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Denunce in vista per la manifestazione «no-vax» a Campo marzo

L'indiscrezione data per certa sulla stampa non viene commentata dall'onorevole Cunial tra i protagonisti del sit-in berico del gruppo R2020. Frattanto alla Regione Veneto deflagra l'affaire delle carte negate sulla «trattativa» coperta dal «segreto istruttorio» per il ventilato acquisto dei vaccini anti coronavirus sul mercato alternativo

«Non commento notizie che non siano ufficiali». Con questa presa di posizione laconica resa nota oggi 21 aprile alle 13 in punto il deputato bassanese Sara Cunial del gruppo misto dice la sua sulle polemiche seguite alla manifestazione «no vax» che l'aveva vista protagonista assieme ad altri sabato 17 aprile. Più nel dettaglio Cunial risponde così alle notizie circolate in questi ultimi giorni sui media veneti rispetto alle quali si annunciava che dalla questura berica sarebbero fioccate denunce su denunce nei confronti di quei manifestanti che avrebbero violato la disciplina sul distanziamento imposta per arginare «la pandemia da Covid-19». Frattanto in laguna si preannuncia una bufera sul fronte del ventilato acquisto da parte della Regione Veneto di vaccini anti-coronavirus sul mercato alternativo. Due consiglieri dell'opposizione avevano chiesto le carte, ma la direzione generale della sanità le ha negate. Ora la cosa potrebbe avere strascichi giudiziari.

IL PROLOGO
Il prologo della Vicenza porta la data del 17 aprile quando Cunial e la Rete2020 che la supporta organizzano in centro a Vicenza una manifestazione per fare il punto «sull'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e sulle restrizioni della libertà personale attualmente vigenti» pensate da palazzo Chigi per fronteggiare il contagio. I manifestanti, moltissimi senza mascherina, spesso poco distanziati l'uno dall'altro, lanciano al governo e alle autorità sanitarie sia nazionali che regionali un j'accuse ad alzo zero. Contestano la validità dei provvedimenti assunti, parlano di intollerabile compressione dei diritti costituzionali, distillano critiche dirette alla vaccinazione e parlano di «aggressione alla Costituzione» perpetrata anche con l'ausilio «dei media mainstream compiacenti». Il flash mob organizzato nella esedra di Campo marzo, oltre un migliaio i presenti, scatena la reazione della politica regionale. Il consigliere regionale del Pd attacca a muso duro i manifestanti «no-vax» e parla di «sfregio inaccettabile» nei confronti di coloro che le regole invece le rispettano. 

LA NOVITÀ
Epperò durante le ultime quarantott'ore agenzie e media veneti danno conto di una novità. La questura di Vicenza sarebbe pronta a predisporre denunce a non finire nei confronti di coloro che non hanno rispettato le disposizioni governative anti coronavirus, ma che non hanno nemmeno rispettato le disposizioni decise dalla stessa questura quando quest'ultima ha ricevuto la comunicazione relativa alla convocazione del flash-mob. Sempre stando a quanto si legge su media e agenzie gli uomini della Digos berica si sarebbero avvalsi della collaborazione della polizia scientifica per filmare e documentare le violazioni. Si tratta de facto del primo passo per la identificazione dei destinatari di una serie di sanzioni. Nel caso si tratterà solo di sanzioni amministrative l'iter dovrebbe essere in capo tutto alla questura. Non è dato sapere al momento se i funzionari di viale Mazzini invieranno anche una relazione a Borgo Berga perché siano vagliati eventuali profili penali.

PARLA L'INQUILINO DI MONTECITORIO
Ad ogni modo Cunial oggi qualche istante dopo le 13,00 ai taccuini di Vicenzatoday.it è stata gelida, spiegando di non volere commentare notizie che non siano «ufficiali». Detto in altri termini il deputato bassanese fa capire che fino a quando non riceverà alcuna notifica non prenderà alcuna posizione. Il che potrebbe anche essere il prologo di una guerra di carte bollate che gli aficionados del coordinamento R2020 intendono portare avanti per contestare sul piano della legittimità i provvedimenti restrittivi assunti in questi mesi a palazzo Chigi.

