Coronavirus, Conte conferma il lockdown fino al 3 maggio: "E non ci serve il Mes"

Il nuovo dpcm contiene alcune riaperture. Il premier Giuseppe Conte: "L'Italia non ha bisogno del Mes, perché è uno strumento inadeguato e inadatto per l'emergenza che stiamo vivendo". Bordate all'opposizione: "Salvini e Meloni hanno detto menzogne, dobbiamo lavorare insieme per non compromettere il negoziato in Europa"

Firmato il nuovo decreto per estendere il lockdown. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha spiegato come dal 14 aprile riapriranno cartolibrerie e librerie, negozi per bambini e neonati per rispondere ad alcune richieste arrivate dalle famiglie.

"Il lockdown prorogato fino al 3 maggio": lo ha annunciato il premier Conte nella conferenza stampa di venerdì sera a palazzo Chigi. "Se prima del termine si verificassero le condizioni il governo provvederà di conseguenza". 

Per la fase due il governo è al lavoro con un gruppo di esperti per inventare nuovi modelli organizzativi. Il bresciano Vittorio Colao (amministratore delegato di Vodafone) presiederà la task force. Servirà infatti un nuovo protocollo di sicurezza per riaprire in sicurezza le aziende che possano garantire un rispetto delle distanze necessarie nei luoghi di lavoro.

"L'indice di contagio dovrà essere inferiore a 1" spiega Conte citando la necessità di una "economia di guerra". Serviranno nuove norme per regolare gli spostamenti anche tramite i mezzi pubblici. 

Conte è anche tornato sui temi trattati dall'eurogruppo spiegando che il prossimo 23 aprile durante il Consiglio Europeo tornerà a proporre gli eurobond. Quanto al Mes, il fondo salva stati, Conte ha attaccato duramente i leader dell'opposizione, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che hanno criticato la presunta firma da parte del Governo per l'apertura di una linea di credito. Una firma che non è stata posta come si legge - peraltro - nella dichiarazione dell'eurogruppo. "Le menzogne ci fanno male - ha detto Conte - rischiano di indebolire l'intera Italia in un negoziato difficilissimo".

"Lotteremo per ottenere gli eurobond, il Mes strumento inadeguato. La risposta comune o è ambiziosa o non è - conclude Conte - io non firmerò nessun accordo fino a quando non avrò un ventaglio di strumenti adeguati alla sfida".

Il nodo della discussione a livello europeo riguarda le modalità di aiuto economico ai paesi europei che, a causa della differente capacità di risposta delle proprie economie si trovano più o meno in difficoltà in vista di una ripartenza dopo il lockdown. Italia, Francia e Spagna in particolare chiedevano di finanziare i costi della ripresa con l'emissione di titoli di debito in comune (i cosiddetti coronabond). L'Olanda invece si opponeva perché ritiene che i Paesi ad alto debito debbano fronteggiarne le conseguenze della mancata accortezza nella tenuta dei conti pubblici. Inoltre il fronte nordico si opponeva all'uso del fondo europeo di stabilità senza le normali condizionalità.

L'accordo raggiunto prevede l'accesso alle linee di credito del MES fino a 2% del PIL senza condizionalità se utilizzato per spese sanitarie ('dirette e indirette' compresa la prevenzione). Duecento miliardi che si aggiungono ai 100 miliardi di SURE, il sistema di prestiti della Commissione europea senza condizionalità per sostenere i costi della Cassa Integrazione per preservare l'occupazione.

Sul tavolo resta la proposta francese di un fondo comune per finanziare la ripresa. La palla passa ai capi di Stato, che dovranno prendersi la responsabilità politica di accettare (o rifiutare) la condivisione dei costi della ripresa. La decisione finale e le conseguenze per il futuro dell'integrazione europea saranno epocali.

fonte: Today.it

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