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Giacomo Stiffan, coordinatore del Pd del comprensorio scledense (repertorio Partito democratico)

Giacomo Stiffan, coordinatore del Pd del comprensorio scledense (repertorio Partito democratico)

Piano vaccini? «Palazzo Balbi dica tutta la verità»

Il Pd vicentino incalza l'esecutivo regionale mentre sulla condizione dell'ospedale dell'Alto vicentino Stiffan attacca: realizzarlo col project financing? «Fu una scelta infausta, come per la Spv». Intanto a Zaia arrivano anche le bordate di Coalizione civica

Durante le ultime due settimane la gestione dell'emergenza coronavirus da parte delle Ulss del Vicentino e soprattutto da parte dei vertici della Regione Veneto è finita nel mirino del Partito democratico. A metà mese era partito il promo fuoco di fila in merito alle condizioni di lavoro e di stress del personale dell'ospedale di Santorso. Col passare dei giorni il tenore delle critiche è via via aumentato per arrivare all'apice ieri 26 quando lo stato maggiore democratico dell'Alto vicentino, del Bassanese in una con la segreteria provinciale a puntato l'indice contro la lentezza della campagna vaccinale addossando ritardi e omissione mediatiche al governatore leghista Luca Zaia in persona. In parallelo si sono registrate le bordate del segretario provinciale Chiara Luisetto per la corsia preferenziale nella vaccinazione di cui avrebbe goduto il vicesindaco di Arsiero. «A dire il vero da tempo sono davvero troppi gli ambiti rispetto ai quali la giunta regionale dovrebbe fare chiarezza e così non va bene». Usa queste parole l'orsiano Giacomo Stiffan ossia il coordinatore del Pd dello Scledense che ai taccuini di Vicenzatoday.it non nasconde una certa inquietudine per il momento che la provincia berica sta vivendo. Tuttavia non solo il Pd lancia strali verso la giunta regionale. A Schio anche Coalizione civica in una lunga nota diramata oggi durante il primo pomeriggio parla di «confusione e di disorganizzazione».

Dunque Stiffan che cosa vi preoccupa principalmente rispetto a quanto sta accadendo all'Ospedale di Santorso? Perché siete usciti pubblicamente?
«Insomma, le condizioni in cui medici, infermieri, operatori e il personale in genere sono ormai arcinote: si tratta di turni massacranti che mettono alla corda il personale e la sicurezza dei pazienti. Se a tutto ciò si sommano gli incerti tipici del periodo covid è pacifico quanto rischiosa sia divenuta la situazione».

In un dispaccio di pochi giorni fa voi avete scritto: a rimanere sono gli infermieri e i medici che coraggiosamente lottano in trincea con turni da dieci ore, bardati come palombari, addirittura col pannolone perché non hanno il tempo di andare in bagno, sottoposti ad uno stress emotivo insostenibile, senza cambi idonei e senza poter decomprimere adeguatamente in reparti non covid. A fronte di una denuncia del genere che tipo di reazioni ci sono state? Che cosa hanno detto le autorità? Come la pensano i cittadini?
«Le difficoltà del personale, di riffa o di raffa sono state ammesse anche dalle autorità. Per quanto riguarda la cittadinanza l'ansia c'è e spesso si amplifica. Le voci che giorno dopo giorno raccogliamo nei centri, nei circoli, presso i luoghi di lavoro sono molto precise. Il cruccio, un cruccio continuo per vero, c'è. Sono pochi coloro che lo ignorano. È giunto il momento che a palazzo Balbi si batta un colpo: ma la giunta deve dire tutta laverità».

Mentre a Santorso la situazione viene descritta da voi in maniera drammatica il resto del Veneto come il resto del Vicentino deve fronteggiare i cascami del caso Astrazeneca. Che idea vi siete fatti al riguardo?
«Guardi alcuni Paesi Ue in via precauzionale hanno sospeso alcuni lotti. Il che è in linea con la prassi. Però la campagna in tutta Europa va avanti per cui non c'è da spaventarsi al riguardo come non bisogna cadere nel tranello di chi approfitta di questi episodi per sostenere che la vaccinazione sia sbagliata in sé».

Da più parti si sostiene che se c'è qualcuno che non si presenta le dosi non vanno sciupate. Voi avete una idea che fine, almeno nel Vicentino, abbiano fatto le dosi non utilizzate? Qualcuno ve lo ha detto?
«Questa è una bella domanda. Dovrebbero essere le autorità preposte a rispondere: numeri e documenti alla mano, sia chiaro».

Rispetto alla situazione del comprensorio i sindaci della zona che atteggiamento hanno assunto? Esitono delle differenze tra amministrazione e amministrazione? Il nosocomio orsiano comincia secondo voi a pagare lo scotto dell'architettura finanziaria sulla cui base è stato realizzato? È possibile che l'emergenza coronavirus abbia fatto venire al pettine i nodi, si parla di Santorso ma anche della pratica tout-court, relativi al project financing usato nella sanità?
«Sinceramente, al di là delle posizioni politiche, al di là delle sfumature, i sindaci dell'Alto vicentino sanno bene che l'ospedale ha dei problemi che derivano anche dal modo con cui è stato concepito. Si tratta di un convincimento ormai diffuso come è ovvio che l'arrivo della emergenza coronavirus abbia fatto deflagrare i problemi in modo definitivo. Ma questi nodi erano già venuti al pettine. Non a caso noi fummo tra gli organizzatori della marcia dei quattromila tra Schio e Santorso».

Più nello specifico la scelta del project financing si è rivelata causa o infausta?
«È stata una scelta infausta. Lo è stata per gli ospedali come per la Superstrada pedemontana veneta o Spv che dir si voglia: il che quindi vale per le infrastrutture e per le grandi opere in genere».

E adesso?
«Adesso l'Unione europea sta pianificando un intervento straordinario che potrebbe coincidere col ricovery plan. Quello che il Veneto e l'Italia tutta non possono permettersi è di ignorare quanto accaduto».

Sarebbe a dire?
«Serve un cambio di paradigma, serve una riconversione verde e sostenibile. Occorre curare le nostre fragilità. Quei fondi strategici servono a cambiare il paradigma, non devono essere il viatico per ricadere in vecchie formule sviluppiste ormai superate dalla storia. Le parole chiave per uscirne in pedi pertanto saranno lungimiranza, trasparenza, resilienza e sagacia».

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