Economia

«Basta consociativismo tra sindacati padronali e imprese: beffa per i lavoratori»

L'accusa parte dalla sigla di base Usb, che ai primi di febbraio aveva protestato sotto la Cgil berica: nel mirino anche il mancato rinnovo dei rappresentanti aziendali «ordito con la scusa del coronavirus» anche da «Cisl, Uil e Fiadel»

I sindacalisti della Usb protestano sotto la sede della Cgil berica contro la triplice (archivio Usb Veneto)

Il primo giorno di febbraio (nel riquadro) il sindacato di base Usb aveva manifestato «in modo molto colorito» sotto la sede della Cgil. Il motivo? Usb contesta con durezza la scelta dei pesi massimi del sindacato nel settore ambiente, ossia la stessa Cgil in una con Cisl, Uil e Fidael (quest'ultima era aveva precisato la sua posizione il 25 gennaio 2021), di rinviare le elezioni dei rappresentanti di base nelle ditte di settore. Le quattro sigle avevano replicato con fermezza con una nota congiunta diramata all'inizio del mese. Tuttavia l'Usb non arretra un millimetro tanto che Luc Thibault, responsabile per il Vicentino di Usb-settore privato, definisce «preoccupante e lesiva della autonomia dei lavoratori» la condotta dei quattro sindacati.

Dunque Thibault, il primo febbraio Usb, il vostro sindacato, ha manifestato vistosamente sotto la sede della Cgil come mai?
«Abbiamo deciso di protestare tanto vibratamente in primis contro Cgil, Cisl, Uil e Fiadel perché questi tre sindacati principalmente, ma anche Fidael non scherza d'accordo con i datori di lavoro hanno deciso di rinviare a causa della emergenza coronavirus le elezioni dei nuovi rappresentanti aziendali gli Rsu. I quali sono ora decaduti per scadenza dei termini».

E quindi?
«E quindi adesso solo le delegazioni provinciali avranno titolo a trattare con le imprese, che spesso adottano nei confronti dei lavoratori politiche di scarso rispetto verso le maestranze che sono sfruttate e sottoposte a obblighi e turni spesso massacranti, il 17 febbraio per esempio un operatore in forza alla società della nettezza urbana di Napoli, la Asia. Nel 2017 oltre diecimila lavoratori sono stati colpiti da un incidente e più di cinquecento hanno patito una malattia professionale».

Che cos'altro vi ha spinto a manifestare con tanta rabbia?
«Siamo incazzati neri. Abbiamo voluto anche manifestare per i morti della strage di Viareggio e contro la vergognosa sentenza: il numero uno del Gruppo Fs dell'epoca era Mauro Moretti che fu membro della segreteria nazionale della Federazione Italiana Lavoratori Trasporti-Cgil dal'86 al '90. Che strano, tutti i responsabili l'hanno passata liscia... Vicenda che si è ripetuta anche per i morti per amianto nell'affaire Breda-Ansaldo, dove di nuovo la giustizia ha scagionato tutti i dirigenti». 

Più nel dettaglio che cosa è successo con la vicenda delle Rsu?
«A metà dicembre con un colpo di mano Cgil, Cisl, Uil e Fiadel hanno firmato un accordo con le associazioni datoriali per rinviare il rinnovo delle Rsu a giugno 2021, causa Covid-19. Il che, lo ribadisco per l'ennesima volta, ha provocato il passaggio della esclusiva titolarità negoziale dai rappresentanti eletti dai lavoratori alle segreterie territoriali dei sindacati padronali».

Sì, ma perché siete così arrabbiati?
«Perché si tratta di uno schiaffo alla libertà dei lavoratori di scegliere i loro  rappresentanti; si tratta di un atto arrogante che trova il suo culmine nell'appropriazione indebita anche dei permessi sindacali delle stesse Rsu. Questa ingiustizia ha preso corpo oggi nel settore delle multiservizio. Quale sarà il prossimo settore? Vogliamo ricordare che il governo capitanato dall'ex premier Giuseppe Conte aveva creato un comitato aziendale sulla gestione dell'emergenza Covid cui partecipavano le sigle sindacali e che avrebbe dovuto beneficiare della necessaria condivisione con i sindacalisti sia delle Rsu sia dell'organismo sindacale interno per la sicurezza ossia l'Rls. Il tutto era stato pensato nell'ottica di una gestione dei temi della tutela della salute nonché della sicurezza sul lavoro. Adesso che non ci sono più le Rsu che succederà? Ricordo a tutti che sono i lavoratori che conoscono meglio i problemi critici nelle aziende, non i sindacalisti burocrati che vengono ogni tanto per le trattative».

Va bene Thibault, ma la pandemia non è stata una causa di forza maggiore?
«Un corno. Questa è la manfrina con cui certi personaggi della triplice si nascondono dietro una foglia di fico ormai putrescente».

Che cosa si sarebbe dovuto fare allora?
«Semplicissimo. Sarebbe bastato prorogare il mandato delle Rsu esistenti com'è sempre stato fatto diamine. Purtroppo invece qualcuno ha deciso di giocare sporco e ha ordito questa trama».

