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Domenica, 29 Gennaio 2023
Politica

Caso Fir? «Incontreremo Conte e Letta»

Rimangono appena quattordici giorni per votare l'emendamento alla finanziaria che sblocca l'ultimo mezzo miliardo di euro in forma di indennizzi da destinare ai risparmiatori colpiti dal collasso delle ex popolari, venete in primis. Il vicentino Luigi Ugone, il presidente di una delle associazioni più attive sul fronte caldo della richiesta dei ristori, da mesi aveva avviato un confronto a 360 gradi con tutte le forze sia a Montecitorio sia a palazzo Madama. Ora annuncia una trasferta nella capitale. E il caso, almeno secondo molti attivisti ora è divenuto a tutti gli effetti «politico»: alla base dello stallo infatti ci sarebbero le frizioni tra parlamento e Mef

Il collasso delle ex banche popolari dell'Italia centrale e dell'Italia settentrionale ha causato una ferita che non si è ancora interamente rimarginata: Carichieti in Abruzzo, Banca Etruria in Toscana, Cariferrara in Emilia, Veneto banca e Banca popolare di Vicenza nel Veneto sono nomi che hanno riempito pagine e pagine di cronache giudiziarie. C'è chi in passato lo aveva definito «il pentacolo dei crac», alludendo ai patimenti di natura luciferina inflitti ai risparmiatori colpiti dal collasso di quegli istituti per una agonia che cominciò a manifestarsi in modo patente attorno al 2015. Poi per cercare di dare una mano «agli sbancati» la politica, un po' perché ci credeva, un po' perché doveva farsi perdonare certe frequentazioni ad alti livelli, ha cercato di riparare dando vita nel 2109 al Fir, il fondo per l'indennizzo dei risparmiatori colpiti appunto dal collasso delle ex popolari.

La genesi del fondo, ostacolata in mille modi da alcuni ambienti del parlamento e soprattutto da alcune alte sfere del Ministero dell'economia ovvero del Mef, è comunque andata a segno o quasi. Degli 1,5 miliardi previsti per gli aventi diritto la commissione ad hoc individuata appunto dal Mef e supportata dalla società statale Consap, è stata in grado di assegnarne un miliardo tondo. Sono cifre che non rifonderanno mai i patrimoni persi da molti ex azionisti: ma per per molte famiglie e per molti piccolissimi imprenditori si è trattato di un vero e proprio salvagente, un antidoto contro il lastrico.

Come già riportato da Vicenzatoday.it il 7 dicembre 2022 nonché da Today.it il giorno appresso a Roma si sta giocando una partita delicatissima perché entro il 31 dicembre 2022 sia approvata una legge finanziaria che contenga l'emendamento in grado di sbloccare l'ultima tranche da mezzo miliardo già prevista dalla legge del 2019. Mezzo miliardo però che «in forza di alcuni punti poco chiari della norma e di un decreto successivo che aveva la pretesa di attuarla ancora meno chiaro» rischia di evaporare dal capitato per il quale era stato assegnato. Questi timori li avevano espressi gli attivisti della associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza quando si erano riuniti il 6 dicembre.

Da quella serata era emerso come la totalità dei leader della politica nazionale si fossero presi l'impegno di modificare la finanziaria, ossia la legge di bilancio preventivo per il 2023, in tempo utile per sbloccare l'utilizzo di quel fondo. Il voto favorevole delle camere sembrerebbe scontato. Ma così non è. Da settimane molti attivisti sostengono che il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, una delle personalità di maggiore spicco in via XX Settembre anche perché considerato tra figure più vicine all'ex premier Mario Draghi. Tanto che nonostante quasi l'intero consiglio dei ministri, sia d'accordo con lo sblocco del cosiddetto riparto da mezzo miliardo, il nulla osta per le camere tarda ad arrivare. Anche perché nel governo il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti (pure lui vicinissimo all'ex premier Draghi), almeno fino ad ora, avrebbe dato corda ai desiderata dell'entourage di Rivera: anche se «non è affatto chiaro verso quale altra destinazione si vorrebbero indirizzare quei fondi» lamentano da giorni gli ex soci, specie tra gli ex azionisti di Veneto banca e Banca popolare di Vicenza.

