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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Politica Arzignano

Pfas, le istituzioni in fermento per l'arrivo degli ispettori Onu

L'inchiesta speciale avviata dall'Alto commissariato per i diritti umani sulla contaminazione da derivati del fluoro nel Veneto centrale scuote palazzo Balbi e l'Ovest vicentino: frattanto Acque del Chiampo procede con una stretta di giro nei confronti degli scarichi, in primis delle concerie

«La battaglia per la difesa del diritto alla salute passa dal confronto duro con una politica regionale che, fino ad ora ha solo tentato di minimizzare la realtà della più grande contaminazione da Pfas a livello mondiale che ha colpito il Veneto». A parlare in questi termini in una breve nota diramata ieri 23 novembre è Giovanni Fazio, uno dei volti storici di Cillsa, una associazione dell'Ovest vicentino nota per le sue battaglie ambientaliste. Nel suo breve dispaccio Fazio, un medico arzignanese molto conosciuto nella città del Grifo ber le sue battaglie ambientaliste fa riferimento anche ad un lungo approfondimento a sua firma pubblicato sul portale PfasLand. Tuttavia la questione della sostenibilità dei distretti industriali chimici dell'Ovest vicentino è stata oggetto anche di una lunga riflessione degli azionisti principali di Acque del Chiampo, la spa intercomunale che gestisce il ciclo dell'acqua nel comprensorio arzignanese.

PALAZZO BALBI SULLA GRATICOLA
Il j'accuse di Fazio per quanto riguarda l'incidenza dei Pfas, i temibili derivati del fluoro al centro dello scandalo Miteni, nei confronti dell'amministrazione regionale e delle Ulss del territorio è spietato. «Si insiste - si legge - sulla multifattorialità delle patologie correlate per cui si cercano tutte le cause delle stesse tranne quelle legate alla presenza di Pfas nel sangue dei pazienti». Poi un'altra bordata che è ricorrente nel cahier de doléances di Fazio: «Chi chiede un approfondimento diagnostico  - si legge in un lungo documento pubblicato avant'ieri - viene redarguito in nome di due decreti regionali che vietano ai cittadini esposti di accedere agli esami di laboratorio, disponibili solo per il monitoraggio che viene effettuato sui residenti della» cosiddetta zona rossa.

«RISCHIO SPECIFICO E AUTONOMO»
Da mesi per vero gli specialisti della Regione Veneto sostengono che «i fattori ambientali non sono quasi mai causa necessaria e sufficiente di patologia, ma possono contribuire, come fattori di rischio, agendo sinergicamente con fattori di tipo socioeconomico e comportamentale». Fazio bolla come non veritiera questa affermazione e cita nello specifico un convegno tenuto all'Università di Padova il 26 marzo 2021 durante il quale sarebbero stati presentati diversi studi. Dai quali si evince chiaramente, rimarca sempre Fazio, come i Pfas, che da anni attanagliano le falde di tutto il Veneto centrale a seguito della maxi contaminazione attribuita alla trisisnese Miteni, «possono essere causa necessaria e sufficiente di malattia e rappresentano pertanto un rischioambientale specifico, autonomo».

LA DIFESA DELLA PITTER
Ne deriva che l'approccio della Regione Veneto in ragione del quale si si nega de facto che la contaminazione da Pfas nella sua accezione di contaminazione ambientale possa da sola nuocere alla salute. Questo orientamento è stato più volte propugnato anche da Gisella Pitter, portavoce del Dipartimento regionale di prevenzione. Ma a palazzo Balbi, secondo Fazio, non si è tenuto conto «delle cause specifiche ambientali che possono generare danni allo scheletro e osteoporosi, abortività, preclampsia, danni degli apparati riproduttivi maschili e femminili durante la gravidanza, infarti ed ictus cerebrali, Parkinson, sindromi neurologiche infantili ed Alzheimer: tutte patologie la cui patogenesi ambientale è stata ampiamente documentata» da una serie di ricerca di alto profilo «a partire da quella del professor Carlo foresta dell'Università di Padova».

LO STUDIO DEL PROFESSOR FORESTA
In effetti l'ennesima conferma di questo quadro è giunta il 17 novembre quando proprio l'equipe coordinata da Foresta ha reso noto l'esito di un suo lavoro. «I Pfas... possono essere coinvolti nell'insorgere delle anomalie del sistema nervoso centrale e nel Parkinson» si legge nel dispaccio diramato la settimana passata dallo scienziato dell'ateneo patavino. Lo studio del Vimm, ossia l'Istituto veneto di medicina molecolare presso l'Università di Padova, sottolinea ancora Foresta, è stato peraltro pubblicato sulla prestigiosa rivista «Environment International». I Pfas, dice per di più il professore, «si integrano con le membrane neuronali e il sistema nervoso è a rischio durante la fase dello sviluppo embrionale» tanto che «i dati preliminari suggeriscono anche un coinvolgimento delle cellule implicate nel processo degenerativo del Parkinson».

ARRIVANO LE NAZIONI UNITE
La situazione è così delicata addirittura da avere interessato l'Alto commissariato per i diritti civili dell'Onu, che come anticipato da Vicenzatoday.it il 18 novembre ha incaricato un pool speciale di ispettori di investigare sulla contaminazione da Pfas che in relazione all'affaire Miteni ha interessato Veronese, Vicentino e Padovano. La cosa non è passata inosservata alla politica veneta. «Abbiamo chiesto di essere ascoltati dalla delegazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che la prossima settimana sarà in Veneto per il caso Pfas. Il 3 dicembre gli ispettori incontreranno a Venezia alcuni esponenti della giunta regionale, vogliamo esserci anche noi come consiglieri di minoranza. È quanto dichiarano Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon, rappresentanti del Partito Democratico a Palazzo Ferro Fini in una nota diramata oggi. «Abbiamo preso contatto  direttamente con chi sta tenendo i rapporti con l'Onu, anche perché ad oggi il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti non aveva informazioni sulla missione».

IL MEMORANDUM PER LA MULTISERVIZIO
Parlare di Pfas significa però parlare anche dei problemi ambientali generati dalla chimica che nel distretto Agno-Chiampo fa spessissimo rima con concia. Su questo frangente i comuni di Arzignano e Chiampo l'11 novembre sono intervenuti inviando ad Acque del Chiampo un memorandum operativo molto puntuale nel quale chiedono alla spa controllata dalle due municipalità (azionariato in cui il peso della città del Grifo è preponderante) un piano robusto piano di miglioramento nell'ambito della sorveglianza sul ciclo dei reflui che interessano i depuratori afferenti alla società pubblica. Il memorandum è stato firmato dal sindaco di Arzignano Alessia Bevilacqua e dal primo cittadino di Chiampo Matteo Macilotti.

Censimento delle vasche ad uso industriale per contenere le emissioni nocive, mappatura dei pozzi ad uso industriale per controllare la qualità dell'acqua impiegata nei cicli produttivi (presenza di Pfas in primis), avvio di un impianto di ozonizzazione per migliorare la qualità dei reflui in uscita dai depuratori e pubblicazione dei dati sulla qualità dell'acqua in sede di scarico sono i punti forti di una novità che se sarà attuata in toto potrebbe costituire una piccola rivoluzione copernicana nel settore. Il fatto poi che le due amministrazioni, Arzignano e Chiampo, siano espressione di due raggruppamenti politici differenti (Lega il primo; civico di area moderata e centrosinistra il secondo) la dice lunga sui compiti che attendono gli enti territoriali in queste settimane.

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