Politica Trissino

L'ombra del «deep state» sull'ecosistema veneto

La bonifica della Miteni nell'Ovest della provincia berica, nonché gli impianti di essiccamento e combustione a ridosso della Laguna potrebbero diventare una pozione della filiera dello smaltimento dei temibili Pfas: ma questa prospettiva è avversata dalla la rete ambientalista che vede con timore le possibili grandi manovre in corso lungo l'asse Roma, Venezia, Vicenza

La contaminazione da derivati del fluoro che da anni ha colpito il Veneto centrale è finita al centro di una sciarada politico-amministrativa che va ben oltre i confini del Nordest. Oggi 3 febbraio il deputato bassanese Enrico Cappelletti dalle fila del M5S ha attaccato ad alzo zero la Regione Veneto. In una nota di fuoco diramata poche ore fa l'onorevole punta l'indice sul maxi impianto di essiccamento per fanghi di provenienza dai depuratori civili che a Marghera il colosso Eni rewind ha intenzione di costruire. Cappelletti, che sul tema ha pure depositato una interrogazione, invita palazzo Balbi a riflettere sui rischi legati all'impatto ambientale di un'opera del genere: anche in ragione del fatto che buona parte dei fanghi essiccati saranno indirizzati all'incenerimento: questo almeno è il timore di diversi gruppi ambientalisti veneziani. Da tempo però la rete ambientalista del Veneto teme che in quei fanghi di derivazione civile ci possano essere anche i Pfas, i temibili derivati del fluoro la cui contaminazione nel Veneto centrale tra Padovano, Vicentino e Veronese è oggetto di un maxi processo davanti al tribunale di Vicenza. Per anni infatti il depuratore civile di Trissino, la cittadina della valle dell'Agno in cui è ubicata la industria chimica Miteni, ha trattato una parte dei reflui provenienti dalla stessa Miteni. E poiché l'impianto di Marghera potrebbe divenire una sorta di hub regionale proprio ai fini dello smaltimento dei fanghi di tutte le province, «ben si comprende» il livello di allerta fatto proprio dalla rete ambientalista del Veneto. La quale non più tardi dell'aprile dell'anno passato con Mattia Donadel (Opzione Zero - rete ambientalista Riviera del Brenta) e Vitalia Murgia (giunta nazionale di Isde medici per l'ambiente) in un convegno organizzato a Legnago nel Veronese si era a lungo soffermata sui rischi legati all'incenerimento dei fanghi contenenti Pfas. Incenerimento che secondo Donadel potrebbe essere affidato alla struttura di Veritas-Ecoprogetto in via di potenziamento a Fusina, una frazione di Venezia. In questo caso il proprietario dell'impianto è Ecoprogetto, che poi fa capo al colosso regionale della gestione dei rifiuti Veritas, che vede come azionista di riferimento il Comune di Venezia. Si tratta di preoccupazioni non troppo dissimili da quelle espresse per l'inceneritore previsto a Padova.

LA NOTA
Ad ogni modo le polemiche lungo la filiera dello smaltimento dei Pfas continuano. Sempre in una nota pubblicata oggi sul proprio blog il coordinamento ambientalista Covepa punta l'indice nei confronti delle circostanze tuttora da chiaire che attanagliano il futuro della bonifica della Miteni di Trissino. «Le recenti rivelazioni dei media sul caso Miteni  si legge - ci dicono alcune cose importanti».

L'ANALISI
Appresso il Covepa distilla un vero e proprio elenco. «Uno, lo smantellamento della Miteni, il decommissioning, è tutt'altro che completato perché l'inquinamento legato alla fase di dismissione è ancora lì: per non parlare dell'inquinamento madre della fabbrica del quale ancora poco si sa. Due, non c'è certezza sui costi per lo smaltimento dei materiali inquinanti connessi al decommissioning. Tre, non ci sono certezze sui costi della bonifica perché poco chiari sarebbero gli obblighi in capo alla ditta fallita e ai subentranti. Quattro, ci sono incognite a non finire sui costi energetici della batteria di pozzi che mitiga la contaminazione che la Miteni continua ad infliggere alla falda e ai territori che fra Veronese, Vicentino, Padovano, Rodigino e Veneziano, poco o tanto sono interessati all'inquinamento. Cinque, una bonifica completa e reale del sottosuolo e delle prossimità dei suoli della Miteni sembra una missione impossibile: anche perchè anni fa il Comune di Trissino ha ben pensato di permettere alla Koris, società del gruppo Marzotto, di realizzare una maxi speculazione edilizia a fianco della fabbrica: guarda caso su quei terreni che oggi andrebbero carotati per saggiarne lo stato di contaminazione».
 
