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Il 25 Marzo si festeggia Dante: il Sommo Poeta e Vicenza

Alcuni riferimenti alla nostra città sono nell'Inferno e nel Paradiso, in Bertoliana si trova il Manoscritto originale della Divina Commedia del 1395

Il 25 marzo è il Dantedì, ovvero la Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri. E' stata istituita dal Ministero della Cultura nel giorno in cui secondo gli studiosi ebbe inizio il mitico viaggio nella Selva Oscura. Il padre della nostra lingua, il Sommo Poeta con la sua opera ha proiettato l'Italia nell'olimpo della letteratura mondiale.
Anche se Vicenza non è propriamente una delle "città di Dante" come Firenze, Verona e Ravenna, sono numerosi i vincoli culturali di personaggi e luoghi che legano la nostra città al Poeta e alla sua opera.

Alcuni riferimenti a Vicenza si trovano nella Commedia nel Canto XV dell'Inferno, che ha come protagonista Brunetto Latini (fu trasmutato d'Arno in Bacchiglione), e nel Canto IX del Paradiso dove Dante incontra Cunizza da Romano che predice una serie di sventure che colpiranno gli abitanti di quei territori (Padova al palude/cangerà l'acqua che Vincenza bagna).

Il figlio di Dante, Pietro, fu giudice a Vicenza tra il 1343 e il 44,  con il ruolo di vicario del podestà bolognese Bernardo di Canaccio Scannabecchi.

Come era uso fare Dante cita il fiume per riferimento alla città e così come l' Arno sta ad indicare Firenze, il Bacchiglione indica Vicenza. Ed è qui che venne inviato dal Papa un vescovo di Firenze colpevole di disdicevole condotta, così è nata l'espressione " Saltar d'Arno in Bacchiglione".

Vincentini e Padovani si contesero le acque del Bacchiglione che subì per questo varie deviazioni. 

Ed ancora nel Paradiso, canto  IX:

ma tosto fia che Padova al palude
cangerà l’acqua che Vincenza bagna,
per essere al dover le genti crude;

I versi alludono sicuramente alla sconfitta subìta dai Guelfi di Padova  ad opera dei Ghibellini di Vicenza, aiutati da Cangrande Della Scala: essi cambieranno l'acqua del Bacchiglione arrossandola col proprio sangue (altri interpretano il passo come allusione al fatto che i Vicentini deviarono le acque del fiume come azione di guerra contro i Padovani). 

Gli studiosi, tra i quali Fedele Lampertico, ritengono che la sanguinosa battaglia avvenne nelle zona di Longare, seppur la data certa della battaglia cui si fa riferimento è dibattuta.

Dante è presente anche nel patrimonio dei Musei Civici e della Biblioteca, come il Manoscritto originale della Divina Commedia conservato in Biblioteca Bertoliana, realizzato nel 1395 a Verona da un amanuense che si firma Bevilacqua, il dipinto "Dante in esilio" di Domenico Peterlin, donato nel 1865 alla Civica Pinacoteca da alcuni cittadini in occasione delle celebrazioni per i 600 anni della nascita di Dante, e il busto di Dante Alighieri inaugurato nel Museo Civico di Vicenza il 24 maggio 1865 e ora conservato a Palazzo San Giacomo.

Dante è stato ed è Poeta molto amato e studiato a Vicenza, come testimoniano le opere di illustri vicentini come Francesco Trissino al quale si deve la stampa della Divina Commedia illustrata dal nobil conte Francesco Trissino, nel 1857, e come Giangiorgio Trissino che riscoprì, tradusse e pubblicò nel 1529 il De vulgari eloquentia, dandone un'interessante interpretazione in riferimento all'uso del volgare. E ancora, Giacomo Zanella durante il suo incarico di direttore del Regio Liceo di Vicenza (ora Liceo Pigafetta) pubblicò un suo primo scritto su Dante (Di due luoghi di Dante sulla passione e lo stile poetico) che raccoglie riflessioni tratte da interventi all'Accademia Olimpica; Sebastiano Rumor scrisse un saggio, Il culto di Dante a Vicenza, nel quale viene presentata la fortuna di Dante a Vicenza.

Tra i tanti vicentini appassionati del poeta fiorentino, c'è un ammiratore speciale: è Vladimiro Riva, consigliere delegato del consorzio di promozione turistica, Vicenza è. La sua è proprio una passione genuina per Dante, che risale ai giorni della scuola quando il professor Giuseppe Mori gli spiegava la Commedia. 

La notte del 7 aprile dell’anno 1300, nella Settimana Santa, il sommo poeta Dante Alighieri inizia il viaggio nei tre regni ultraterreni di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Al ritorno dall’oltretomba descrive, come in un reportage giornalistico, le impressioni provate nell’ascesa che, dagli abissi della terra, lo porta all’empireo. Sono passati più di sette secoli dalla scrittura della Divina Commedia, ma la poesia di Dante è sempre viva e moderna e “sovra quella degli altri poeti come aquila vola”. 

Vita di Dante Alighieri

Dante Alighieri nasce nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà fiorentina. La madre Bella morì giovane. La sua figura femminile di riferimento fu Beatrice, anche lei morì giovanissima, Dante le rimarrà legato da un amore profondo e sublimato per sempre.
Dante si dedica anche alla politica, è un moderato, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino), sostenitore dell’autonomia della città, che deve essere libera dalle ingerenze del potere del papa, questo non lo rende ben visto dalla chiesa e deve fuggire dalla sua Firenze, dove non tornerà più. Furono tanti i dispiaceri nel suo peregrinare e questo fu da spimolo alla suo opera letteraria. Ripensa alla politica come: corruzione, egoismo civile e morale.
Viaggia nel nord e centro Italia, va ospite in varie corti: Forlì, Verona da Can Grande della Scala, Ravenna dove muore a Ravenna nel 1321.

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