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Caso Moretti, dopo la bufera si dimette da capogruppo del Pd in Consiglio regionale

La decisione è arrivata nella serata di sabato. Con una nota asciutta, l'avvocato vicentino, già europarlamentare, si destituisce dell'incarico dopo le polemiche sulla sua "finta malattia" e il suo viaggio in India. Un'assenza da palazzo Ferro Fini contestatissima

"Rimetto il mio mandato da capogruppo Pd in Consiglio regionale del Veneto". Questa la decisione presa da Alessandra Moretti in seguito alla bufera scoppiata sulla sua assenza per "malattia" da palazzo Ferro Fini quando invece si trovava in India come lei stessa ha documentato postando una foto sul suo profilo Facebook, in abito nero, con il tilaka in fronte e attornianta da indiani vestiti a festa.

"Ritengo opportuno in questa fase non esporre i colleghi a strumentalizzazioni di sorta - ha spiegato Moretti -e, pur avendomi loro rinnovato la fiducia, credo sia doveroso tutelare la coesione della squadra in Regione e nel contempo dare un segnale ai cittadini".

Gli stessi colleghi che avevano duramente contestato questa sua "leggerezza" come ha dichiarato la vicentina Cristina Guarda, eletta in Consiglio regionale come rappresentante della Lista Moretti: "Una "leggerezza" la sua che in quanto capogruppo e figura di importante peso mediatico doveva evitare, anzitutto per responsabilità ma anche per rispetto verso le persone che si sono impegnate con determinazione a sostenerla durante tutte le campagne elettorali".

Lo stesso Jacopo Bulgarini d'Elci, vicesindaco di Vicenza, si era espresso sulla questione mostrando il suo disappunto: "A me dispiace andar contro una persona con cui ho lavorato per anni, esponente di un partito che voto. Sono tutto fuorché un moralista, e tendo a non prendere troppo sul serio me stesso. Ma prendo sul serio il mio servizio alla collettività. E come me è pieno di amministratori che lavorano, in un tempo difficile, provando a fare il bene comune, con serietà e sopratutto provando ad attenersi a quella regola latina: la gravitas, la profondità, come attributo del politico. Ecco, ogni balla, ogni spacconata, ogni frivolezza danneggia la buona politica, chi ci crede ancora, e chi prende sul serio l'impegno pubblico". 

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