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Politica Romano d'Ezzelino

Diga sul Vanoi? «Il Trentino non è una colonia dei leghisti veneti»

Torna a salire la tensione sul maxi invaso che dovrebbe mitigare il regime del Brenta ma che è osteggiata per il suo impatto ambientale. Frattanto l'esponente del M5S Alex Marini punta l'indice anche contro alcune amministrazioni locali del Vicentino e contro Giuseppe Pan, uno degli uomini di punta del Carroccio a palazzo Ferro Fini

Il presidente della giunta provinciale trentina, il leghista Andrea Fugatti, dovrà riferire in consiglio in relazione alle intemerate cui i leghisti veneti hanno dato vita dopo la deflagrazione del caso della diga sul Vanoi, l'opera realizzata al confine tra le due regioni e che dovrebbe mitigare il regime del Brenta nel Bassanese, nel Vicentino e nel Padovano: un'opera però che è di vecchia concenzione nonché ambientalmente insostenibile. È questo il contenuto di una nota al vetriolo pubblicata oggi 29 agosto sul suo blog dal consigliere provinciale trentino del M5S Alex Marini che milita nelle fila della opposizione. Nota nella quale si dà conto anche dell'avvenuto deposito di una interrogazione che impegna l'esecutivo a replicare alla presa di posizione dello stesso consigliere.

CAPOLINO IMPROVVISO «IN GAZZETTA UFFICIALE»
Marini chiede lumi precisi a Fugatti affinché quest'ultimo prenda posizione rispetto al «teatrino dei leghisti veneti che attaccano l'autonomia trentina per effetto della questione della diga sul torrente Vanoi mentre i loro compagni di partito trentini giurano che non sapevano nulla dell'opera», che si dovrebbe credere sia planata in Gazzetta ufficiale «senza che nessuno sapesse nulla».

IL CRESCENDO
Il caso era definitivamente deflagrato in giugno. E all'inizio dell'estate l'affaire Vanoi aveva visto un crescendo culminato con la scomunica al progetto da parte del compositore Bepi De Marzi fino alle prese di posizione della associazione bassanese Aria e a quella del consigliere regionale veneto Arturo Lorenzoni che milita nel centrosinistra.

INTERLUDIO ESTIVO
Nel mezzo dell'estate la tensione politica era leggermente calata, ma quando piazza Dante, anche sulla scorta della sollevazione dell'opinione pubblica ha cominciato a esprimere contrarietà al progetto, che è ancora in fase larvale, la Lega nord sia del Padovano sia del Vicentino, più o meno sotto il pelo dell'acqua, ha ricominciato a fare pressioni sul governatore veneto, il leghista Luca Zaia. Il Carroccio veneto infatti è favorevole all'opera che in prima battuta è stata promossa da palazzo Balbi e poi dal Consorzio di bonifica Brenta di Cittadella.

PAROLE INTINTE NEL CURARO
Tanto che Marini intinge la penna nel curaro: «Come nel caso del prolungamento dell'autostrada Valdastico nord, i leghisti veneti vedono nel Trentino guidato dai loro fratelli minori trentini una sorta di colonia, alla quale dettare i loro ordini. Quando però i loro piani non vanno a buon fine, danno in escandescenze e partono gli insulti. È quello che è successo di recente rispetto alla questione della diga del Vanoi, che i veneti vorrebbero erigere quasi tutta in terra trentina, andando a mettere a rischio la Val Cortella, territorio a massimo rischio idrogeologico, in una sorta di folle riedizione delle cause che portarono alla tragedia del Vajont».

Appresso un'altra rasoiata: «Purtroppo per i leghisti trentini e veneti, il M5S si è accorto di cosa stavano combinando sulla pelle di tanti cittadini e lo ha reso noto, inceppando il meccanismo che stava portando alla costruzione della diga senza nemmeno consultare i territori che dovrebbero ospitarla». Tanto che il consigliere cita a mo' di esempio di pressing leghista sulle amministrazioni locali una risoluzione del comune di Romano d'Ezzelino capitanato dal sindaco Simone Bontorin. «Per questo - così spiega Marini  - nelle deliberazioni di comuni come quello Romano d'Ezzelino si possono leggere attacchi pesanti all'autonomia trentina, arrivando addirittura a invocare tirate di orecchie al Trentino da parte del presidente Mattarella».

LA BORDATA
Poi l'ultima bordata prende di mira, tra gli altri, il consigliere regionale veneto della Lega Giuseppe Pan, uno dei principali supporter dell'opera. «I fatti - scrive Marini - dicono che siamo di fronte a veri e propri mestieranti della politica che cambiano versione a seconda dell'utilità del momento. Ad esempio Fugatti giura e spergiura che non sapeva niente della diga del Vanoi. Ebbene, il 2 agosto 2022, l'assemblea regionale del Veneto approvava una mozione del leghista Giuseppe Pan proprio riguardo alla diga del Vanoi. In quell'occasione Pan sosteneva che il Veneto aveva comunicato alla Provincia di Trento e a Dolomiti Energia la volontà di realizzare la diga. Allora chi mente? Fugatti o Pan? E ancora, che cosa dice Fugatti delle delibere dei Comuni veneti che attaccano l'autonomia trentina? E cosa intende fare la giunta provinciale per mettere un freno alle mire venete sull'acqua del Trentino? Limitarsi a fare spallucce e sperare che passi la buriana? Tutto questo il presidente della Provincia lo dovrà spiegare rispondendo all'interrogazione che ho depositato nei giorni scorsi in Consiglio. Poi vedremo se per una volta dirà la verità o se preferirà nascondersi evitando ogni commento». Marini è furente. E ai taccuini di Vicenzatoday.it dichiara: «Il Trentino non è una colonia dei leghisti veneti».

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