OCCHI PUNTATI SUL TRIBUNALE DELLA CITTÀ DEL PALLADIO
Poi un'altra considerazione. «Se a fronte di tutto ciò in valle dell'Agno qualche mente malata ambisse a trasformare il comparto attorno alla Miteni e alla Koris in un centro commerciale, magari perché lì vicino ci passa la costruenda Superstrada pedemontana veneta, saremmo alla farsa. La magistratura - scrive Follesa - ha l'obbligo di vigilare in tal senso. Già molto da dire ci sarebbe sul tribunale di Vicenza in merito a certe scelte discutibili in capo alla procedura fallimentare, a partire, come detto, dalla identificazione degli oneri di bonifica. Ora è bene che anche la procura faccia la sua parte per evitare alcuni scivoloni del passato».

UNA ENTITÀ SUL PROSCENIO
E tuttavia sul proscenio rimane un'altra questione. Ovvero la querelle sulla figura dell'avvocato che nell'ambito del processo Pfas patrocina la Regione Veneto quale parte offesa. Si tratta dell'avvocato Fabio Pinelli (è stato qnche legale del governatore veneto Luca Zaia), che recentissimamente ha sospeso l'esercizio della sua professione perché è divenuto vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura: ossia il Csm, cioè l'organo di autogoverno degli stessi magistrati.

LA VICINANZA A VIOLANTE
Il Fatto quotidiano di oggi in pagina cinque riesuma appunto la querelle della presunta vicinanza di Pinelli a Luciano Violante, già deputato di vaglia del Pd, nonché ex presidente della Camera. Pinelli infatti è uno degli uomini di spicco della fondazione Italiadecide, considerato uno dei centri studi più importanti del Paese e spesso considerato, dai suoi detrattori, come una vera propria cabina di regia in grado di influenzare con metodi lobbistici la vita politica ed economica del Paese.

DA CIAMPI A GIANNI LETTA FINO AL CANE A SEI ZAMPE
Basta dare infatti una scorsa a coloro che figurano tra i soci, tra i promotori o tra le imprese partner della stessa fondazione per avere l'idea del peso di quella compagine: Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Gianni Letta, Pier Carlo Padoan, Giulio Tremonti, Alfio Marchini, Paola Balducci, Alessandro Profumo, Anna Finocchiaro, Giovanni Maria Flick per citarne alcuni anche se fra questi ultimi qualcuno nel frattempo è deceduto. E poi ci sono le imprese o le persone giuridiche che compaiono nell'iniziativa: Ferrovie dello Stato, Enel, Eni (è il colosso del cane a sei zampe), Fondazione Roma, Legacoop, Leonardo, Ance, Intesa San Paolo, Acquirente unico spa, Poste italiane, Terna, Autostrade per l'Italia per citare solo alcuni fra i più blasonati. Il gruppo Eni peraltro, è tra i soggetti che è stato incaricato della bonifica del sito Miteni. Eni peraltro era tra i soci della stessa Miteni sebbene non sia rimasta coinvolta nell'affaire giudiziario scaturito nel processo in corso oggi a Vicenza.

RELAZIONI ALTO DI GAMMA
Sempre «Il fatto quotidiano» ricorda come Pinelli sia rimasto coinvolto nell'inchiesta della procura di Padova nel caso delle maxi parcelle percepite quale consulente legale di Azienda zero, ossia la centrale acquisti per tutte le Ulss venete. La posizione di Pinelli per quell'inchiesta (che corre parallela al cosiddetto affaire «Mantoan Serenissima ristorazione»: vicenda venuta alla luce dopo una serie di approfondimenti curati dal giornalista e scrittore Renzo Mazzaro. Il quale in un recente convegno sulla libertà di stampa a Padova, ha raccontato i retroscena del caso. La vicenda che ha toccato Pinelli, nei confronti de noto professionista veneto, è stata archiviata poco prima della sua nomina a vicepresidente del Csm. Epperò i dirigenti che hanno deciso di procedere affidando allo stesso Pinelli quegli «incarichi d'oro», così racconta Il fatto, sarebbero oggetto di un supplemento di indagine da parte della procura della città del Santo. Ma in passato la galassia ecologista veneta come ha giudicato queste reti di relazioni alto di gamma, o «deep state», per chi non ne condivide l'operato? Nel settembre del 2022 mentre il regista Massimiliano Mazzotta illustrava al teatro San Marco di Vicenza il suo documentario sul caso Pfas, il vicentino Alberto Peruffo, uno dei volti più noti della galassia ambientalista veneta, disse apertis verbis: «Effettivamente in questi anni di lotte ambientali attorno al caso Pfas abbiamo avuto il sospetto di doverci confrontare con una dimensione superiore, poco visibile ma molto presente». Mazzotta dal canto suo parlando delle vicissitudini che in giro per l'Italia hanno contraddistinto il gruppo Eni disse: «Quando c'è una inchiesta importante che lo riguarda ne esce sempre pulito».

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