli imprenditori che vogliono intervenire in un periodo difficile come quello del coronavirus li si tratta in questa maniera».

GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA A BALSEMIN, ZAFFONATO E TRISSINO

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