Ad ogni modo Luigi Ugone, presidente della associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto banca», continua nella sua opera di diplomazia. «Martedì - spiega quest'ultimo ai taccuini di Vicenzatoday.it -  a Roma incontreremo l'ex premier Giuseppe Conte nonché il segretario del Pd Enrico Letta: è nostra intenzione capire quali sono i margini di successo. La conferma della disponibilità dell'incontro ci è arrivata ieri 16 dicembre e ieri avevamo già prenotato il treno per la capitale».

Col centrodestra invece i contatti proseguono per altre strade. Non è un mistero il canale quasi privilegiato che da anni il ministro degli interni del Carroccio Matteo Salvini garantisce al vicentino Ugone, che spesso ironicamente viene definito dall'ex eurodeputato milanese «lo stalker» per via dell'assiduità con cui il presidente dell'associazione chiede al leader leghista quali novità bollano in pentola sul fronte bancario. Ma anche con altre formazioni politiche, sia nel centrodestra come nel centrosinistra o nel centro (basti pensare ad Azione-Italia viva) da mesi se non anni i rapporti sono buoni. Lo erano assai meno col Partito democratico (sono ancora avvertibili gli eco delle scintille con l'ex sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta): ma di recente Letta ed Ugone sono stati in grado di aprire «un importante canale di comunicazione». Senza contare, tra le altre, la solenne presa di posizione di Fdi che con la leader Giorgia Meloni si era impegnata a dare un futuro alle richieste dei risparmiatori traditi in modo tale che «quei cinquecento milioni» siano effettivamente spesi nel fondo indennizzi.

Ma come stanno davvero le cose a Roma? La deputata Letizia Giorgianni, volto in forte ascesa all'interno di Fdi, considerata la plenipotenziaria del premier Giorgia Meloni per le questioni del risparmio tradito, ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega il suo punto di vista: «I nostri parlamentari si stanno impegnando su tutti i fronti affinché il mezzo miliardo di euro già previsto in sede di Fir possa essere effettivamente destinato agli aventi diritto grazie ad un intervento ad hoc sull'iter in corso della legge finanziaria. La questione ovviamente non è di poco conto. E chiaramente le prossime ore saranno cruciali per capire se ci sono i margini per portare a casa un risultato importantissimo per i risparmiatori traditi. Ad ogni buon conto se i tempi contingentati e le poche risorse disponibili impedissero un immediato intervento con la legge di bilancio il nostro impegno sarà quello di riproporre l'emendamento alla prima occasione possibile». Questa è la lettura che arriva da Montecitorio rispetto ad un caso che sta diventando sempre più politico e sempre più nazionale. Tanto che nei territori lo scetticismo, il realismo e la speranza si mescolano nel leitmotiv scandito dagli attivisti delle associazioni. Il cui pensiero suona più o meno così: «è raro assistere ad una vicenda parlamentare in cui gli schieramenti sono favorevoli ad una norma ma questa corre il rischio di non passare: la situazione che stiamo vivendo in queste ore è un vero e proprio rebus».

Ora occorre capire se la missione di Ugone sia o meno impossibile. Che il parlamento inserisse nella legge di bilancio del 2019 quel Fir che ha generato poi indennizzi per un mirando lo riteneva impossibile Maurizio Scalabrin (ex sindaco di Montecchio Maggiore, oggi consigliere municipale d'opposizione nello stesso comune prima col Pd oggi con Iv). Scalabrin durante il dibattito del 6 dicembre al San Marco ammise senza problemi di non aver creduto alla possibilità, poi concretizzatasi, di realizzare il Fir lanciata dall'associazione di Ugone e da altri coordinamenti dei risparmiatori. Ma oggi, con appena due settimane a disposizione,  le associazioni dei risparmiatori saranno in grado di mettere in campo una massa critica tale da far ricredere chi è contrario al cosiddetto sblocco del riparto? Su questo tema Ugone la prende con ironia: «Per saperlo basterà aspettare fino a San Silvestro. I botti noi li spareremo comunque» conclude sibillino il presidente.

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