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Una veduta dell'ospedale di Santorso nel Vicentino

Una veduta dell'ospedale di Santorso nel Vicentino

Covid-19, i Verdi «avevano previsto l'escalation autunnale»

Mentre a palazzo Ferro Fini la leonicena Guarda chiede a Zaia lumi sui numeri reali delle terapie intensive tra Veronese, Vicentino e Trevigiano, il partito ecologista punta l'indice sul fattore trasparenza a palazzo Balbi e si chiede: «Quante vite si sarebbero potute salvare se i piani fossero stati diversi?»

Un pezzo dell'opposizione di centrosinistra al Consiglio regionale del Veneto chiede al governatore leghista Luca Zaia una parola definitiva sui posti letto reali disponibili in terapia intensiva. E lo fa con una interrogazione firmata da Arturo Lorenzoni, Elena Ostanel di Vcv, da Erika Baldin del M5S, dalla democratica Anna Bigon e dalla leonicena Cristina Guarda che milita nel gruppo dei Verdi. La novità è stata annunciata da quest'ultima oggi 16 dicembre con una breve nota.

TRE PROVINCE NELL'OCCHIO DEL CICLONE
La querelle è deflagrata negli ultimi giorni quando sui media sono emerse, specie tra Veronese, Vicentino e Trevigiano, una serie di criticità che hanno messo in imbarazzo l'esecutivo regionale, che da giorni peraltro si trova anche nel merino della stampa nazionale. «È umiliante - si legge - sentirsi dire dall'assessore regionale alla sanità, la rosatese Manuela Lanzarin, che parlare pubblicamente di quanto accade negli ospedali di Verona, Treviso e Vicenza è un danno al lavoro di medici e infermieri. Perché sono loro stessi a chiederci di intervenire e a spronarci a fare chiarezza sulle condizioni delle terapie intensive e sul numero di posti letto realmente disponibili». Detto in parole povere Guarda chiede di sapre se il numero di terapie intensive disponibili in Regione sia stato gonfiato attraverso un artificio in materia di nomenclatura dei posti letto, per permettere al Veneto di rimanere in zona gialla, quella con meno restrizioni.

ARZIGNANO APRIPISTA
Questo almeno è il resoconto delle ultime ore. Tuttavia l'atmosfera è divenuta rovente quando il Comune di Arzignano, «primo nel Veneto», aveva analizzato e pubblicato le statistiche rispetto ai decessi durante i cosiddetti «mesi del Covid-19»: ne era uscito uno spaccato allarmante che faceva segnare un +30%. I sindaci del comprensorio a mezza bocca avevano confermato quel dato in maniera omogenea fino a che nelle ultime ore è stata la stessa amministrazione regionale a dover ammettere che quella percentuale alla grossa vale per tutto il Veneto (ne parla diffusamente il Corriere veneto di oggi in pagina 2). Una statistica cui se ne affianca un'altra: quella per cui il Veneto è primo in Italia per decessi.

NUBI SPESSE SULLE CIFRE FORNITE IN LAGUNA
La questione di fondo però è che già ai primi di aprile di quest'anno il direttivo regionale dei Verdi aveva messo in dubbio i dati forniti dalla Regione Veneto tanto che in una analisi comparata aveva evidenziato col colore rosso i dati che riguardavano il Trevigiano e il Vicentino.

IL MONITO: «POCHI TAMPONI FARANNO VINCERE IL VIRUS»
E ancora «in un secondo paper» del 23 ottobre curato dal vicentino Francesco Meneghello fitto di dati ed analisi comparate si scriveva testualmente «Il Veneto non è pronto. I pochi tamponi faranno vincere il virus». E ancora: «Le performance del Veneto per quel che riguarda il tracciamento dei positivi al virus sono sempre meno efficaci, con numeri di tamponi inferiori alla maggioranza delle altre regioni. La narrazione della giunta racconta una realtà che è smentita dai dati. Per questo chiediamo chiarezza e trasparenza al presidente Zaia su questo tema fondamentale per la salute di tutti i cittadini».

TEST, REGIONE IN AFFANNO
Meneghello poi in quella sede aggiunge un'altra considerazione: «Ad aprile 2020 Zaia aveva promesso che dopo l'estate saremmo stati in grado di processare 30mila tamponi al giorno». Invece prendendo come «riferimento la scorsa settimana vediamo che la realtà è ben diversa. Tra il 12 ottobre e il 18 ottobre nel Veneto sono stati effettuati 82328 tamponi, ovvero una media di 11761 tamponi giornalieri...». Una media ben al di sotto delle promesse. Nella sua analisi poi Meneghello aggiunge che in altre regioni come Emilia e Lazio i tamponi effettuati sono stati in numero maggiore. Il che ancora una volta, secondo i Verdi, smentisce la vulgata di un Veneto efficiente e proteso alla prevenzione: un concetto ribadito in un intervento di qualche giorno dopo.

ZAIA, PRIMA LUCI E POI OMBRE
In questo contesto il partito ecologista critica il governatore. Il motivo? Zaia inizialmente, «e senza dubbio con un certo coraggio», decise di dare credito alla campagna di monitoraggio mediante tamponi proposta «con una felice intuizione» da parte del professore Andrea Crisanti, responsabile del reparto di infettivologia della clinica universitaria dell'Ospedale di Padova.

«Ora col dramma che si sta vivendo nei nostri ospedali e nelle nostre residenze per anziani - fa sapere il trevigiano Stefano Dall'Agata del direttivo regionale del movimento ecologista - rileggere quei dati resi noti da noi tra aprile ed ottobre e constatare che in qualche modo i Verdi avevano previsto questa escalation autunnale ci fa tremare i polsi». Dall'Agata poi distilla un'altra riflessione quando si domanda «quante vite si sarebbero potute salvare se i piani fossero stati diversi?».

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