Vicenza si riprende la scena: apre il Teatro Comunale

Il primo spettacolo dopo il lockdown emoziona. "Oscillazioni" da un racconto di Vitaliano Trevisan con tutti artisti vicentini

Distanziati e con emozione ieri sera gli attori e gli spettatori sono tornati a teatro, dopo i mesi di chiusura e con le precauzioni d’obbligo. Ha debuttato il lavoro di giovani artisti vicentini, su un testo di Vitaliano Trevisan, con un risultato davvero degno del miglior teatro contemporaneo.

E' una pièce frutto della residenza artistica al Comunale di un gruppo talentuoso a marcare questa importante tappa di ritorno alla normalità. Il frutto è un lavoro maturo, che guarda alle performance d’avanguardia ma affonda le radici nel teatro di parola, che ripudia gli effetti speciali. Le luci crepuscolari, una scena scarna, un uomo interpretato con efficacia da Matteo Cremon nel non facile compito di mattatore.

In Oscillazioni il protagonista riflette, scava nel passato, con meticolosità traccia una la linea che ripercorre la sua vita di uomo, di padre che non vuole esserlo, di marito assente, scappato alle proprie responsabilità.

106365260_2602544586629765_5808600785067271418_n-2Matteo Cremon con una recitazione essenziale abita uno spazio ordinato, pulito, che contrasta con il caos che regna nella sua mente. Il lavoro attoriale è di sottrazione per esaltare la qualità del testo e trasmettere allo spettatore l’inquietudine del personaggio.

E’ un edonista che mette in mostra la sua forma fisica, tra i quaranta e i cinquant’anni, in occasione del compleanno del figlio, traccia un bilancio a consuntivo della sua esperienza di marito e padre.  Nega che un rapporto uomo-donna possa essere ancora possibile, a meno che non si tratti di un onesto rapporto “mercenario” come quelli da lui intrattenuti nel corso degli ultimi sette anni, dove, con un movimento del tutto al passo coi tempi, la quantità sostituisce la qualità. 

Le strade vengono rinominate (e qui elenca le vie della prostituzione vicentina: Viale Montevideo, Via Belgrado, Strada delle Mangrovie) a seconda della provenienza delle lavoratrici del sesso. 

E’ un maschio che si ama, che tiene alla forma fisica, anaffettivo, è un viaggio nella sua profondità interiore dove passa in rassegna i rapporti con il mondo femminile. 

E’ una vestizione per il primo appuntamento con la moglie e il figlio dopo sette anni,  un figlio che non ha mai visto, che non voluto, imposto dalla moglie, e causa della rottura tra i due. 

E’ tutto perfetto esteriormente nell’uomo, come grande è la sua inquietudine interiore e porta dei regali al figlio: una pistola, un coltello, un'accetta, sono simboli, armi del delitto, quelle che i figli usano per eliminare i genitori. 

Il finale è aperto, non sapremo mai cosa succederà durante questo desiderato e temuto incontro.

Questo flusso di pensieri viene cristallizzato dai suoni di Andrea Santini, che avvolgono la scena delicatamente, un magma che ci porta in un’atmosfera sospesa.

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“Ho sempre pensato di essere quel tipo di uomo che una mattina si alza, fa colazione, fa una bella doccia, si sbarba, si mette il vestito migliore, pulisce il fucile, scarica il fucile su moglie  e figli e quindi si uccide, non senza prima aver fatto fuori anche il cane.”  Con queste parole Vitaliano Trevisan (presente in sala) descrive il protagonista del suo racconto, e ancora una volta l’autore vicentino si dimostra un grande drammaturgo. 

Una rappresentazione costruita sul testo “Oscillazioni” dello scrittore Vitaliano Trevisan, dell’attore vicentino Matteo Cremon in collaborazione con Valentina Brusaferro (regista), Stefano Piermatteo (progetto scenografico) e Andrea Santini (artista audiovisivo, ricercatore del suono e musicista). I tecnici della Ombre Rosse anche loro al lavoro per la prima volta dopo mesi.

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Ieri sera 30 giugno 2020 ha riaperto il Teatro Comunale di Vicenza dopo  mesi di chiusura, il primo spettacolo dopo l'emergenza coronavirus. Un centinaio gli spettatori distanziati nel Ridotto, ha dato il benvenuto il presidente della Fondazione del Teatro Comunale di Vicenza Roberto Ditri, emozionato fin quasi alla commozione per l'importanza del momento.

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