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Giovedì, 26 Maggio 2022
Politica Altavilla Vicentina

Caso via Marconi, in tribunale Catagini va ancora al tappeto

Per la seconda volta la magistratura civile dà ragione alle opposizioni che avevano fatto le pulci ad una operazione controversa. «La critica politica nei confronti dell'ex sindaco del piccolo centro dell'hinterland del capoluogo berico fu legittima» spiegano le minoranze che ora hanno spedito le carte in procura. Ma per il legale dell'ex primo cittadino il «volantino» che conteneva alcuni addebiti «era ingannevole»

Da mesi ad Altavilla Vicentina tiene banco una polemica al vetriolo che riguarda una controversa operazione che ha portato all'esproprio di una palazzina costato oltre 450mila euro con l'obiettivo di farne un parcheggio da una quindicina di posti. Ma i quattrini in ballo sono troppi a giudizio dei consiglieri di opposizione Silvia Burò, Massimo Conforto e Alessandro Ugone che col resto della minoranza avevano criticato la scelta della giunta capitanata dall'attuale sindaco di Altavilla Vicentina Carlo Dalla Pozza, nella cui maggioranza all'epoca figurava anche il consigliere comunale Claudio Catagini. Uomo di spicco appunto di quella maggioranza e volto notissimo in paese perché in precedenza aveva rivestito, tra le altre, anche la carica di primo cittadino. Proprio Catagini, unitamente con i proprietari dell'immobile entrato nella disponibilità del Comune, aveva considerato rilievi contenuti in un volantino finito pure su Facebook lesivi della sua onorabilità. Un primo ricorso davanti al giudice civile gli aveva dato torto (alla querelle ha dato ampio risalto Vicenzatoday.it il 10 marzo). Quel verdetto, era stato impugnato. Il pronunciamento definitivo oggi 12 maggio è giunto nelle mani dei tre consiglieri di minoranza. Ed è un pronunciamento «a questo punto divenuto inappellabile» in cui le richieste di Catagini (in febbraio dimessosi da consigliere comunale in contrasto con l'attuale sindaco Dalla Pozza) sono state nuovamente respinte.

IL RESPONSO
I giudici Massimiliano De Giovanni (presidente) e Francesca Grassi (relatore) «con un provvedimento di sette pagine fitte fitte confermano che le critiche da noi espresse erano legittime e che i fatti oggetto delle nostre critiche erano reali» fanno sapere appunto Burò, Conforto e Ugone: i quali peraltro hanno ribadito il loro convincimento ai microfoni di Vicenzatoday.it. Il provvedimento dei giudici è relativo ad una procedura d'urgenza. Quindi dopo il reclamo rigettato il 27 aprile (repertorio 1288 del 6 maggio 2022) quello stesso provvedimento non più impugnabile.

STRADA «IMPERVIA» PER UNA CAUSA RISARCITORIA
Se coloro che avevano promosso il ricorso ossia Catagini e la famiglia Galvanin (questi ultimo sono i proprietari dello stabile espropriato loro dall'amministrazione) volessero chiedere i danni dovrebbero procedere con una causa civile vera e propria. Una strada che appare «assai impervia - fa sapere Burò che di mestiere fa l'avvocato - perché sono gli stessi giudici a spiegare come lo spazio per una azione del genere sia ridotto ai minimi termini» proprio perché i limiti della corretta critica non sono stati travalicati in primis perché gli addebiti erano aderenti alla realtà e poi perché non era stata travalicata la sfera della continenza. Detto in altre parole i ricorrenti non sono riusciti a scalfire la barriera difensiva eretta dagli avvocati Paolo Mele Senior e Alessandro Moscatelli i quali hanno patrocinato i tre consiglieri di opposizione sin dalle prime battute.

IL J'ACCUSE DI CONFORTO
Il consigliere Conforto ad ogni buon conto aggiunge una ulteriore riflessione: «Da settimane dalle parti della maggioranza ci si accusa di brandire la norma come una clava per chi sa quali fini. Costoro per di più devono sapere che quando il consigliere comunale viene a conoscenza di un possibile reato o di un possibile danno erariale, in primis sul piano penale, ha l'obbligo per legge di segnalare la cosa alla autorità giudiziaria. Se non lo fa commette a sua volta un reato. Se poi qualcuno ha accarezzato l'idea di tapparci la bocca mettendo di mezzo gli avvocati gli abbiamo dimostrato che con noi non si scherza». Ugone invece si concentra sull'attività del consiglio comunale. «Quando ho chiesto lumi all'attuale sindaco di quanto veniva riportato sui giornali e di quali fossero le reali intenzioni della giunta sul futuro assetto urbanistico di via Marconi, futuro che all'oggi appare fumoso, Dalla Pozza si è limitato a proferire frasi con poco senso e un po' sconnesse».

Si tratta di parole che pesano come pietre perché dopo le polemiche scaturite dall'affaire Marconi si era parlato di una indagine per presunto danno erariale che sulla partita fondiaria di via Marconi sarebbe stata avviata dalla Corte dei conti. La cosa è stata confermata oggi dai tre consiglieri di opposizione che rispetto a quei fatti hanno pure confermato di avere indirizzato alla magistratura penale «un dettagliato esposto». Per di più da quanto è emerso in municipio pare che gli uffici, alla luce delle ultime notizie, abbiano messo in ghiacciaia la fase attuativa della realizzazione del parcheggio.

LA REPLICA
Ma come la pensa al riguardo il sindaco Dalla Pozza? Chi scrive ha interpellato il primo cittadino ma da quest'ultimo, almeno per il momento non è giunto alcun commento. Ben diversa invece è stata la condotta dell'ex sindaco per il quale, con una lunga nota, è intervenuta Lara Formenton. Che poi è il legale non solo di Catagini ma pure quello dei Galvanin.

«Il volantino - scrive il legale del foro vicentino - era a nostro avviso ingannevole in quanto le controparti vi hanno inserito una fotografia dell'immobile in cui era appeso un vecchio cartello con l'insegna dell'agenzia immobiliare Catagini, cerchiata in rosso e ingrandita. Inoltre hanno scritto che il Comune aveva acquistato... e non espropriato per fini di pubblica utilità... l'immobile da anni invenduto: il lettore del volantino capiva così che il Comune aveva acquistato l'immobile dai proprietari Galvanin tramite l'agenzia immobiliare Catagini e che dunque vi fosse stato un coinvolgimento del Catagini in tale operazione, fatto che invece è falso. Ecco perché abbiamo instaurato questo procedimento civile d'urgenza: al solo fine di far rimuovere il volantino dai social network e al fine di ristabilire la verità. Tale richiesta era stata fatta bonariamente alle controparti con una lettera ma senza ricevere mai alcuna risposta dalle controparti peraltro. Nessuna denuncia penale per diffamazione è stata fatta dal Catagini e dai Galvanin, né richiesto alcun risarcimento danni nei confronti delle controparti». Appresso un'altro rilievo: «Ora, il Tribunale civile di Vicenza ha ritenuto che il volantino non sia ingannevole ma ne ha finalmente chiarito il significato che vogliamo, una volta per tutte, venga comunicato esplicitamente alla cittadinanza, senza allusioni e giochi di ingrandimenti di immagini».

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A BURÒ, CONFORTO ED UGONE

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