Che cosa c'è sotto?
«Ma è chiaro, la arrendevolezza di Cgil, Cisl e Uil, ma anche di Fiadel, verso certi datori di lavoro sta dando fastidio a molti lavoratori che abbandonano la triplice per iscriversi ai sindacati di base. È evidente che con questo mezzuccio da quattro soldi qualcuno ha cercato di tamponare questa falla che riguarda la rappresentatività della triplice che è messa in discussione dagli stessi lavoratori che cominciano ad averne le tasche piene».

Secondo voi in circostanze come queste chi subisce di più?
«Ovviamente il prezzo di questo maledetto sistema concertativo lo pagano i lavoratori. Per assicurarsi i privilegi e le concessioni dei padroni, i sindacati di comodo devono firmare accordi ma soprattutto contratti che abbattano il costo del lavoro, attraverso l'introduzione di livelli sempre più bassi. Poi ci sono l'aumento dell'orario di lavoro a parità di salario, la riduzione delle maggiorazioni su straordinario, l'azzeramento delle indennità, la penalizzazione della malattia, la precarizzazione tout-court del lavoro nella giungla degli appalti. Basta vedere il contratto del commercio o quello dei metalmeccanici, una vergogna: roba lurida, roba da mal di stomaco, una vergogna».

E poi?
«Poi c'è un'altra porcheria».

Quale?
«Eventuali incrementi salariali vengono versati obbligatoriamente nei fondi integrativi a beneficio delle assicurazioni e della sanità privata. Per accedere al cerchio magico di Confindustria e ai salotti buoni, i sindacati di comodo devono anche garantire la pace sociale attraverso la sospensione dei diritti sindacali e della democrazia nei luoghi di lavoro. Questa è la amara e oscura verità».

Con quali ripercussioni, per esempio, nel settore ambiente?
«Nel settore igiene ambientale i lavoratori oltre a lavorare di più col nuovo contratto sono de facto costretti ad aderire ad un fondo sanità Fasda, in cui sindacati e padroni sono insieme a dividere la grande torta. Una galassia golosa in cui guarda a caso troviamo Massimo Cenciotti della FP-Cgil come vice presidente, Stefano Ovani della FP-Cgil, Angelo Curcio della Fit Cisl, Roberto Napoleoni della Uil Trasporti, Maurizio Giacomo Venuto della Fiadel, Vittorio D'Albero della Fiadel».

Come la definite voi questa cosa?
«Un conflitto di interessi di proporzioni colossali. Ma ci rendiamo conto? Il sindacato è controparte nelle vertenze contrattuali. In qualche modo le organizzazioni datoriali sono i nostri avversari. Bene, gli stessi avversari però seggono nel board del fondo pensioni assieme ai sindacalisti. E così il contraddittorio duro, cattivo, quello che meglio tutela i lavoratori va così a farsi fottere. Tuttavia il settore dei fondi pensione o salute, non si limita al solo comparto igiene ambientale».

E sul piano morale come definireste questo stato di cose?
«Un incesto».

Il vostro giudizio al riguardo è molto duro. Ma si tratta di un giudizio che si limita solo al comparto ambientale?
«No. Cose del genere avvengono in tanti altri settori. La torta è una torta milionaria. Quando tu metti alcuni uomini chiave del sindacato nei consigli di gestione di questi fondi la rappresentatività dei lavoratori evapora come il cognac mentre si prepara un budino flambé».

La vostra critica è davvero radicale, ma su quali basi?
«C'è poco da dire. In questo malnato solco la rappresentatività finisce per essere comperata tanto al kilo al mercato delle tessere: mentre le rappresentanze elette dai lavoratori sono ostaggio delle segreterie nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Fiadel. Le quali decidono di fatto con le con le aziende quando i lavoratori possono parlare e quando chi li rappresenta può essere licenziato. Un bello schifo: una gloriosa parabola dopo le lotte degli anni '60 e '70».

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha dichiarato che il neo-premier Mario Draghi è persona autorevole e che potrà essere utile al Paese. Vi risulta?
«Sì è vero Landini ha proprio detto così. Tuttavia noi sappiamo che cosa ha già fatto Draghi nel passato. E sappiamo che cosa farà a breve. Per i diritti dei lavoratori ci aspettano tempi bui. E soprattutto sappiamo che cosa hanno fatto ai lavoratori personaggi come i neo-ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. In Costituzione c'è scritto che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Epperò ciò che sulla carta costituzionale si considera un diritto, per troppi, oggi è un diritto che deve essere messo alla fame. Morire o restare mutilati sul lavoro è una ingiustizia abominevole. Mentre troppi vermi considerano la cosa un prezzo equo da pagare per produrre profitto».

Che cosa dite al riguardo?
«Potremmo andare avanti così per ore per denunciare questo regime marcio. Stato, padroni e sindacati padronali fanno di tutto per impedire una esplosione del dissenso sociale. Ma a lorsignori dico una cosa. Le leggi della fisica esistono a prescindere. Quando si tira troppo la corda alla fine questa si rompe tutta d'un botto. E a qual punto le conseguenze sono sempre nefaste».

Sempre?
«Sempre. Per questo noi diciamo basta con il consociativismo tra grandi sindacati padronali e imprese: è una beffa per i lavoratori».

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