BURRASCA IN LAGUNA
Ad ogni modo le polemiche che ruotano alla galassia Covid-19 non si esauriscono con gli strascichi della manifestazione del 17 aprile. Proprio Vicenzatoday.it dapprima il 19 febbraio e di seguito il 16 aprile aveva dato conto delle richieste di accesso agli atti formulate dalla opposizione democratica la quale chiedeva lumi sul carteggio intercorso tra la Regione Veneto e alcuni intermediari. Oggetto della corrispondenza? Il ventilato acquisto sul mercato alternativo da parte di Palazzo Balbi di svariate milioni di dosi di vaccino anti Covid-19: una ipotesi che scatenò un pandemonio mediatico nazionale rispetto al quale prese posizione anche la presidente della Commissione europea in persona (la baronessa tedesca Ursula von der Leyen) la quale a più riprese spiegò con una certa qual durezza come gli acquisti esterni ai canali ufficiali (quelli garantiti dai protocolli stati-Ue) non potessero essere nemmeno presi in considerazione. La cosa ebbe ripercussioni pesanti. I carabinieri dei Nas fecero visita agli uffici di svariate regioni tra cui la Regione Veneto. Sulla scorta della bufera mediatica a palazzo Ferro Fini il Pd chiese le carte della presunta trattativa «senza ottenere la benché minima risposta».

IL COLPO DI SCENA
Tuttavia in queste ieri a palazzo Balbi c'è stato l'ennesimo colpo di scena. Il direttore generale dell'area sanità (il dottore Luciano Flor) con una breve nota al protocollo 180404 in data 20 aprile 2021 (nota che Vicenzatoday.it ha potuto compulsare integralmente) ha negato l'acquisizione di quel carteggio da parte del consigliere democratico Anna Bigon. Nella nota si rimarca come «l'istanza ostensoria» debba essere «differita» poiché tutta la documentazione riguardante «la trattativa» è stata consegnata all'autorità giudiziaria ed è coperta dal «segreto istruttorio». Flor però non specifica in forza di quali provvedimenti della stessa autorità giudiziaria sussista giustappunto il segreto istruttorio.

Un diniego che secondo i consiglieri democratici Bigon e Anderea Zanoni potrebbe fare acqua da tutte le parti ove non sostenuto da adeguate pezze d'appoggio. In linea di massima infatti il segreto istruttorio può essere invocato solo se l'indagine penale è concentrata sugli atti in questione e solo se al riguardo l'autorità giudiziaria impone, motivandolo appunto, il segreto istruttorio.

L'ULTIMATUM
Tuttavia la veronese Bigon e il trevigiano Zanoni considerando un po' debole la risposta di Flor gli hanno formalmente inviato proprio stamane un aut aut che suona come un vero e proprio ultimatum. «Con la presente, i sottoscritti consiglieri - si legge - chiedono copia del provvedimento della autorita? giudiziaria in forza del quale viene stabilito il segreto istruttorio sulla documentazione richiesta. Poiche? siamo in attesa da oltre 65 giorni della comunicazione richiesta, la Signoria vostra e? pregata di rispondere nel piu? breve tempo possibile». Parole durissime che in mancanza di una risposta adeguata potrebbero essere l'antefatto di una denuncia in sede penale. Il pubblico ufficiale che non permette l'accesso agli atti a chi ne è legittimamente tutelato può incappare in un reato molto grave per lo stesso pubblico ufficiale ossia il rifiuto in atti d'ufficio.

TENSIONE ALLE STELLE
E che la tensione sia alle stelle lo dimostra il dispaccio diffuso oggi pomeriggio dalla Bigon e da Zanoni nel quale volano definitivamente gli stracci: «Sulle trattative per gli acquisti di vaccini in autonomia a questo punto ci auguriamo che sia la magistratura a fare quella chiarezza che la politica continua a negare. A due mesi di distanza la Regione ci comunica che non è possibile ricevere la documentazione... Non male come tempi di reazione... È un film che si ripete quasi quotidianamente». Ma come la pensano al riguardo gli uffici regionali? Chi scrive ha interpellato direttamente Flor per conoscere il suo punto di vista al riguardo. Da quest'ultimo però, almeno per il momento, non è giunto alcun commento.

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