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Piano venatorio regionale, «il Vicentino è il più esposto»

La programmazione faunistica allo studio del Consiglio regionale veneto patisce gli strali di Zanoni il quale in un incontro pubblico la definisce «sdraiata» davanti alla lobby dei cacciatori: non mancano «i rischi» per la provincia berica a partire «dal lago di Fimon». Intanto i Verdi annunciano una mobilitazione per il 25 settembre in campo Marzo

Alla fine molte persone ieri 9 settembre si sono dovute accontentare di ascoltare i relatori fuori dalla stanza perché, complici anche le norme anti-coronavirus, nella sala della Pro loco di Arcugnano non c'erano posti liberi a sedere. Si discuteva infatti del nuovo piano faunistico venatorio che è al vaglio di palazzo Ferro Fini. Un piano che il consigliere regionale democratico Andrea Zanoni (relatore assieme al consigliere comunale arcugnanese Simone Cuomo della civica «Idee in comune» e al naturalista arcugnanese Riccardo Muraro) è apparso «sin dalle prime sdraiato sui desiderata della organizzatissima lobby della caccia, che sul piano sociale però rappresenta ormai una percentuale da prefisso telefonico della popolazione».

Paletti burocratici per chi desidera sottrarre il proprio fondo al passaggio delle doppiette al limite del bizantino, zone protette ridotte ancor più al lumicino e «spesso fittiziamente calcolate» su aree dove la caccia è di fatto impossibile «come gli aeroporti o gli intorni urbani nonché delle zone produttive della valle dell'Agno», rischi per la fauna e per la popolazione palpabili in tutto il Veneto ma che nel Vicentino si moltiplicano ancor più «sia per l'elevatissimo numero dei cacciatori» sia per il venir meno di alcune zone di rispetto come quella oggi presente attorno al lago di Fimon e che oggi potrebbe essere ancora più erosa.

Queste sono le preoccupazioni di Zanoni (per il quale «il Vicentino è il più esposto e fragile») e di Cuomo, cui si sono aggiunte quelle di Muraro che ha parlato di un quadro interpretativo preliminare poco congruo in termini di conoscenza della fauna, della flora e degli effetti sugli stessi animali. Sullo sfondo rimane la questione delle questioni. L'Italia è l'unico Paese in Europa in cui la caccia, un tempo prerogativa esclusiva dei nobili e degli assegnatari del beneficio, «è consentita ai cacciatori anche sugli altrui terreni». Da anni le associazioni ambientaliste discutono se sia guanti l'ora di ritentare la strada del referendum abrogativo per la caccia la cui ammissibilità venne respinta nel il 4 febbraio 1987 dalla Corte costituzionale la quale sancì che essendo la materia pertinenza regionale regionali dovrebbero essere i referendum. Si tratta di una impostazione che non convince però tutti i giuristi tra cui il professore Valerio Onida che nell'87 patrocinò la richiesta di ammissione del quesito referendario. Onida dal 22 settembre 2004 al 30 gennaio 2005 peraltro fu anche presidente proprio della Corte costituzionale. Ad ogni modo la materia rimane bollente. I Verdi dal canto loro propio a Vicenza il 25 settembre in campo Marzo alle ore 16,00 daranno vita (lo hanno anticipato oggi sulla pagina Facebook della sezione vicentina) ad un sit-in regionale in cui i temi del piano faunistico assieme ad una serie di problemi correlati saranno affrontati con una serie di comizi pubblici.

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